Giovanni Truppi: a Sanremo canto la formula perfetta per una relazione duratura, tra Amore e tanto impegno

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Uno degli outsider del Festival di Sanremo 2022 è Giovanni Truppi: classe 1981, napoletano di origine ma trapiantato a Bologna. Di mestiere: cantautore. Forse gran parte del pubblico sanremese lo riconoscerà in futuro per essere stato l’uomo delle canottiere all’Ariston, chi lo segue da tanto – invece – sa che si tratta di una penna arguta e particolare e di un musicista di talento che ha alle spalle 10 anni di carriera.

Un percorso che proprio ieri, 4 febbraio, è stato celebrato con l’uscita di Tutto l’Universo, una raccolta dei suoi brani più significativi a cui viene aggiunto quello sanremese: Tuo padre, mia madre, Lucia. Come aveva già avuto modo di spiegare, i tre personaggi nominati nel titolo sono solo gli spettatori della storia d’amore raccontata nel pezzo (Lucia è sua figlia, “tuo padre” e “mia madre” sono appunto suo suocero e la sua mamma).

Il brano, che condensa tutte le cifre stilistiche di Giovanni tra inventiva metrica e melodica, racconta di un amore duraturo e ha già ottenuto il Premio Lunezia per il miglior testo. Il video ufficiale è stato diretto da Francesco Lettieri. Questa sera Giovanni lo eseguirà nuovamente all’Ariston per la serata finale, lo abbiamo intervistato a poche ore dal suo ritorno sul palco.

In conferenza stampa pre – Sanremo avevi detto che speravi di sentire un po’ di ansietta prima delle esibizioni perché è quella che fa andare bene i concerti, l’hai sentita anche prima di dell’Ariston e come stai vivendo, in generale, questo primo Festival?

Si l’ho sentita forte e chiara, tutte le sere ma soprattutto nella prima che è stata per fortuna non travolgente ma al limite. L’esperienza di Sanremo la sto vivendo bene nel complesso, sono contento perché mi sembra che sto riuscendo a raccontare quello che sono e quello che è la mia musica.

Tra le cose che si sono dette di te in questi giorni ce n’è una molto bella: che hai fatto un Festival rimanendo te stesso e anche portando un brano “alla Giovanni Truppi”, cosa non sempre è scontata perché spesso il palco dell’Ariston può portare a presentare brani più “Sanremesi”…

È assolutamente voluto aver portato un brano così mio e sono felice sia stato notato. Ma è stata anche una questione, mi verrebbe da dire, “pratica”. Non credo che mi avrebbe giovato fare diversamente da così, perché comunque per me è sempre stata la cosa più importante cercare di costruire un’identità musicale. In qualsiasi occasione è sempre stata la cosa che ho provato a fare. E in una situazione così importante, davanti a un pubblico così ampio come quello di Sanremo, non potevo fare altrimenti. Mi sembrava fondamentale.

Hai già ricevuto un riconoscimento in questo Sanremo, il premio Lunezia per il miglior testo. Per un cantautore come te questa è una grande soddisfazione…

Mi ha fatto moltissimo piacere anche perché recentemente, prima di me, lo hanno ricevuto degli artisti che ammiro molto come Antonio Diodato e Madame. E perché la scrittura del testo è sempre stata una parte fondamentale del mio lavoro. Tra l’altro ho scoperto che il Premio Lunezia è stato battezzato da Fabrizio de Andrè in una delle sue prime edizioni, quindi sono ancora più contento di questo riconoscimento.

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A proposito di testo c’è un verso nello specifico che dice: ”Lo so che per quello che vogliamo fare noi un per cento è amore e tutto il resto è stringere i denti”, è questo secondo te il segreto di un amore maturo e duraturo?

Questa frase, essendo parte di una canzone, ovviamente è un po’ esagerata e portata all’esasperazione. Nel senso che la percentuale di amore in una relazione, e in generale in qualsiasi cosa bella si vive, non è e non può essere l’1%. Quello che proviamo a descrivere in questo pezzo però è appunto un sentimento duraturo, maturo: e in una relazione così importante stringere i denti non è tutto ciò che rimane, perché per fortuna c’è anche tanto altro, però è necessario. Anche in un progetto di condivisione e costruzione della quotidianità insieme, come in tutte le cose belle della vita, c’è bisogno di impegno per far si che resista.

Ieri è uscita anche la tua raccolta Tutto l’Universo che oltre al brano di Sanremo contiene una selezione del tuo repertorio in 10 anni di carriera. C’è un filo conduttore e, se si, qual è per i brani che hai scelto di inserire?

Credo che il filo conduttore sia proprio la mia storia, il viaggio che ho fatto nella musica in questi anni. Sotto tanti punti di vista mi sembra di aver sperimentato cose diverse. E quindi ho cercato di mettere insieme una specie di trailer di questo viaggio, scegliendo i brani che, forse, sono i più rappresentativi del mio essere stato diverso pur rimanendo me stesso.

Ieri, nella serata delle cover, ti sei esibito in un brano di Fabrizio de Andrè, Nella mia ora di libertà, con due ospiti d’eccezione: Vinicio Capossela e Mauro Pagani. Hai già detto di averlo scelto perché credi fortemente che sia vero che siamo tutti coinvolti e collegati tra noi più di quanto riusciamo a realizzare. Visto che senti così tanto questa canzone, c’è la possibilità di ascoltare in futuro una tua versione anche studio?

Magari, sarebbe bello. In realtà siamo partiti un po’ all’ultimo con questa cosa della cover perchè non c’era l’idea di fare Sanremo. E successo tutto molto velocemente, ma sarebbe bello registrare quel pezzo.

Una domanda, giocosa, per chiudere: anche per la finale ti vedremo in canottiera o ci stupirai?

Non credo che ci saranno particolari sorprese! (ride – ndr).

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