Dal 27 gennaio, Giorno della Memoria, arriverà nelle sale italiane Il senso di Hitler, film diretto da Petra Epperleine e Michael Tucker, distribuito da Wanted Cinema.
Il documentario si propone come un’indagine originale sull’influenza che Adolf Hitler continua ad esercitare ancora oggi sulla società contemporanea. Il film inizia a New York nel 2017 e lo spunto di riflessione iniziale è rappresentato dal libro The Meaning of Hitler, scritto nel 1978 da Sebastian Haffner e mai pubblicato in Italia.
Gran parte del lavoro tenta di rispondere alla domanda: Hitler continuerà ad essere sempre più influente per le nuove generazioni? Si passa da Donald Trump alla Polonia dei nostri giorni, nella consapevolezza che stiamo vivendo tempi in cui il concetto stesso di verità è messo in discussione.

Girato in nove Paesi, il docu-film ripercorre i movimenti di Hitler, la sua ascesa al potere e le scene dei suoi crimini dal punto di vista di storici e scrittori che esaminano l’impatto che ha avuto e che continua ad avere oggi l’ideologia violenta di Hitler sulla società. Il documentario, analizzando diversi aspetti, esplora i vari modi in cui la tossicità di Hitler ha continuato a diffondersi dopo la sua morte attraverso le pagine di storia, i social media, il cinema, l’arte e la politica contemporanea.
Il film è impreziosito da interviste e testimonianze tra cui quelle della scrittrice Deborah Lipstadt (si ricorda anche la vicenda giudiziaria che l’ha vista contrapposta allo storico negazionista David Irving), dello storico britannico Sir Richard J. Evans, dell’autore di romanzi sull’Olocausto Martin Amis, dello storico israeliano Saul Friedlander, dello storico e studioso dell’Olocausto Yehuda Bauer e degli attivisti e “cacciatori nazisti” Beate e Serge Klarsfeld.
Tra “fiction” e documentari la produzione su Hitler è sterminata. Questo film ha il merito di abbandonare la tradizionale narrazione (certo necessaria, ma anche usurata proprio dalla mole di lavori già prodotti) per aprire una prospettiva diversa, che vede coinfluere nell’ora e mezza del documentario la storia e la contemporaneità, in un connubbio per certi versi inscindibile, ma spesso non considerato a sufficienza. Il monito, in fondo, lo si ascolta nel finale: le idee naziste sono state messe in pratica da persone assolutamente normali. Interrogarsi su cosa rappresenti Hitler oggi, nel 2022, forse può essere utile anche ad evitare che “persone normali” possano mettere in pratica idee che normali non sono.
Il trailer:







































