Due libri di Leonardo Lodato per raccontare la musica di ieri e di oggi

Ristampato "Cielo, la mia musica!" e uscito "Pensiero Viola": gli ultimi due veloci volumi del giornalista musicale siciliano sono arrivati quasi contemporaneamente nei bookshop.

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Leonardo Lodato

Ho scritto per il quotidiano di Catania, La Sicilia, per una ventina d’anni. Poi è bastato l’arrivo di un caposervizio che non ama le mostre, specie quelle fuori dall’isola, di un nuovo caporedattore che, appassionato del Festival di Sanremo, aveva necessità di un collaboratore che andasse anche in riviera, della figlia di un redattore trasferita a Milano, e i vent’anni sono stati dimenticati in un amen. Cose che succedono ai collaboratori in tutte, o quasi, le redazioni d’Italia.
In tutto quel tempo ho conosciuto, tra gli altri, un giovane redattore, ancora in prova all’inizio, poi assunto fisso e infine, da qualche stagione, diventato caposervizio alla cultura e agli spettacoli. Una persona retta, che dovette dirmi “ubi maior minor cessat” quando mi comunicò che i miei pezzi non erano più utili, ormai diversi anni fa. Si chiama Leonardo Lodato, e, oltre a curare le pagine del giornale siciliano, scrive libri dedicati all’universo musicale che è il suo pane quotidiano, cui fa da companatico la passione per la subacquea.
Due sono i suoi lavori più recenti. Cielo, la mia musica!, che, dopo una prima tiratura di assaggio, è giunto oggi alla seconda edizione, e l’ultimo Pensiero Viola, scritto a quattro mani con la cantautrice Viola Nocenzi. Entrambi editi da Compagnia Nuove Indye.
Il primo è la raccolta di 12 chiacchierate – «non sono delle interviste “classiche” ma delle vere e proprie chiacchierate nate davanti a un bicchiere di vino: gli artisti si raccontano intimamente, svelando molto di sé, come in un’intervista canonica per promuovere un nuovo lavoro non avrebbero fatto», dice Lodato – con altrettanti artisti siciliani. Così Bob Salmieri, il fondatore dei Milagro Acustico e dell’Erodoto Project, ottimi esempi di world music mediterranea, dice che «la bellezza dell’arte sta nell’utilità sociale che genera: ci mette tutti sullo stesso piano e diffonde i suoi benefici a chi ha il cuore di recepirli»; il crooner e pittore Andrea Canteri che «la musica è tutto lo spettro delle percezioni che può sentire un essere umano»; ancora la cantante dei Babil On Suite e deejay Caterina Anastasi vorrebbe che «la speranza e il cambiamento fossero sempre dietro l’angolo».
E di seguito raccontano momenti particolari del loro rapporto con la musica la Compagnia d’Encelado Superbo, Lello Analfino dei Tinturia, la cantautrice Marian Trapassi, la giovane Roberta Finocchiaro e i più noti Giuseppina Torre (la pianista e compositrice racconta come le sue cicatrici, le sue spine «sono diventate le mie opportunità»), Mario Venuti (l’ex Denovo dice che le cose interessanti vengono fuori quando «non si cerca tanto di essere sé stessi quanto di cambiare identità»), Rosalba Bentivoglio (sulla pagina compositiva della jazzista e pittrice «si compie la conoscenza, si rinnova il conflitto tra Eros e Tanatos») e Paolo Buonvino (il compositore di colonne sonore afferma che mentre scrive musica gli «sembra di volare, lo provo fisicamente»).
Ne esce un discorso incredibilmente unitario, quasi che la sicilianità dei protagonisti, così come dell’autore, sviluppi idee che si intrecciano tra le diverse personalità ma che, a un lettore attento, appaiono quasi correlate e in grado di rilanciarsi l’una con l’altra per esprimere un’identità culturale fiera e ricca.
Allo stesso modo il secondo libro approfondisce questa maniera di raccontare, facendosi una sorta di epistolario – e contiene anche numerosi whatsapp – a quattro mani con Viola Nocenzi, figlia di Vittorio e nipote di Gianni, entrambi protagonisti della stagione più gloriosa del progressive italiano con il Banco del Mutuo Soccorso. Pensiero Viola vede la giovane romana portare tutte le sue esperienze e le sue vicinanze con personaggi importanti quali Morricone e Battiato, Renato Zero e Piovani, Agricantus e Finardi, per sviluppare brevi discorsi su buona parte dello scibile musicale.
A lei fa da contraltare Lodato, più malleabile e colto, più disponibile e suggeritore, per incanalare analisi interessanti e non corrive sull’essenza della musica così come sui Beatles, sul prog-rock, sui tatuaggi, su Battiato e sul cd di debutto eponimo di lei, su momenti di attualità e su Alda Merini, sul Banco e su tanto altro ancora. Citando mille canzoni, in un continuo e caleidoscopico avvicendarsi di impressioni che durano l’espace d’un matin ma non di rado sanno colpire a fondo.

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Che dire? Basta citare la cura di oltre 250 cd compilation di new age, jazz, world e quant’altro? Bastano una ventina d’anni di direzione artistica dell’Etnofestival di San Marino? Bastano i dieci come direttore responsabile di Jazz Magazine, Acid Jazz, New Age Music & New Sounds, Etnica & World Music? Oppure, e magari meglio, è sufficiente informare che sono simpatico, tollerante, intelligente... Con quella punta di modestia, che non guasta mai.

1 COMMENTO

  1. Carissimo Raffaello, leggo questa tua recensione dei miei due libri e faccio un tuffo con doppio carpiato agli inizi della mia carriera in questa redazione. Sei come ti ricordo, affettuosissimo e professionalmente ineccepibile.
    Grazie,
    L.

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