Folcast: “Tempisticamente” e le mie domande sulla vita

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È uscito ieri, 14 gennaio, il secondo album di Folcast: Tempisticamente. Il podio di Sanremo giovani per questo giovanissimo cantautore romano è servito da trampolino di lancio nonostante sia arrivato in un periodo e in un anno non particolarmente facile per la musica.

Un tour alle spalle, un nuovo album e prossimi appuntamenti live previsti per la primavera. Il disco è fresco ma anche molto profondo: Daniele Folcarelli (il suo nome di battesimo) lo ha fatto diventare un flusso di coscienza in musica, in cui si interroga sulla vita, sulle scelte, su qualcosa di più grande di lui. Si parla d’amore, si, ma non solo. E – tra un punto interrogativo e l’altro – questo artista mai banale prova anche a darsi delle risposte speranzose.

Tra le collaborazioni nell’album anche Rodrigo d’Erasmo, Roy Paci e Davide Shorty (anche lui nel trio di vincitori di Sanremo giovani). Abbiamo intervistato Folcast per farci raccontare qualcosa di più su Tempisticamente.

Dal podio di Sanremo giovani a un nuovo album. Come è stato l’anno di Daniele e quanto è cresciuto Daniele?

Il bilancio è più che positivo. Tra Sanremo – che è stata un’esperienza gigante – e l’album ci sono state tante altre cose di mezzo, molto soddisfacenti. C’è stato il primo maggio un’esperienza bella e importante che desideravo fare da tempo; c’è stato un tour estivo sebbene farlo era abbastanza insperato. Invece siamo riusciti a portarlo a casa e, per me, in maniera eccellente perché è tutto girato bene. Quello che sto facendo mi rende orgoglioso e felice. 

Partiamo dal titolo dell’album che è anche il titolo di uno dei brani: perché Tempisticamente?

Il concetto di tempo, forse anche banalmente, ma mi manda un po’ ai pazzi. Capire com’è, cos’è, se è o no lineare. Chissà cosa c’è, se abbiamo più vite parallele e quante ne stiamo vivendo o ne abbiamo vissute. Di cose del genere ne parlano persone, film, cinema, serie Tv e scienziati, certamente meglio di me, ma anche io ho provato un po’ a estrapolare il concetto in sé. A parlare anche del tempismo con cui faccio le cose. Per me ogni cosa ha il suo tempo ed è importante rendercene conto, è necessario che ognuno agisca seguendo il proprio tempo, senza mettersi fretta. Ma, allo stesso modo, se hai un obiettivo, non c’è mai un momento sbagliato per iniziare a perseguirlo. “Adesso” è sempre il momento giusto per gli inizi.

Questo disco, hai detto, è cresciuto grazie a un seme che hai piantato. È un po’ come se fosse un elemento naturale. Ci spieghi cosa significa?

È una cosa che è cresciuta e cambiata con me. Io ho lanciato il mio seme per chi vorrà accoglierlo nel proprio giardino e per tutti quei semi che vorranno crescere insieme al mio. Poi, il riferimento alla natura voleva anche legarsi proprio ai tempi fisici di crescita, al fatto che fare un disco non è immediato, dietro c’è tanto lavoro e, credo, sia giusto dargli l’ascolto che merita. Ritorna il discorso sul tempo che facevo poco fa: le cose possono crescere oppure no – oerché potrebbe anche essere che questo lavoro non riesca a trovare spazio nelle orecchie e nella coscienza delle persone – ma mi piacerebbe che ne avesse almeno l’opportunità. Vorrei che gli si dedicasse comunque un po’ di tempo. Non penso che l’album abbia canzoni assolutamente difficili, ma non è neppure così immediato. Ha bisogno di farsi capire.

Nell’album ci sono delle importanti collaborazioni, com’è stato lavorare con Roy Paci, Rodrigo d’Erasmo e Davide Shorty (che era un tuo competitor – collega a Sanremo Giovani) e in cosa queste collaborazioni si sono differenziate l’una dall’altra?

Sono ovviamente artisti molto diversi tra loro ma sono collegati da un’umanità che li rende vicini. Si conoscono e condividono visioni simili del modo di fare musica, ma hanno anche delle peculiarità uniche e ognuno di loro mi ha dato qualcosa. Rodrigo l’ho conosciuto a Sanremo per gli archi di Scopriti ed è stato contento di firmare questo feat. nella versione alternativa della canzone. Per me rifare un pezzo, quel pezzo, con lui è stato emozionante. Roy Paci fa quello che fa a mood suo da una vita, se ne frega e credo che per questa ragione riesca ad avere un seguito così forte. Ha una personalità eccezionale. Davide è “dritto”, è uno che lotta affinchè in Italia arrivi uno stile che potremmo definire geograficamente distante dal mondo musicale a cui siamo abituati. Tutti e tre danno delle cose in più alla musica italiana e poter collaborare con ognuno di loro è stato per me gratificante e importante. E mi riempie di gioia sapere che se hanno lavorato con me è perché la stima è reciproca, anche loro hanno sentito che la direzione in cui andavamo era la stessa. Non c’è stato niente di studiato a tavolino e non abbiamo pensato ai numeri, solo a voler fare musica insieme per il gusto di farlo.

Ci sono diversi pezzi che parlano, in fondo, d’amore quindi di storie specifiche e particolari. Invece c’è un brano Emisfero che guarda al futuro e ha anche un respiro universale e dei tratti sociali. È voluto chiudere il disco proprio con questa canzone?

Si, è per lasciarsi con un messaggio di speranza. Scrivere delle canzoni in cui ritrovare la speranza mi viene abbastanza naturale, lo faccio sempre,  ma in questo pezzo forse è più evidente. È un brano diretto che si discosta un po’ come tematiche e come sound dalle altre. Insieme a Tempisticamente è una sorta di manifesto. A volte non ci accorgiamo che questa parte dell’emisfero – che per me esiste solo da un punto di vista geografico – è quella fortunata. Dovremmo avere un rispetto maggiore per la fortuna che abbiamo avuto. Siamo di passaggio ma ognuno di noi, inevitabilmente, lascia una traccia e dovremmo provare a farlo nella maniera più “pulita” possibile e provare a lasciare il mondo come un posto migliore rispetto a quello che abbiamo trovato.

l tuo tour primaverile sarà nei club, luoghi che spesso vengono dimenticati dalla tua generazione… 

Come dimensione, spazi e per quello che è il progetto che porterò in giro è stata una scelta consapevole e voluta. Fatta, ovviamente, insieme a chi lavora con me e si occupa dei live. Credo sia il posto adatto per questo disco. Ma credo anche che i club sono stati gli spazi maggiormente messi da parte da decreti e sostegni, rispetto ad altri luoghi. Ed è un peccato. Perché sono posti che hanno fatto tanto per la cultura e per l’economia italiana. Chi gestisce un club crede nella cultura, non potrebbe fare altrimenti, e non sempre ha un ritorno adeguato. Sarebbe importante darlgi più risalto.

 Sanremo è un palco particolare da cui cominciare, pensi già a un ritorno?

Non escludo nulla, è un bel palco e i giorni in cui sono stato lì sono stati fantastici, non posso negarlo. Mi piacerebbe tornarci, certo, ne sarei felice, ma non lo farò finche non avrò il pezzo adatto. Non ho intenzione di fare nulla di diverso dal mio modo di scrivere e preconfezionare un brano solo per andare lì: voglio portare qualcosa di bello e forte ma che sia mio. Come lo è stato Scopriti: ne sono ancora convinto e non mi annoia suonarlo e cantarlo.

Da aprile 2022, Folcast presenterà il nuovo disco dal vivo con il “Live Club Tour” nei principali club italiani. Queste le prime date:

  • 01 aprile, Smav – SANTA MARIA A VICO (CE)
  • 02 aprile, Mercato Nuovo – TARANTO
  • 14 aprile, Locomotiv – BOLOGNA
  • 15 aprile, New Age – RONCADE (TV)
  • 16 aprile, Spazio 211 – TORINO
  • 27 aprile, Magnolia – MILANO
  • 28 aprile, Dejavu – SANT’EGIDIO DELLA VIBRATA (TE)
  • 29 aprile, Largo Venue – ROMA
  • 30 aprile, Sala Vanni – FIRENZE

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