Leonora addio

Pirandello raccontato attraverso le sue ceneri e le sue creature

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Leonora addio
di Paolo Taviani con Fabrizio Ferracane, Matteo Pittiruti, Dania Marino, Dora Becker, Claudio Bigagli

Nel primo lavoro di Paolo Taviani senza il fratello Vittorio si racconta Pirandello alla maniera di Pirandello: in un bianco e nero bello e tetro c’è Pirandello morente (una voce, quella di Roberto Herlitzka) che ripensa la sua vita, muore, viene cremato, il fascismo tradisce le sue ultime volontà (essere disperso dopo un funerale da poveri) e mette in scena la solita pantomina muscolare, le ceneri finiscono al Verano per tutta la guerra, poi verranno trasferite ad Agrigento con un mancato trasporto aereo americano (mancato per scaramanzia) e un lungo viaggio in treno con una sua ironia funebre. Piccoli frammenti terribili di documentari e di film spiegano i disastri della guerra, poi l’ironica esitazione su come seppellire con un funerale cristiano le ceneri del premio Nobel per la letteratura chiuse in un vaso greco (e in una bara per bambini) e la costruzione del monumento chiudono la parte in bianco e nero e si apre un secondo film a colori, Il chiodo, dall’ultimo racconto di Pirandello ispirato a un fatto di cronaca colto su un giornale americano: un ragazzino che uccide con un chiodo una ragazzina. Perché? Pirandellianamente perché il chiodo era lì “apposta”. Ultimo scherzo in linea con “la corda pazza”  (l’istinto sfrenato in Pirandello, da Il berretto a sonagli), è il titolo del film: Leonora Addio è un’aria del Trovatore che ha dato il titolo a una delle Novelle per un anno di Pirandello, però nel film non ci sono  né la musica né la novella. Uno sberleffo liberissimo d’autore, fin dalla locandina., che vedete qui sotto nel trailer. A Berlino 72 ha appena vinto il premio FIPRESCI.

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