Pejman Tadayon, la cultura persiana tra immagini, suoni e poesia

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Pejman Tadayon

Artista poliedrico, diviso tra musica e pittura, Pejman Tadayon come compositore e musicista si presenta con un nuovo progetto in cui risuona la sua stessa condizione esistenziale, sospesa come un ponte tra culture diverse.

Nativo di Esfahan, città d’arte iraniana, e arrivato in Italia ancora giovane, si è formato infatti nella ricchezza della tradizione persiana che ha avuto poi modo di confrontare con le molteplici suggestioni raccolte lungo la sua permanenza in Occidente: Non siamo sufi. Composizioni per poesie mistiche persiane, pubblicato da Squilibri Editore lo scorso 25 febbraio in formato cd-book (48 pp., dipinti e foto a colori, 20 euro), si prospetta pertanto come l’omaggio che Tadayon rivolge alla sua stessa formazione, con la trasposizione in musica di alcune poesie di quattro grandi mistici persiani come Rumi, Omar Khayyam, Hafez e Saadì. Musiche originali ma eseguite con gli strumenti classici della tradizione persiana in modo da rievocare le sonorità più pertinenti a quei versi, peraltro cantati in farsi ma tradotti in italiano nei testi per facilitarne la comprensione.

Registrato “in solitaria” durante i mesi del primo lockdown, il disco è impostato sulla musica tradizionale persiana che abbraccia una pluralità di paesi, dall’Iran all’Armenia, e risente, dunque, delle declinazioni locali che i singoli popoli hanno dato a questa musica, con influenze che arrivano anche dal mondo greco e bizantino. Non siamo sufi è animato anche dalla stretta connessione tra musica, poesia e pittura, secondo suggestioni radicate nella cultura persiana ma ravvivate dalla lettura di Kandinsky, Lo spirituale nell’arte, in un autore come Pejman Tadayon convinto che «Oriente e Occidente possano incontrarsi e conoscersi profondamente» anche se non ha che la musica e la pittura per dimostrarlo. I suoi, del resto, sono quadri sonori che hanno la peculiarità di poter essere suonati alla stregua di qualsiasi altro strumento a corde.

Stringendo in un solo abbraccio sensoriale il lettore/ascoltatore, nella successione di quadri e brani musicali si va così delineando un percorso lungo il quale si svela progressivamente una verità più profonda, affidata alle pagine forse più significative della tradizione sufi: un sentimento di estraneità a ogni appartenenza rigidamente intesa è indispensabile per vivere in piena libertà.

LA TRACKLIST DELL’ALBUM

Pejman Tadayon

Musulmani 4:16
Zohreh 3:57
Mey nush 4:06
Saghi 4:08
Zahed 4:30
Sareban 3:56
Oudi 4:59
Luna 4:08
Biman 4:55
Saba 4:19

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Classe ’83, nerd orgogliosa e convinta, sono laureata con lode in ingegneria dei sogni rumorosi ed eccessivi, ma con specializzazione in realismologia e contatto col suolo. Scrivo di spettacolo da sempre, in italiano e in inglese, e da sempre cerco di capirne un po’ di più della vita e i suoi arzigogoli guardandola attraverso il prisma delle creazioni artistiche di chi ha uno straordinario talento nel raccontarla con sincerità, poesia e autentica passione.

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