L’atto di fede di Renato Zero

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Renato Zero
@Roberto Rocco

Renato Zero non smette di sorprendere. E, come dice lui, di sorprendersi. Il nuovo album, “Atto di Fede”  (edizioni Tattica) sbarca in tutti i negozi di dischi, nei book-store digitali e nelle librerie venerdì 8 aprile.

Diciannove brani inediti di musica sacra – con il supporto di un libro- composti da Zero e arrangiati e orchestrati dal Maestro Adriano Pennino. Nel disco la solenne  presenza della Budapest Art Orchestra diretta da Andras Deak, la collaborazione con il Coro Internazionale istituito dall’Orchestra Filarmonica della Franciacorta e le interpretazioni di Giacomo Voli e di Lorenzo Licitra. L’artwork è curato dal cover artist Paolo De Francesco.

A scandire la sequenza dei brani, nel nuovo album, i pensieri di Alessandro Baricco, Luca Bottura, Pietrangelo Buttafuco, Sergio Castellitto, Aldo Cazzullo, Lella Costa, Domenico De Masi, Oscar Farinetti, Antonio Gnoli, Don Antonio Mazzi, Clemente J. Mimun, Giovanni Soldini, Marco Travaglio, Mario Tronti, Walter Veltroni.

Renato Zero racconta la sua nuova opera in Campidoglio, a Roma, sotto lo sguardo del Marco Aurelio, la scultura bronzea dorata che raffigura l’imperatore romano, filosofo e scrittore, a cavallo. Che con la mano protesa sembra quasi benedire dall’alto e dalla storia la presenza di Zero in Campidoglio. «Noi artisti patiamo ancora l’assenza dal palcoscenico e dal camerino, dove si formano le nostre idee e dove alimentiamo il coraggio di non mollare» esordisce l’artista romano con evidente riferimento ai lockdown patiti dal mondo dello spettacolo negli ultimi due anni. Outfit “all black”, lo sguardo di Zero è acceso e la voce arriva limpida e solida alla platea di giornalisti che affollano la sala, mentre tanti altri sono collegati via “zoom” dalle altre città italiane.

«Siamo qui per una ragione che esula dal mio percorso tradizionale –spiega Zero con evidente orgoglio– Sono arrivato ad un traguardo al quale ambivo da parecchio tempo: accarezzare Dio da vicino, e fargli i complimenti per avere mantenuta intatta la mia fede».

Il pensiero inevitabilmente va ad un percorso artistico che aveva già dato alla luce brani di grande intensità, con venature poetiche prossime alla religiosità, come “Il Cielo”, “Potrebbe essere Dio”, “Angeli”, “Nei giardini che nessuno sa”, “Anima grande” e altri ancora. «Nello spettacolo c’è anche religiosità. E io mi faccio il segno della croce ogni volta che entro in scena. Perché io possa dare il massimo al mio pubblico».

Poi Zero si sofferma sulle caratteristiche dei nuovi brani: «Questo è un lavoro straordinario, abbiamo messo insieme l’eccellenza di molte persone, ci sono molti spunti, talmente forti ed efficaci che consentono di rimettere in gioco la nostra volonta’ di camminare. La musica non è mai leggera. Richiede impegno, dedizione, e sacrificio».

E spiega l’importanza, oggi, di dirsi cristiani: «C’eravamo dimenticati di Dio da parecchio tempo. Non ci siamo fatti frequentare da lui. Abbiamo lasciato che l’indifferenza, l’apatia, la stanchezza intellettuale ci impedissero di raggiungerlo. Manca l’umiltà di dirsi cattolici e cristiani, una umiltà che mi pare sparita dalla circolazione».

Poi torna a parlare delle ragioni di un disco così diverso: «Io avevo bisogno di scrivere un lavoro così. Anche per dedicarlo un po’ a mio zio, Don Pietro, il fratello di mio padre, che dopo 37 anni di onorato servizio venne spedito al confino con l’accusa di avere ospitato alcuni partigiani».

E sul concetto di fede aggiunge: «la fede serve anche ad andare oltre. E noi dobbiamo andare oltre ogni giorno, ogni mattina. E dobbiamo trovare il coraggio di sentirci difettosi e inadeguati».

È uno Zero in grande forma, che racconta con piglio deciso ogni dettaglio della genesi di questo suo lavoro, per il quale auspica un risultato ben più prezioso di quello economico, e cioè il sorriso di qualcuno che ti dica che hai fatto una bella cosa… Zero sembra dire che questo non è solo un “Atto di Fede”. Ma anche un atto di coraggio.

«Attraverso questo mio “Atto di Fede” volevo togliermi la soddisfazione di avere ampliato la mia musica e l’orizzonte della mia scrittura. E’ un lavoro che mi inorgoglisce».

Chiediamo a Zero quale sia stato il “percorso” della sua fede, da quelle notti nei primi anni ’80 quando sotto il tendone di “Natale a Zerolandia” si celebrava la Messa a metà della sua esibizione, fino alle scelte artistiche di oggi.

«Nella notte di Natale a mezzanotte c’era la messa sul palco, con il prete e intorno a lui i ragazzi con la chitarra. E si faceva persino la comunione. Quella tradizione durante i concerti di Natale sotto il tendone io sarei stato pronto a mantenerla per tutta la vita. Poi purtroppo… ci chiusero il tendone. In quelle notti si aggregava il bisogno di religiosità al godimento del concerto. Le due cose messe insieme favorivano un miracolo…».

Poi, alla presenza dell’assessore Alessandro Onorato -visibilmente emozionato- arriva l’annuncio dei prossimi concerti: il 23, 24, 25 e 30 settembre, Zero tornerà ad esibirsi in pubblico, con degli speciali “eventi” live, nella splendida cornice del “Circo Massimo” a Roma (prevendita a partire dalle 11 di lunedì 11 aprile su renatozero.com e vivaticket.it).

Renato Zero

E ogni sera, come già accadde in occasione dei formidabili live del “SeiZero” del 2010 a Piazza di Siena, la scaletta dei brani sarà diversa ogni sera.

«Il Circo Massimo premia la mia romanità. A volte mi son sentito straniero a casa mia. A volte a Roma manca la voce dei romani. Io al Circo Massimo mi farò… gladiatore.  Per conquistarmi di nuovo il vostro applauso”. Al Circo Massimo sarà una doppia festa, perché si recupererà anche il festeggiamento mancato il 30 settembre del 2020 a causa del lockdown per i suoi 70 anni.

Zero spiega nel dettaglio quale sia la “magia” del concerto, per lui: «quando mi preparo per un concerto, in quella liturgia che è quasi mistica… mi “consegno”, ogni volta vergine, alla attenzione e alle aspettative del mio pubblico. Che ogni volta si attende da me emozioni e nuove sensazioni. I miei 72 anni saranno in qualche modo ancor più preziosi dei miei 18. Nei 18 c’era la “prospettiva” di un futuro, oggi ho la “certezza” invece che nei prossimi anni ci saranno cose “alte” e importanti. E nel mio futuro…  voglio esser vivo e presente, quando lo vivrò».

I giornalisti presenti applaudono, insieme a quelli collegati via web. Zero si alza, ringrazia tutti, saluta, sorride. Mentre sfila lentamente via, dentro al nero che lo avvolge, lasciandosi alle spalle il Marco Aurelio, Zero sembra quasi lasciarsi dietro una scia, con tutti i colori della sua vita. Accesi, coraggiosi, ribelli, nuovi. Colori che ha custodito e protetto in tutti questi anni.

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