Esordio al cinema per Fabrizio Moro con Alessio De Leonardis: Ghiaccio arriva nelle sale

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È ufficialmente nelle sale Ghiaccio, il film diretto da Fabrizio Moro Alessio De Leonardis e scritto a quattro mani durante il lockdown. C’è tanto di entrambi in questa storia, che racconta la parte brutta della periferia romana senza cercare alibi, ma allo stesso tempo è una dichiarazione d’amore per il posto nel quale si è cresciuti.

Il pugilato non è solo uno sport: è una filosofia di vita.
Un combattente è un combattente.
Sempre.
Anche e soprattutto al di fuori del ring.

È la frase scelta per aprire il film, una frase in cui si riconosce molto dello spirito di Fabrizio Moro, che in questi anni ha provato a mettere in musica il suo senso di rivalsa e la sua voglia di continuare a combattere, anche quando si sentiva messo al tappeto. Il pugilato è sempre stata una metafora di vita che Moro ha utilizzato per raccontare la propria storia, ed è per questo che ci sono dei momenti in cui si riescono a intravedere dei tratti della vita del cantautore. Anche il nome del protagonista non è stato scelto a caso: Giorgio è il nome del migliore amico di Fabrizio, colui che quando avevano 12 anni e stavano andando in gita gli ha fatto scoprire la musica degli Iron Maiden. Una persona a cui Moro pensa sempre quando raggiunge un traguardo importante (come raccontato in un post su Instagram).

La storia è quella di Giorgio (Giacomo Ferrara) giovane pugile romano, che vive nella borgata Quarticciolo e si trova a fare i conti con un’eredità pesante da portare avanti e un presente difficile da gestire. Ben presto deve scegliere da che parte schierarsi e ad aiutarlo nella scelta è il suo allenatore, Massimo (Vinicio Marchioni), che in lui proietta tutte le ambizioni che non è riuscito a coronare.

Il confine, estremamente sottile, tra bene e male nel film diventa ancora più difficile da riconoscere, perché gli eventi della vita dei protagonisti portano a chiedersi fino a che punto si possa spingere una persona per proteggere quelli che ama. Lo sport, in questo caso il pugilato, è forse la strada più giusta per comprendere quale sia questo limite, perché con i suoi valori e le sue regole, insegna al protagonista quanto la fatica ripaghi a lungo andare.

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Come opera prima ha i suoi evidenti limiti, ma non c’è dubbio che sia un buon lavoro: il focus è sui sentimenti e meno sulla scrittura, infatti c’è qualche buco di trama qua è là – ma non sono rilevanti ai fini della narrazione, al punto che pochi riescono ad accorgersene – e anche la caratterizzazione dei personaggi non è particolarmente profonda, ma la resa degli attori è parecchio convincente, segno che si sono calati a pieno nei personaggi e nella storia che hanno scelto di raccontare. Il tono, alle volte eccessivamente retorico, richiama un po’ film già visti sullo stesso tema. Moro ha ammesso di amare la saga di Rocky, ed è impossibile non vedere il tentativo di avvicinarsi a quella storia, aggiungendoci però un tocco personale.

La trama, non particolarmente intricata, è coinvolgente, la storia colpisce la pancia dello spettatore che empatizza coi personaggi e fino alla fine rimane col fiato sospeso. E forse anche oltre. Sicuramente una parte importante di tutto il progetto è la musica, scritta dallo stesso Moro, reduce dal Festival di Sanremo dove ha presentato Sei tu – brano dei titoli di coda -, insieme a Claudio Junior Bielli, storico collaboratore del cantautore romano, è discreta ed elegante.

Ghiaccio è nelle sale il 7, 8 e 9 febbraio distribuito da Vision Distribution e ha subito esordito benissimo al botteghino: nella prima delle tre date in cui sarà disponibile è stato il migliore dei film al box office. Un’ulteriore soddisfazione per i due giovani registi e tutta la loro squadra.

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