Il ritratto del Duca

Il tassista che rubò un Goya per dare il canone gratis ai pensionati inglesi

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Il ritratto del Duca
di Roger Michell
con Jim Broadbent, Helen Mirren, Fionn Whitehead, Matthew Goode, Craig Conway

1961. Kempton Bunton, tassista che parla troppo, drammaturgo mai rappresentato (meglio Cechov di Shakespeare), difensore dei diritti umani e contestatore del canone (ha tolto al suo televisore la bobina che serve a vedere la BBC e si fa anche la galera), nonché padre amato e disperato e marito sopportato, un bel giorno prende dalla National Gallery di Londra il ritratto del Duca di Wellington eseguito da Goya, in apparenza lo impacchetta e lo porta via, poi chiede un riscatto al governo inglese: il canone gratuito per i pensionati. Perché chi è separato dalla comunicazione è perduto per via. Poi lo riconsegna e affronta il processo. O così sembra. Il processo, le personali dichiarazioni di Bunton e l’arringa del suo difensore sono la parte migliore di un film divertente ma non comico, diretto dal Michell di Notting Hill, bravo a dosare il divertimento paradossale sempre a un passo dal tragico. Broadbent è il signore che si sente Robin Hood, Helen Mirren la moglie esasperata, l’Inghilterra degli anni Sessanta la terza protagonista. Occhio all’ultima scena al cinema. Ah, la storia è vera davvero.

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