Lunana. Il villaggio alla fine del mondo

Persino gli abitanti del Bhutan devono salire più in alto per scoprire se stessi

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Lunana il villaggio alla fine del mondo
di Pawo Choyning Dorji
con Sherab Dorji, Ugyen Norbu Lhendup, Kelden Lhamo Gurung, Pem Zam, Sangay Lham

Come Don Camillo che venne spedito nell’irraggiungibile parrocchia montana di Montenara per aver fatto i capricci, anche il giovane maestro Ugyen, che si annoia a scuola e il cui grande sogno è mollare il tetto del mondo per andare a fare il cantante in Australia, viene invitato dalla reale amministrazione scolastica del Bhutan a raggiungere Lunana, a 4200 metri di altitudine, a piedi e dorso di mulo, per andare a insegnare ai bambini di lassù: pochi, di varie età, figli di pastori di yak. Praticamente, per lui, la morte civile. Con una certa ironia il nostro maestrino (perennemente attaccato al cellulare e agli auricolari e in cammino verso un luogo senza elettricità) viene accompagnato da due divertiti pastori (senza cultura ma molto intelligenti) a scoprire che dormirà in un posto senza vetri e insegnerà in un’aula senza lavagna e senza libri, ma con allievi ansiosi di studiare ed entusiasti (anche se hanno problemi di genitori separati come i bambini di città). E poi nelle valli ogni tanto risuona la canzone dello yak cantata da una bella pastorella. E si porterà, come dice il titolo in inglese, uno yak in classe. Insomma: la montagna cambia Ugyen e Ugyen cambia in qualcosa la montagna. Poi tornerà sull’altopiano per volare verso il suo destino in Australia. È veramente quello il suo destino? La favola morale di Pawo Choyning Dorji sembra uscita da un altro tempo ma è molto meno naif di come si presenta e piuttosto garbata.

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