Cesare Cremonini: il nuovo album è un omaggio al padre e alla Musica

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Cesare Cremonini
@Andrea Sestito

Mentre il mondo della musica è sempre più frastagliato e segue onde sempre più increspate, Cesare Cremonini tiene la barra dritta e va avanti imperterrito per la la sua strada, pubblicando La ragazza del futuro, album che definisce «uno spartiacque sia per la mia carriera artistica, sia per la mia vita». 

Mai come in questo caso la parola “album” ha un significato imprescindibile. Infatti il nuovo lavoro di Cremonini (Cesare per questo giro non lo ha abolito, ma quasi) non è fatto per i social, né per essere “assaggiato” a spizzichi e bocconi su Spotify o qualche altro altro servizio in streaming: per goderselo a pieno bisogna ascoltarlo dall’inizio alla fine, come un album appunto, uno di quelli che si facevano una volta, quando ancora per la musica c’era rispetto.

Cesare Cremonini

Cremonini non ci gira intorno. Va dritto al punto: «Ho sperimentato un modo nuovo di lavorare. Giunto a 41 anni, oltre la metà spesi a fare musica, ho sentito l’esigenza di riflettere su qual è il ruolo dell’artista musicale oggi. Mi sono chiesto dove può arrivare la musica, uscendo dai confini conosciuti. Io non credo che ci si possa accontentare di scrivere sui social. Io credo che l’obiettivo dovrebbe essere, e almeno per me lo è, dare alla musica nuove possibilità, cercando di fare una musica che sia cosmica nel vero senso della parola».

Quindi aggiunge: «Per me un disco è come un libro, come un film. Di un libro non leggerei mai solo i primi tre capitoli, e di un film non guarderei mai solo il secondo tempo. Non è pensabile estrapolare uno o due pezzi da questo album. È una storia e bisogna seguirla dall’inizio alla fine. La mia ambizione è realizzare qualcosa che resti per sempre, come le opere d’arte».

Poi chiarisce perché l’album lo ha firmato solo con il cognome, per una volta relegando in secondo piano il nome di battesimo. «Io ho sempre abbinato il nome Cesare a mia madre, alla sua straordinaria dolcezza, all’intimità che c’è sempre stata tra noi. Invece Cremonini e legato a mio padre, uomo dai valori forti, uno che si è sempre dato un’obbiettivo facendo tutto quanto in suo potere per raggiungerlo. Ecco, oggi usare soltanto il cognome è un modo per dare un’identità alla musica che faccio». 

Una delle canzoni più intense del disco, MoonWalk, è dedicata al padre, scomparso nel settembre del 2019 a 95 anni. «Stavolta ho voluto fare un album senza pudore. È stata una vera sfida. Avere un padre molto anziano è un’esperienza fantastica. Lui mi ha insegnato il senso più profondo della parola dignità: standogli vicino gli ultimi anni, soprattutto gli ultimi mesi, ho capito davvero cosa è la dignità. Quando il corpo ormai non ha più forze, eppure ne hai rispetto, hai cura di te, questa è dignità».

Cesare Cremonini
@Andrea Sestito

Cremonini dice che lo scopo primario di La ragazza del futuro deve essere quello di «abbracciare la vita di tante persone. Io vorrei abbracciare la società, invece dentro i social si è soli. Il ruolo dell’artista è quello di comunicare, è necessario riuscire ad andare oltre il disco fine a se stesso, oltre il mercato… Sì, lo so che anche io mi rivolgo a un mercato, neppure tanto piccolo se pensiamo che per i miei concerti estivi sono già stati venduti oltre 300.000 biglietti. Però tutta questa gente voglio provare a coinvolgerla con un progetto, non con una playlist. Questo disco si compone di 10 tracce molto ingombranti, poi ci sono alcuni brani strumentali che fanno da collante. Nell’insieme praticamente è un concept album».

Musicalmente è parecchio sfaccettato. Ci sono brani sinfonici davvero monumentali come MoonWalk e Stand Up Comedy (sostenuti da una grande orchestra registrata negli studi londinesi di Abbey Road, quelli dei Beatles e dei Pink Floyd, per intenderci). E ci sono ballad acustiche molto intense come La camicia e Jeky (che racconta con molta sensibilità il mondo degli adolescenti). La title track è un brano “multistrato”, con dentro il funky e il prog anni Settanta, ma anche accenni al mondo di Lucio Dalla e di David Bowie. Chimica e Psyco si avvalgono invece dell’elettronica e sono basati sull’uso di synth analogici. Mentre là già nota Colibrì e La fine del mondo sono rese eleganti da un raffinato uso degli archi (arrangiati da due grandi musicisti come Nick Ingman e Davide Rossi).

Il brano di chiusura Chiamala felicità Cremonini la definisce «una delle canzoni più importanti della mia carriera, perché sembra non avere pudore di parlare al pubblico con una sincerità forse inedita per me. Una riflessione forte a attuale sulla felicità, sul suo significato, scritta da chi per parlarne e cantarne ha dovuto toccare il fondo della disperazione, della paura. 

Chiamala felicità è una sorta di esegesi del periodo storico che stiamo attraversando. Spiega Cremonini: «È una canzone sulla depressione e sulla solitudine in cui viene gettato ogni essere umano che sta vivendo un disagio. Sul dolore che provano le famiglie che vivono questi drammi inenarrabili. Sulla speranza. Sul bisogno di aiuto. Sulla morte e sulla resurrezione. L’album si chiude con un verso che è una preghiera: “sai la paura di morire? È una mosca nel caffè. Sempre a un passo dalla fine, ma raccontami di te…”».

Cesare Cremonini
@Andrea Sestito

Durante il suo (lungo) incontro, Cremonini ha voluto rivolgere un pensiero anche a Lucio Dalla, di cui il primo marzo ricorre il decimo anniversario dalla scomparsa. «Non credo che esista un suo erede. Mentre l’eredità artistica che ha lasciamo è immensa. Credo che senza le sue straordinarie intuizioni e i suoi “muscoli”, anche le mie scelte artistiche sarebbero state diverse. Quando nasci e cresci a Bologna, avverti una specie di responsabilità: apri la finestra, e ti rendi conto che su quelle strade sono passati tanti artisti straordinari. Lucio era forse il più grande, lui è stato il Re Sole della nostra musica».

Affiancato all’album La ragazza del futuro, c’è un progetto che Cesare Cremonini ha ideato assieme al writer Giulio Rosk. Si intitola Io vorrei e vuole promuovere la ricerca della bellezza come valore: sui muri di Ostia, nei quartieri Sperone di Palermo, Ponticelli a Napoli, Isolotto a Firenze verranno realizzati murales permanenti che raffigureranno il volto di uno dei bambini del quartiere, i cui occhi rappresentano lo sguardo sul futuro. Parlando di questo progetto, Cesare dice una frase che dovrebbe essere usato come slogan da tutti noi: «Il domani va protetto, e per farlo bisogna immaginarlo».

Cesare Cremonini

Chiudiamo con un video che documenta il progetto Io vorrei:

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Massimo Poggini è un giornalista musicale di lungo corso: nella seconda metà degli anni ’70 scriveva su Ciao 2001. Poi, dopo aver collaborato con diversi quotidiani e periodici, ha lavorato per 28 anni a Max, intervistando tutti i più importanti musicisti italiani e numerose star internazionali. Ha scritto i best seller Vasco Rossi, una vita spericolata e Liga. La biografia; oltre a I nostri anni senza fiato (biografia ufficiale dei Pooh), Questa sera rock’n’roll (con Maurizio Solieri), Notti piene di stelle (con Fausto Leali) e Testa di basso (con Saturnino) e "Lorenzo. Il cielo sopra gli stadi", "Massimo Riva vive!", scritto con Claudia Riva, "70 volte Vasco", scritto con Marco Pagliettini, e "Lucio Dalla. Immagini e racconti di una vita profonda come il mare".

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