Antonello Venditti e Francesco De Gregori annunciano un lungo tour insieme (intervista)

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venditti e de gregori
Foto: Benedetta Pistolini

Una storia comune e diversa, quella di Antonello Venditti e Francesco De Gregori: due artisti che hanno segnato la canzone d’autore e la musica italiana.

Dopo il concerto-evento che si terrà sabato 18 giugno allo Stadio Olimpico di Roma, i due cantautori hanno oggi annunciato un tour estivo, prima parte di un progetto molto più ampio, che si sposterà successivamente anche nei teatri.

In questo tour Venditti & De Gregori daranno nuova veste ai loro più grandi successi, e ad affiancarli sul palco ci sarà una band d’eccezione che è la summa dei musicisti che da anni accompagnano i due cantautori: Alessandro Canini (batteria), Danilo Cherni (tastiere), Carlo Gaudiello (piano), Primiano Di Biase (hammond), Fabio Pignatelli (basso), Amedeo Bianchi (sax), Paolo Giovenchi (chitarre) e Alessandro Valle (pedal steel e mandolino).

Dopo lo show del 18 giugno allo Stadio Olimpico di Roma, queste le date del tour estivo di Venditti & De Gregori, prodotto e organizzato da Friends & Partners:

7 luglio – Ferrara, Piazza Trento Trieste (Summer Festival)
10 luglio – Lucca, Piazza Napoleone (Summer Festival)
12 luglio – Palmanova (UD), Piazza Grande (Estate di Stelle)
14 luglio – Marostica (VI), Piazza Castello (Summer Festival)
16 luglio – Cattolica, Arena della Regina
18 luglio – Treviso, Arena della Marca
19 agosto – Fasano (BR), Piazza Ciaia
21 agosto – Lecce, Pala Live (Oversound Festival)
23 agosto – Roccella Jonica (RC), Teatro al Castello (Summer Festival)
27 agosto – Taormina (ME), Teatro Antico
28 agosto – Taormina (ME), Teatro Antico

I biglietti per le nuove date del tour estivo saranno disponibili in prevendita dalle ore 11.00 di domani, martedì 1 marzo. Tutte le informazioni sui biglietti sono disponibili al seguente link: www.friendsandpartners.it.

I biglietti acquistati in precedenza per il concerto allo Stadio Olimpico di Roma, inizialmente previsto il 5 settembre 2020 e poi il 17 luglio 2021, restano validi per la data di sabato 18 giugno.

Francesco De Gregori e Antonello Venditti hanno unito le loro voci reinterpretando due brani che hanno segnato le loro carriere e la storia della musica italiana: Generale e Ricordati di me. Già disponibili sulle piattaforme streaming e in digital download, saranno contenuti in un esclusivo 45 giri da collezione, in uscita  venerdì 4 marzo su Amazon, e disponibile in pre-order al seguente link: https://amz.run/5GQB.
È in rotazione radiofonica Generale, brano pubblicato originariamente da Francesco De Gregori nel 1978, mentre Ricordati di me apre il disco di Antonello Venditti In questo mondo di ladri, uscito 10 anni più tardi.

Ecco un resoconto dell’incontro dei due cantautori coi giornalisti per la presentazione di questo nuovo progetto.

Dopo tanti anni di rincorse, che cosa vi ha convinto a fare un tour insieme?
De Gregori: Quest’idea di cantare insieme non ci era mai passata per la testa. Abbiamo cominciato da ragazzini, poi le nostre carriere si sono sviluppate in maniera e parallela. Sono state due carriere diverse per repertorio, stile, atteggiamenti, ma è rimasto questo essere stati allattati dallo stesso latte quando abbiamo cominciato.
Ogni tanto veniva fuori quest’idea di fare un tour insieme e ci dicevamo sempre “prima o poi dobbiamo farlo”, “ma sì, un giorno lo faremo”. Avevamo fatto un tour in Ungheria quando eravamo ragazzi e ci era piaciuto, avevamo un ottimo ricordo di questa cosa. Adesso siamo arrivati al momento di farlo.
Venditti: Noi siamo stati anche visti per molti anni, soprattutto da qualche fan, come antagonisti. Se antagonismo c’era, era solo a livello artistico, di emulazione, quindi quando sentivo una bella canzone di Francesco ero contento come se l’avessi scritta io, e credo che la stessa cosa sia stata per lui. Poi ogni tanto c’è stata qualche piccola scintilla, come nel 2003 quando abbiamo fatto Io e mio fratello nel mio album Che fantastica storia è la vita, ma non abbiamo mai avuto idee strutturali. Questa lo è, ed in maniera compiuta.
Fortunatamente le nostre storie si sono divise subito, così ognuno di noi ha fatto la sua strada, ed è bellissimo ritrovarsi ad un momento storico importante, come i 50 anni dal nostro primo disco insieme, e mettere un punto per poi ripartire. Quindi ad un certo punto queste strade parallele sono confluite in maniera naturale come un destino che si doveva compiere.
De Gregori: È nato tutto durante un pranzo iniziato all’una e finito alle quattro e mezza in cui continuavamo a girare intorno all’argomento, con frasi tipo “ma veramente lo vogliamo fare?”. All’inizio è nata in maniera assolutamente poco strutturata, però l’idea che abbiamo condiviso dall’inizio era che alla gente sarebbe piaciuto molto vedere i nostri due nomi accostati, le nostre due persone e le nostre storie musicali vicine in questo crossover così strano da una parte, però anche così annunciato dalle nostre storie precedenti.
Venditti: Ma la monetina te la ricordi?
De Gregori: Ci siamo trovati subito a dover dirimere una questione, ovvero se chiamare il tour “Venditti & De Gregori” o “De Gregori & Venditti”, e abbiamo deciso di lanciare una monetina per aria. La monetina l’ha lanciata Venditti, quindi mi viene il sospetto che possa aver barato.
Venditti: Non è vero, ha fatto tutto lui e mi ricordo pure la faccia che ha fatto quando è uscito che doveva essere “Venditti & De Gregori”.
De Gregori: Nonostante tutto credo che “Venditti & De Gregori” suoni meglio di “De Gregori & Venditti”, ha un suono più rotondo. Comunque per il fatto di avere il suo nome prima del mio ci siamo accordati per il pagamento di una fee (ride, ndr).

Dopo aver deciso, quanto ci avete messo a capire repertorio, band e organizzazione?
De Gregori: Il fatto di avere una band unica è venuto abbastanza in maniera normale, nonostante ognuno di noi fosse abituato ai suoi musicisti, stimando comunque la band dell’altro. Quindi dovendo fare un tour insieme abbiamo preso qualche musicista dei miei e qualcuno dei suoi. È stato tutto molto naturale: quando decidi che vuoi suonare insieme trovi subito il modo di farlo, i musicisti adatti, il repertorio.
Inoltre davanti a noi abbiamo un grande futuro: la moltiplicazione e la diversificazione dei concerti produrrà dei cambiamenti in scaletta rispetto al concerto dell’Olimpico, che verrà registrato, ma poi andando avanti non sarà sempre la stessa, e ci potrebbe essere qualche “incursione” di ulteriori musicisti nella band.

Cosa succederà dopo questa prima tranche di concerti?
Ferdinando Salzano (patron di Friends & Partners e produttore del tour): Sarà un lungo viaggio, che dopo questa prima parte estiva si sposterà indoor. Già da adesso stiamo registrando tutto in uno stile documentaristico, riprenderemo i concerti e documenteremo il più possibile questa avventura, quindi ci sarà molto materiale a testimonianza di questo tour.
Venditti: Una scelta interessante, proprio a livello di filosofia, è quella di fare i teatri. Quando andremo al chiuso, una cosa che per noi è proprio insopportabile sono i concerti nei palazzi dello sport. Questo tour è stato pensato apposta per passare dall’aperto ai teatri.
De Gregori: Questo ci permette di modulare anche due tipo di concerti diversi, perchè passare dai 50.000 che ci saranno all’Olimpico ai 1.500-2.000 dei teatri saranno necessariamente due atmosfere diverse, e ci farà bene dopo i concerti estivi cambiare set e andare nei bellissimi teatri italiani.

Bisogna essere per forza amici per suonare insieme?
Venditti: No, però non guasta. Per me c’è un profondo rispetto e una profonda stima per l’artista De Gregori. Stiamo riscoprendo ognuno le canzoni dell’altro, e ci vengono dei colpi, ad entrambi, del tipo “ma tu hai scritto questa cosa qui?!”.
È come se oggi avessimo il tempo per ragionare sulle cose che uno fa, trovando una consapevolezza che prima non c’era. Però l’atteggiamento è sempre da bambini, a volte anche un po’ cazzaro.È la voglia ancora oggi di muovere il culo, di andare a suonare, di provare le stesse sensazioni identiche a quelle che provavamo cinquant’anni fa. Credo che non sia veramente capitato a nessuno di aver compiuto una vita artistica parallela e poi ritrovarsi con quella voglia di chitarra, pianoforte e treno che parte. È una cosa bella.

Quante canzoni e “must” vi siete imposti di mettere? Cosa non deve mancare?
De Gregori: Non abbiamo ragionato in termini di Manuale Cencelli, tipo cinque mie e cinque sue. Potrebbero anche essere dieci di Antonello e tre mie, o viceversa. Abbiamo scelto il bel suono, la bella intuizione, la bella sensazione, e oltretutto stiamo ancora costruendo il concerto.
Venditti: Ma la cosa più incredibile è che noi stiamo diventando un duo adesso. Il nostro atteggiamento è quello di cantare quasi tutte le canzoni insieme.
De Gregori: In realtà tutte le canzoni diventano improvvisamente di tutti e due, cantandole insieme. Poi è ovvio, la gente sa chi ha scritto quale canzone, lo sappiamo pure noi, però la sensazione che abbiamo facendo le prove e quella che il pubblico avrà quando ci sentirà cantare sarà quella di far passare in secondo piano il ragionamento “questa è di Antonello, questa è di De Gregori”.
Venditti: Questa è la chiave di tutto, ed è miracoloso. Io credo che poi alla fine non a tutti quelli a cui piace De Gregori piaccio io e viceversa, ma l’atteggiamento non deve essere “vedi? È più bravo lui”, “no, è più bravo l’altro” oppure “questa la fa meglio lui”. Noi siamo qualcosa di diverso, è come se i Theorius Campus nascessero oggi, perchè poi alla fine pure quel disco era diviso a metà, quindi era una sorta di incompiuta, mentre questa è una cosa compiuta e sarà piena di sorprese.

Quale canzone dell’altro, provando, ha dato una scossa particolare?
De Gregori: c’erano un paio di canzoni di Antonello che io ascoltavo ma mi dicevano poco. Non voglio dire che non mi piacessero, ma non le avevo “appuntate”. Sono Unica e Peppino, due canzoni meravigliose che Antonello ha scritto e che io mi sono ritrovato a cantare quasi per caso. E grazie a Dio che le ha scritte, e mi diverto a cantarle come mi succede con tutte le canzoni di Antonello, ma queste due in particolare mi hanno emozionato molto mentre prendevo le misure come cantante nell’interpretarle.
Venditti: Io ho i miei assi nella manica, che non vi dirò. Forse non lo sa nemmeno lui.

Il mondo della musica si è sempre mobilitato per la pace contro la guerra, ma in questi giorni sembra un po’ assente. Pensate di fare qualcosa o che si possa organizzare qualcosa a riguardo?
De Gregori: C’è una bellissima canzone di Checco Zalone che si chiama Maremoto a Porto Cervo, non so se voi l’avete mai sentita. La tesi è che gli artisti devono scrivere la canzone prima, prevedendo i disastri, perchè se invece scrivono una canzone a ridosso del disastro viene sempre fuori una cagata, visto che viene fatta in tutta fretta. Noi forse ancora non abbiamo scritto una canzone su questa guerra, quindi dateci tempo.
Tutti abbiamo visto il telegiornale in questi giorni e abbiamo letto le notizie. Anche sulla faccia delle persone più erudite di noi, giornalisti, politologi, ho visto soprattutto paura e smarrimento, e credo che questa sia anche la situazione che viviamo tutti noi qui dentro, compresi me e Antonello, e la cosa si ferma lì.
Venditti: Noi abbiamo vissuto 52 anni di marce o di concerti, quindi qualsiasi cosa si dovesse fare non sarebbe né la prima né l’ultima volta. La verità è nelle canzoni, nell’arte. Il concerto dev’essere bello, non dev’essere “per” qualcosa, altrimenti viene fuori qualcosa di posticcio. “C’è la guerra, quindi bisogna cantare”. Ma chi l’ha detto? Devi scrivere canzoni belle e adatte. Il problema è che se poi vai a vedere le canzoni belle e adatte sono poche, quindi forse piuttosto che cantare brutte canzoni sulla pace, sulla guerra, sull’amore, sulla politica è meglio stare zitti, anche perchè sennò viene fuori pura retorica.

Veniamo da due anni di Covid che hanno segnato il posticipo della partenza di questo progetto. Come vi ha segnato questa pandemia?
Venditti: È come se il tempo si fosse fermato e noi tutti avessimo un muro davanti. Un muro invisibile che se non ci fosse stato il Covid si chiamerebbe morte, invece adesso c’è il Covid e si chiama così, poi ci sarà qualcos’altro e così via. Ma l’angoscia dell’uomo di fronte alla vita, alla morte, ai misteri è enorme.
Poi c’è la solitudine, che è il nostro stato primordiale, e ognuno la vive in modo diverso: c’è chi è stato benissimo, chi ha ritrovato se stesso, chi si è perso. La verità sta sempre negli altri. Io vedo gli effetti di quello che è successo non su di me, ma sui ragazzi, il loro modo di essere, come si vive la sera, il lockdown. Tutte queste cose sono stress emotivi enormi. Io per esempio durante il lockdown non sono mai uscito di casa, magari invece altri avevano dei moti di ribellione per cui a un certo punto non ne potevano più. Ho visto delle cose assurde sotto casa mia, a Trastevere.
Quello che stiamo vivendo adesso lo realizzeremo solamente nei prossimi anni, forse decenni, riuscendo a capire cosa ci è successo e cosa ci sta succedendo ancora oggi. Ma la cosa peggiore sono l’incertezza e alcune cose davvero contraddittorie, ad esempio nella musica: perchè i palazzi dello sport sono chiusi e in teatro si può cantare con capienza al 100%.
Ci sono alcune cose che fanno proprio male all’intelligenza, quindi alla fine uno glissa e dice “sarà quel che sarà, questa vita è solo un’autostrada che ci porterà alla fine di questa giornata”, non aspettandosi quindi niente di troppo ma allo stesso tempo niente di meno. Noi dobbiamo semplicemente vivere la vita, ed è diversa ad ogni età. Pensa la vita di un bambino com’è stata segnata da questi due anni, quella di un ragazzo, e perfino quella di signori attempati come siamo noi.

Oggi ricorrono dieci anni dalla morte di Lucio Dalla. Qual è un vostro ricordo di Lucio?
De Gregori: Io ho avuto la fortuna di lavorare con Lucio per ben due volte nel corso delle nostre carriere, quindi mi è facile parlare del lavoro che ho fatto con lui e dell’amicizia che abbiamo avuto. Dei suoi atteggiamenti a volte spiritosi, a volte tragici, a volte seri, a volte scherzosi. L’aspetto giustamente celebrativo di quello che ha rappresentato Lucio Dalla per tutti noi mi sfugge, o perlomeno non riesco a farlo mio: ci ho lavorato da vivo e così me lo ricordo.
Venditti: Dalla mi ha salvato e mi ha anche trovato una casa a Roma. La mia prima casa a Trastevere, dopo la mia separazione, me l’ha trovata Lucio. Bene o male l’ho sempre ascoltato, perchè lui raramente aveva torto, per cui dovevi sempre stare a sentirlo molto attentamente.
Io forse ho dei racconti più divertenti di quelli di De Gregori, forse perchè sono più divertente in generale (ride, ndr): avendomi lui trovato casa a Roma a 50 metri dalla sua, le notti erano molto intense, perchè stavamo sempre insieme. Dopo la sua morte mi sono battuto per far apporre una targa sulla casa romana in cui Lucio ha vissuto fino al 1986, che ha visto tante cose, tra cui la nascita di molte canzoni. Pochi conoscono il Dalla romano, ma Dalla è stato romano, così come è stato bolognese. Ma soprattutto Dalla appartiene a tutti.
Per me però c’è il 4 marzo come data da ricordare, non l’1, perchè le morti non esistono, ma solo le nascite.

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