Fabrizio Moro: «Sei tu è stata una canzone difficile da scrivere e da cantare»

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© Matteo Rasero/LaPresse

Nonostante sia alla settima partecipazione al Festival di Sanremo, Fabrizio Moro vive sempre quest’esperienza con molta tensione: «Ho deciso di partecipare al Festival alla fine di quest’estate, non ero sicuro perché ogni volta che vengo qui c’è tanta pressione e più vado avanti e meno la sopporto. Poi ho fatto ascoltare il pezzo ad Amadeus e ci siamo convinti a vicenda. Diciamo che lo faccio anche per dare più visibilità a entrambi i miei progetti, l’album e il film su cui ho lavorato in questi due anni perché Sanremo è un gran riflettore».

Il brano sanremese, Sei tu fa parte della colonna sonora di Ghiaccio, opera prima di Moro alla regia che racconta la storia di un pugile, in uscita il 7 febbraio: «Era un sacco di tempo che volevo scrivere una colonna sonora per un film e non me l’hanno mai fatto fare. Alla fine mi sono scritto il film da solo. – ha raccontato – Io di solito traggo ispirazione dai live, e non averlo potuto fare in questi due anni mi ha mandato un po’ in crisi, quindi ho scritto la sceneggiatura del film e da lì ho preso l’ispirazione».

In occasione della partecipazione a Sanremo, infatti, è uscita la prima parte del nuovo progetto discografico La mia voce che si completerà ad ottobre. Un disco intenso e forse un po’ diverso dai precedenti, il racconto di un amore puro e sincero da un punto di vista nuovo, ma sempre con la profondità che Fabrizio sa donare alle sue parole. Anche la dedica d’amore che Fabrizio ha scelto di portare sul palco usa un linguaggio diverso, che ha colpito molto i suoi fan: «È stata una canzone difficile da scrivere e da cantare, perché io ho sempre avuto difficoltà a tirar fuori i miei sentimenti, non sono mai stato capace di dire “ti amo”. Adesso il mio rapporto con l’amore è cambiato in modo radicale, ho fatto pace con i miei limiti e mi sono esposto come mai prima, sono orgoglioso di questo».

Un disco che, al di là della pellicola, è bello da immaginare live, perché dentro ci sono pezzi, come la title track, La mia voce, estremamente potenti, che in un certo senso chiedono di essere suonati con un sistema di amplificazione davanti a un gran pubblico: «È un periodo strano, non sappiamo ancora quando saremo liberi da questo periodo, però il fatto di partecipare al Festival, avere un pubblico davanti è davvero importante, perché è un segnale di ripartenza. Non so se potrò suonare in estate, lo spero, stiamo aspettando di vedere cosa dicono i decreti» 

Nella classifica del festival, Fabrizio è attualmente ottavo, dopo il voto di tutte le giurie – sala stampa, televoto e demoscopica – ma non sembra dare troppo peso a questo risultato: «Evito sempre di avere aspettative sulla classifica perché sappiamo tutti che questa è una macchina che a un certo punto incastra i suoi ingranaggi un po’ a caso. Se entro nel loop della classifica divento matto. Sono contento di essere arrivato terzo al televoto perché io faccio quello che faccio per il pubblico e sapere che la mia musica arriva forte e chiara e riescono ad emozionarsi mi fa piacere».

Nella serata delle cover, Moro eseguirà Uomini soli dei Pooh, una scelta coraggiosa, visto anche che ha deciso di lasciarla esattamente com’è: «È una canzone che suonavo spesso ai matrimoni quando ero più giovane, speriamo che venga bene se no faccio una figuraccia!»

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