Detto Ferrante Anguissola, a 90 anni il decano dei cantautori torna con “E la voce va”

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Detto Ferrante Anguissola

Detto Ferrante Anguissola (nome d’arte di Ferrante Anguissola d’Altoè) è il decano dei cantautori italiani. Quest’anno ha tagliato il traguardo dei 90 anni e due giorni dopo la ricorrenza ha pubblicato un nuovo album, intitolato E la voce va.

La sua è una storia che merita di essere raccontata. Nato a Cremona, da una storica famiglia piacentina, annovera fra i suoi antenati anche la nota pittrice cinquecentesca Sofonisba Anguissola. Ha scritto la sua prima canzone a 17 anni, ma dieci anni dopo ha fondato Exhibo, ditta che rappresenta in Italia aziende straniere di prodotti elettronici, e si è buttato anima e corpo nel lavoro.

La sua professione lo ha anche portato a collaborare con la Rai in occasione dei Festival di Sanremo degli anni d’oro: il compito di Detto Ferrante Anguissola era quello di occuparsi personalmente dell’installazione tecnica dei microfoni. Dopo 50 anni di lavoro, ha quindi ceduto le azioni della ditta per dedicarsi alla musica. A dire il vero, già nel 1977, con lo pseudonimo di Asterix, aveva pubblicato un primo album, intitolato Poligrafici, Pensionati, Trombai e Santi. Ma solo in età matura la musica è diventata la sua principale attività. Nel 2020 ha pubblicato l’album A occhi aperti ed ora è la volta di questo nuovo disco.

E così abbiamo deciso di intervistare Detto Ferrante Anguissola.

E la voce va: perché il suo nuovo disco si intitola così?
Ho preso lo spunto dalla canzone Mar Mediterraneo, che recita questa frase nel ritornello. La voce attraversa lo specchio di acqua e mescola tutte le culture, da Oriente a Ponente, i venti, i luoghi di culto dei Cristiani, degli Ebrei, dei Musulmani, le rovine dei palazzi e le sue città collegate le une alle altre da strade, acque, dove la voce corre, dove la voce va.

Quando sono state scritte le canzoni che compongono l’album?
La nascita delle canzoni varia nel tempo. Le ultime due sono addirittura della mia adolescenza, mentre le altre le ho concepite negli ultimi anni quando ancora navigavo con Mariliana, mia moglie, su Aiace (la nostra Impala 35), una barca a vela veloce e sicura disegnata da un grande progettista.

C’è un tema ricorrente in molti brani che è quello dell’acqua. Perché?
Sono della costellazione dei pesci, rappresentata da un pesce che nuota raso terra e un pesce che nuota in alto e in opposta direzione. I due pesci sono collegati da una catenella, e con quella si richiamano l’un l’altro quando serve: una cosa interessante, una opportunità, un pericolo. Noi pesci siamo quindi in costante osservazione di quanto accade nel mondo. L’acqua è il nostro elemento, ma è anche l’elemento della vita.

Il suo lavoro precedente, A occhi aperti, era incentrato su tematiche sociali. Perché ha scelto di cambiare strada.
Amo molto le tematiche sociali e sento anche il dovere di individuare problemi che riguardano i comportamenti umani e la società ma, dopo aver pubblicato due album su quei temi, ho voluto lasciare trasparire meglio i miei sentimenti e il mio essere.

Detto Ferrante Anguissola

Che cosa la spinge a fare musica a 90 anni e cosa rappresenta per lei la musica oggi?
La passione che ho custodito e alimentato durante i lunghi anni impegnati nel lavoro, nei lunghi viaggi alla ricerca di incontri, mi ha spinto finalmente a 80 anni a chiudere con il mondo del lavoro attivo per dedicarmi solo alla musica. La musica è vita, è gioia e anche una grande consolatrice nel dolore. Abbiamo disperatamente bisogno di musica per i nostri multiformi stati d’animo per gioire, per festeggiare, per allietare, per piangere, per nascere e per morire. Oggi la musica ha bisogno di una presenza maggiore nella nostra vita di ogni giorno. Sintetizzo: più musica, meno parole.

Ha il rimpianto di non aver fatto della musica la sua professione quando era più giovane?
Non conosco la parola rimpianto. Ho fatto quanto dovevo fare in un momento critico della famiglia e sono soddisfatto di quanto ho fatto e ancora più soddisfatto di quanto faccio oggi.

Nella sua attività lavorativa si è occupato anche della installazione tecnica dei microfoni nel Casino di Sanremo in occasione dei primi Festival. Che ricordo ha di quella esperienza?
Un bel ricordo! La mia azienda Exhibo rappresentava i mitici microfoni innovativi prodotti in Germania da Sennheiser GmbH. A 27 anni ho dovuto assistere per i primi anni i bravissimi tecnici della Radiofonia della Rai di Torino nel risolvere problemi man mano che affioravano, proponendo loro il microfono più adatto per migliorare la qualità del suono in quegli ambienti non predisposti ai volumi sonori necessari al Festival di Sanremo.
Una volta esaurito il mio compito puramente tecnico ero affascinato nel vedere e sentire i migliori cantanti italiani e stranieri, che non era facile conoscere in altro modo, per aiutarli nel posizionare meglio il microfono o giusto scambiare qualche battuta con loro e con il grande Mike Bongiorno. Dovetti raccomandare a Mike di mantenersi a una certa distanza dal suo microfono. Vestito di tutto punto anche nelle prove, Mike prese nella tasca della giacca un gessetto bianco, mi chiese dov’era il microfono e a che distanza doveva stare, poi si piegò e tracciò sul pavimento due righe bianche! Un professionista! Due parole e via!
Il Festival in quegli anni era molto differente da ora. Ricordo i giornalisti indaffarati a intervistare cantanti ed esponenti delle case discografiche di allora, e soprattutto i genitori dei cantanti, in particolare le mamme affaccendate a rincuorare e a presentare i propri figli, tutti con la segreta speranza di aver trovato la persona giusta. Ma ricordo anche le cantanti di quegli anni: carine, ma molto morigerate. L’atmosfera era molto allegra quasi una festa di paese.

Continua a scrivere canzoni? Ne ascolteremo delle nuove in futuro?
Ho scritto e pubblicato 3 album e alcuni singoli e sto rimuginando argomenti sociali che mi sento di dover affrontare in questo periodo di grandi cambiamenti della società e della tecnologia. Il magnifico film Ennio mi ha generato altri stimoli sui quali dovrò riflettere. Tranquilli, ci sarà altro.

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Nato a Lavagna (GE) il 26 luglio 1970, nel giorno in cui si sposano Albano e Romina, dopo un diploma in ragioneria ed una laurea in economia e commercio, inizio una brillante (si fa per dire) carriera come assistente amministrativo nelle segreterie scolastiche della provincia di Genova e, contemporaneamente, divorato dalla passione del giornalismo, porto avanti una lunga collaborazione con l’emittente chiavarese Radio Aldebaran, iniziata nel 2000 e che prosegue tuttora. Per 15 anni ho collaborato anche con il quotidiano genovese Corriere Mercantile. Dal 2008 e fino alla sua chiusura ho curato il blog Atuttovasco.

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