Joseph: «La musica mi aiuta a tirar fuori la faccia tosta»

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A dispetto della sua giovanissima età, Joseph, nome d’arte di Giuseppe Marra, sembra avere le idee ben chiare su quello che vuole fare. La musica è il centro della sua vita e da qualche mese ha deciso di trasformare i testi che componeva in qualcosa di concreto.

A partire dall’estate 2021 ha pubblicato due singoli per Island Records (Universal Music Italia) e da venerdì 8 aprile sarà disponibile il suo nuovo singolo intitolato Tuttalacittà. Un brano particolare sia dal punto di vista del testo che da quello musicale.

Il testo è allo stesso tempo molto semplice ma particolarmente intenso, come è nato?
«Sul testo ho lavorato insieme a Vito, in arte argon, e Francesco, in arte frada, che mi hanno dato una mano a buttarlo giù. Il tutto parte da un’esperienza personale, capitata ultimamente: stavo coi miei amici dentro a un bar e una ragazza mi ha portato una rosa per approcciare. Io non la conoscevo e questa cosa mi ha colpito, e ho scritto di getto un paio di frasi. La cosa è finita lì, perché sono fidanzato, però ci ho voluto scrivere sopra, portando all’estremo quello che mi era successo, perché magari qualcuno può ritrovarsi nelle cose che ho scritto».

A livello musicale è un brano piuttosto composito: ci hai lavorato da solo o hai collaborato con qualcuno?
«Per quanto riguarda la produzione, c’è un ragazzo che ha curato anche la produzione degli altri miei pezzi che si chiama Vincenzo, in arte Kyv, e Argon. Di base sono stati loro due ad occuparsi della parte musicale, lavorando insieme»

Le immagini descritte nel pezzo sono estremamente nitide, cosa che emerge anche dagli altri due singoli. Questa è una capacità non da poco per un cantautore: come hai sviluppato questa dote?
«Io scrivo da un paio di anni, è ovvio che ho ancora molto da imparare e da migliorare, però mi sono reso conto di dover parlare di cose più concrete. Prima non ero così, parlavo delle cose in maniera più astratta e si perdeva un po’ il nucleo dei miei pezzi. Adesso invece cerco di essere più concreto, ma è una cosa su cui lavorerò ancora»

Proprio per questo motivo è un pezzo che si presta bene a trasformarsi in un videoclip, ci hai già pensato?
«Sono molto più concentrato sulla musica che sul resto, onestamente, però mi piace curare il progetto anche dal punto di vista dell’immagine. Sono molto puntiglioso anche su quello, in realtà. Però per il momento non penso a un videoclip, vediamo come va il pezzo»

La cover racconta molto del tuo pezzo. Come l’hai scelta?
«Ovviamente se n’è occupato un professionista, però io ho dato alcune indicazioni. Ho chiesto che ci fossero in primo piano le persone e poi che fosse chiaro l’ambiente, quindi la città. Poi avevo dato l’indicazione anche sul colore, perché il viola mi ispirava per questo brano».

Rispetto ai due singoli precedenti, cosa c’è di diverso e quanto invece sono collegati?
«Quando è uscito babydontcallme era un periodo in cui mi facevo influenzare parecchio dalla musica d’oltreoceano, in particolare dall’R‘n’B americano, però in Italia è un genere molto difficile da proporre. Sbaglidafare è infatti un po’ più una ballad che ci ha permesso di aprirci un po’ di più al pop. Non è stata assolutamente una costrizione perché io il pop lo apprezzo e penso che quando viene fatto bene è comunque un prodotto di qualità. Tuttalacittà è un pezzo in cui si uniscono sia la parte un po’ più ambient e il ritornello che sembra una ballad»

Considerato che Tutta la città è già il tuo terzo singolo, hai in mente per il futuro di far uscire un album/EP oppure per il momento vuoi continuare a lavorare sui pezzi?
«Forse per parlare di album è un po’ presto, personalmente per ora voglio continuare a scrivere e lavorare sui singoli, però chiaramente è un obiettivo a cui arrivare. I singoli sono l’evoluzione del mio stile, però sono legati tra loro dall’atmosfera»

Hai qualcuno a cui guardi come modello all’interno del mondo della musica?
«Modelli precisi al momento non ne ho. Ne avevo più da piccolo, ma era una situazione diversa. Adesso, più che altro per cultura personale, cerco di ascoltare un po’ di tutto, anche se mi oriento più sull’R’n’B, adesso mi lascio influenzare da ciò che ascolto»

Come sei arrivato alla musica?
«All’industria musicale mi sono avvicinato molto di recente, però il rapporto che ho con la musica nasce da quand’ero molto piccolo. Mia madre mi faceva ascoltare tantissima musica e quello mi ha fatto appassionare, poi cantando quello che ascoltavo abbiamo capito che potevo fare qualcosa con la mia voce. Alle medie ho iniziato a studiare chitarra, quindi ho iniziato ad avvicinarmi all’arrangiamento, cosa che mi ha permesso di iniziare a scrivere. Prima in inglese e poi in italiano. Alla fine, quando ho pensato che qualcosa di quello che avevo scritto doveva prendere forma, ho conosciuto Vincenzo e abbiamo iniziato a collaborare»

Cosa fai quando non suoni?
«Sono una persona molto introversa, la musica è il modo che ho per esprimere cose che magari non direi e per cacciare fuori la faccia tosta. Per il resto, al momento la mia prima preoccupazione è la scuola, faccio l’ultimo anno di liceo quindi tra poco ho l’esame. Qualsiasi cosa nella mia vita gira intorno alla musica, anche perché i miei amici sono le persone con cui passo il tempo in studio. Non riesco a immaginare una sfera della mia vita che non abbia a che fare con la musica».

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