Davide Zilli – Inconscio su ritmo elettroswing

Intervista al cantautore: il nuovo album Psicanaliswing e il concerto al Blue Note

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Jannacci, Conte, Vecchioni… Da noi i cantautori che bazzicano anche un altro mestiere hanno una certa tradizione. E spesso non si tratta di un “piano B”. Della stirpe fa parte a pieno titolo Davide Zilli, 44 anni, piacentino, studi di conservatorio a Milano, dove si è diplomato in pianoforte classico per virare poi sul jazz, e laurea in lettere messa a frutto nella carriera di insegnante.  La esercita ogni mattina in quel di Parma – dove vive con la moglie attrice di teatro ragazzi e il figlio di tre anni –, sfidando il sonno quando è tempo di concerti.
Quello di domani, in programma sul palco del Blue Note, coincide con il debutto di Psicanaliswing, il suo terzo album appena pubblicato con l’etichetta Cosmica di Daniele “Bengi” Benati, la produzione di Riccardo di Paola e tre feauturing molto particolari. Un’uscita che segue di poco la consacrazione della sua bella versione del celebre brano di Cochi & Renato – Jannacci E la vita, la vita nella colonna sonora del film Mollo tutto e apro un chiringuito.


«Per il nuovo disco ho cooptato Paolo Rossi, che presta la sua la voce al brano L’amico ricco, le Sorelle Marinetti, coriste nella title track, che parla di inconscio su un ritmo elettroswing, e l’orchestra di Mirko Casadei ne Il complottista, che contamina liscio e sonorità jazzate».
Come sono nate queste collaborazioni?
«Le prime due durante le mie assidue frequentazioni dell’ambiente milanese. Con Mirko, conosciuto un paio d’anni fa nel backstage di Telethon, dove suonavo ospite di Paolo Belli, interprete di una mia canzone, è nata poi una bella amicizia sulla scia del nostro asse emiliano-romagnolo…».
Come riesci a conciliare il profilo di pianista-cantautore, premiato da manifestazioni come Musicultura, con il ruolo di insegnante?
«Amo entrambe le mie attività, che hanno molti più punti in comune di quanto si possa immaginare. A scuola sei comunque davanti a un pubblico, sempre molto esigente. Da prof ho imparato cose che mi sono servite sul palco, e viceversa. E ho imparato a mettere in comunicazione i due ambiti».
Come?
«Ad esempio componendo canzoncine ad hoc per spiegare in musica i poeti ai miei ragazzi: faccio la parodia dei generi che più ascoltano e su cui non mancano di aggiornarmi: il rap, l’hip hop, la musica elettronica. Ho iniziato un po’ per gioco, caricando su YouTube i primi ‘lyric video’ dedicati a Dante e Ungaretti. Un esperimento personale che mi sta dando qualche soddisfazione nel mio lavoro diurno».
Della scena musicale contemporanea cosa apprezzi?
«Ho finito per ascoltare davvero il rap, uno come Salmo mi piace molto. A livello internazionale, seguo l’evoluzione di Stromae e dei Twenty One Pilots».
Quali artisti riconosci invece come tua fonte di ispirazione?
«Al primo posto metto l’incontro ideale con la musica di Enzo Jannacci. Spesso mi hanno anche accostato a lui, indegnamente, per questi miei brani un po’ obliqui, strambi, in cui canto storie minime di gente con problemi di varia entità. Amo molto anche Randy Newman ed Elvis Costello, per l’orecchiabilità non priva di una certa ricerca nell’ambito della canzone pop».
Una tua passione extramusicale?
«Mi piace stare il più possibile in movimento, passeggiare, andare in bici: le mie idee migliori nascono così. E mi diletto a fare recensioni dei film che ho visto, ipotizzando di essere un critico cinematografico in una vita parallela».
Sogni post-pandemia?
«Mi piacerebbe fare un nuovo viaggio in Giappone: il primo, qualche tempo fa, mi ha cambiato la vita per l’incontro con un modo totalmente diverso di guardare alla vita e alle cose che davvero contano. E forse, prima o poi, scriverò un libro sulla scuola».

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