10 anni di “Turisti della democrazia”, l’album di esordio de Lo Stato Sociale

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Ci sono album che entrano di diritto nella “storia” di un decennio (in questo caso quello appena trascorso), non tanto per i numeri di vendita, ma per aver messo le basi a un movimento che, da lì in poi, avrebbe avuto una credibilità sempre maggiore, oltre a sfornare talenti su talenti.

È il caso di Turisti della democrazia, l’album di esordio de Lo Stato Sociale che, proprio oggi, compie 10 anni. Con due Festival di Sanremo alle spalle (tra cui quello incredibile del 2018), album di successo, due romanzi, un fumetto, collaborazioni varie e chi più ne ha più ne metta (da X-Factor al Concertone del Primo Maggio), bisogna fare un piccolo sforzo per tornare indietro al 2012 e immedesimarsi nel clima di allora della band bolognese. I régaz avevano qualche EP sul groppone e stavano facendo girare il proprio nome principalmente online quando questo disco sparigliò le carte mettendo “sulla mappa” la banda, facendo vincer loro il Premio SIAE “Miglior Giovane Talento dell’Anno”.

Turisti della democrazia è un disco che parla di pettinature e bar dove bere, di amici e di nemici, d’amore e non amore, di storie false e di storie vere. Canzoni che raccontano la nostra quotidianità, depressioni esistenziali, voglia di scappare, ma anche di rimanere a risolvere i problemi di tutti i giorni. Un mix di brani, alcuni già conosciuti dai fan che avevano avuto modo di vederli su tutti i palchi (anche palchettini) d’Italia negli anni precedenti, e altri totalmente inediti.
La forza di questo album (che poi è la stessa che ha sempre contraddistinto i règaz) è quella di risultare sincero, onesto, non perfetto, ma vero. Un linguaggio schietto, che parte dalle canzoni per arrivare su tutti i palchi che Lo Stato Sociale ha calcato negli ultimi 10 anni.

In Turisti della democrazia, non a caso, troviamo alcuni dei brani che hanno fatto la “storia” dei règaz: Abbiamo vinto la guerra, Mi sono rotto il cazzo, Cromosomi, Sono così indie, Amore ai tempi dell’Ikea, Quello che le donne dicono.

Un album che compie dieci anni e che ha contribuito a creare e forgiare l’attuale scena indie (da Gazzelle a Calcutta, dai Thegiornalisti a Coez) che, disco dopo disco, anno dopo anno, ha avuto un ruolo sempre più centrale nella discografia italiana.

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Di origini torinesi, ma trapiantato ormai da diversi anni in quella magnifica terra che ha dato i natali ai più grandi musicisti italiani, l'Emilia. Idealista e sognatore per natura, con una spiccata sindrome di Peter Pan e con un grande amore che spazia dal Brit rock passando per quello a stelle e strisce, fino ai grandi interpreti italiani. Il tutto condito da una passione pura, vera e intensa per la musica dal vivo.

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