La manifestazione fondata dal critico cinematografico Sergio M. Grmek Germani
I cinque giorni del festival diretto da Sergio M. Grmek Germani, dal programmatore tedesco Olaf Möller e dal critico cinematografico e direttore del settimanale Film Tv, Giulio Sangiorgio, propongono un cartellone, denso e ricco, colmo di intrecci, con l’assegnazione del premio Anno Uno a Danièle Huillet (postumo) e Jean-Marie Straub, due dei maggiori cineasti della storia del cinema. L’extra-ordinarietà di quest’edizione primaverile, troppo presto, troppo tardi per citare un film di Straub-Huillet, è confermata anche dall’attribuzione di un premio Anno Uno speciale, quello a Elisabetta Sgarbi, per il lavoro culturale nell’ambito dell’editoria, anche cinematografica. Nel programma anche un omaggio a Ornella Vanoni con tre appuntamenti: il documentario Senza fine (presentato dalla regista Elisa Fuksas); un film, Non si sevizia un paperino di Lucio Fulci, in cui un suo brano è centrale, e una delle sue principali prove d’attrice, I viaggiatori della sera di Ugo Tognazzi. Un film, quest’ultimo, che si associa a Venga a prendere il caffè da noi di Alberto Lattuada, restaurato da CSC – Cineteca Nazionale in collaborazione con Minerva Pictures Group, nell’omaggio del festival al centenario della nascita dell’attore cremonese. Ad Alberto Lattuada è dedicata la retrospettiva del Locarno Film Festival curata da Roberto Turigliatto, comprendente il primo, fondamentale, lungometraggio Giacomo l’idealista e l’ultimo, Una spina nel cuore, oltre al cortometraggio Il cuore rivelatore (di cui Lattuada fu scenografo) tratto da Edgar Allan Poe e l’Esercitazione di regia tratta da Il castello di Franz Kafka, girato con gli allievi del Centro Sperimentale di Cinematografia. Ancora in occasione dei settecento anni dalla morte di Dante, un percorso dantesco, con opere di Riccardo Freda, Vittorio Cottafavi, Camillo Mastrocinque, che prevede l’anteprima mondiale del primo lungometraggio girato a Trieste in 35 mm., La statua vivente di Mastrocinque, restaurato dalla Cineteca del Friuli, anticipato da un commento di Dante Spinotti e da un breve backstage d’epoca. Trieste è anche la protagonista dell’omaggio dedicato a Tino Ranieri, decano della critica cinematografica triestina, di cui verranno proiettati nel centenario della nascita le rare e importanti opere a cui ha collaborato, in quello che è un vero e proprio evento di riscoperta.







































