In un disco anni 70 dei Madrugada le prime canzoni di Vecchioni

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Oltre Sanremo, oltre la canzone leggera, nei primi anni 70 in Italia c’era aria di rinnovamento e guai a farsi trovare impreparati. Ne fece le spese anche Gianni Morandi che per alcuni anni sparì dalla circolazione. Decenni dopo di quel fenomeno pop dove primeggiavano i gruppi musicali non restano che alcuni dischi che adesso la Universal sta ripubblicando nella collana Prog Rock Italia. Avremo occasione di occuparci di altri titoli, ma cominciamo con  i Madrugada, gruppo bergamasco che si forma ai primi dei Settanta e inizia a girare la penisola finché, durante una tournée nelle piazze in Calabria, incontra i Nuovi Angeli che in quel periodo avevano come batterista Mauro Paoluzzi. Sarà lui a curare la produzione del loro esordio discografico omonimo con Philips nel 1974. Paoluzzi coinvolge Roberto Vecchioni per la supervisione ai testi del primo album omonimo Madrugada.  Giusto l’anno prima Vecchioni era stato proprio a Sanremo, un vero e proprio esordio, con la canzone L’uomo che si gioca il cielo a dadi.

Già prima i componenti dei Madrugada suonano in altre formazioni (I Condor, Le Lunghe Storie, La Terza Classe) e quando uniscono le forze adottano la formula a trio. Ne fanno parte Alessandro «Billy» Zanelli al basso, voce e synth; Pietro Rapelli alla batteria, voce e synth, Gianfranco Pinto alle tastiere, synth e voce. Nel loro repertorio, che comprende canzoni prevalentemente inglesi, si trovano tracce di CS&N, Strawbs, James Taylor e King Crimson. Qualche brano originale viene già presentato dal vivo e già nel 1973, mentre stanno preparando i brani che verranno inseriti nell’album, partecipano al Festival del proletariato Giovanile di Re Nudo che si è svolto all’Alpe del Viceré. 

L’agenzia che li segue è la Trident di Salvadori e Carrara, sarà quest’ultimo ad occuparsi di loro nelle tournée a fianco degli Area quando appoggiarono la Legge Basaglia per la chiusura dei manicomi. Da Stratos e soci i Madrugada riceveranno più di qualche indicazione sullo stile da intraprendere. Non a caso brani come Mandrax e Uomo blu, entrambi strumentali, evidenziano un carattere Jazz con impiego di organo e in particolare nell’ultimo affiora una matrice rhythm & blues. 

La prima facciata dell’album rientra nei canoni della canzone corale, dopo un intro strumentale arriva Camminar che invita a uscire dal sentiero con un atto di coraggio, mentre il seguente Vieni nella strada è il brano più ritmato e intenzionalmente indicato per essere trainante dell’intero album. Cantano: vieni via con noi/sappiamo quel che vuoi. Nei brani strumentali della seconda parte si evidenzia al meglio la spinta verso lo stile progressive tipico dei Settanta. Tra i compagni di viaggio in quegli anni, almeno per una tournée saranno i lecchesi Il Biglietto per l’Inferno e il mistico menestrello Claudio Rocchi. 

Dei tre componenti, dopo il secondo album Incastro e dopo la fine del gruppo, «Billy» Zanelli continuerà a interessarsi di musica. Sarà al basso in quattro album di Vecchioni, in Alba di Cocciante e Mi basta così di Adriano Pappalardo. 

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Nato in Lombardia, prime collaborazioni con Radio Montevecchia e Re Nudo. Negli anni 70 organizza rassegne musicali al Teatrino Villa Reale di Monza. È produttore discografico degli album di Bambi Fossati e Garybaldi e della collana di musica strumentale Desert Rain. Collabora per un decennio coi mensili Alta Fedeltà e Tutto Musica. Partecipa al Dizionario Pop Rock Zanichelli edizioni 2013-2014-2015. È autore dei libri Anni 70 Generazione Rock (Editori Riuniti, 2005 - Arcana, 2018), Che musica a Milano (Zona editore, 2014), Cose dell'altro suono (Arcana, 2020) e Battiato - Incontri (Officina di Hank, 2022).

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