Atlantis

Il film di Vasyanovych prima di Reflection, dopo la guerra nel Donbass...

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Atlantis
di Valentyn Vasyanovych
con Andriy Rymaruk, Vasyl Antoniak, Liudmyla Bileka, Lily Hyde, Philip Paul Peter Hudson

In anteprima all’Anteo l’11 aprile e in programmazione il 12 e il 13 aprile. A questo link i cinema che lo programmano

Un uomo ripreso dall’alto, nel buio, da una camera che legge il calore dei corpi, scava una fossa: altri due portano un quarto uomo che viene ucciso a colpi di calcio di fucile e seppellito. Intorno spari. La scena dura alcuni minuti, nello stile di Vasyanovych (come in Reflection): ogni scena sarà a macchina immobile per un tempo modulare, qui per la prima ora di film. Luce. Titolo che recita Atlantide: 2025, Ucraina dell’est, un anno dopo la guerra. I vecchi trailer a loro tempo dicevano: “Ucraina dell’est 2025. Dopo la vittoria sulla Russia. Ma dopo la desolazione”: quando questo film passò nel 2019 a Venezia, dove vinse nella sezione Orizzonti, era un film di fantascienza. Ora la realtà lo sta incalzando. Da come due amici si addestrano a sparare alle sagome si capisce che sono stati all’inferno e forse la prima scena li riguarda. Uno, arrivata la pace, si suicida in una colata di acciaio fuso, non sopporta i compagni di lavoro (“Sono ancora sovietici, vogliono che arrivi uno zar a risolvere i loro problemi”), l’altro, Sergeij (Rymaruk), viene a sapere della chiusura dell’acciaieria in una scena che sembra uscita da 1984 : un dirigente  in stile Grande Fratello su schermo gigante in fabbrica li avverte in inglese (con traduttrice fuori campo) che le nuove tecnologie li hanno resi inutili. Poi, ironicamente sullo schermo passano frammenti di Sinfonia del Donbass, il documentario di Dziga Vertov del 1930 sui minatori ucraini. Titolo originale Entuziasm… E il futuro? In una desolazione militarizzata insostenibile (un mondo da sminare, infiniti cimiteri, acque e terre morte per la chimica della guerra) Sergeij trova l’amore incrociando la strada della volontaria Katya (Bileka) che aiuta a ricostruire un’identità ai cadaveri seppelliti senza nome nelle fosse comuni (come nell’ultimo Almodovar Madres Paralelas: qui però  lunghe scene su un tavolo anatomico e accanto alle fosse comuni fanno sembrare il film di Almodovar un musical). Già prima di Reflection Vasyanovych è implacabile nei ritmi e nelle parole:  “Dieci anni di guerra per ripulirsi dalla propaganda sovietica e cento anni per ripulire la terra avvelenata”. È stato anche produttore e direttore della fotografia del molto discusso The Tribe di Myroslav Slaboshpytskkyi. Il calore umano (c’è anche il sesso) in guerra e in amore, è riservato alla telecamera termica. Ma anche il titolo spaventa: Atlantide è un continente affondato…

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