Nina Zilli. Le molte “sliding doors” del suo romanzo “L’ultimo di sette” 

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Nina Zilli

Nina Zilli è continuamente alla ricerca di novità. Dopo dieci anni abbondanti di successi (la sua prima hit, 50mila, risale al 2009), potrebbe rifugiarsi nella sua comfort zone e continuare a fare le cose che ha dimostrato di saper fare bene: cantare, scrivere canzoni, presentare programmi televisivi. Ma Nina è uno spirito inquieto e vuole percorrere strade nuove. Così, durante il lockdown, si è cimentata con la scrittura. Non quella breve fatta di poche strofe che è il testo di una canzone, ma quella ad ampio respiro rappresentata dalle circa 250 pagine di un romanzo. Romanzo di formazione, si dice in questi casi. Però molto ben costruito e basato su una tecnica di scrittura niente affatto banale.

L’ultimo di sette (252 pag., 17 €, Rizzoli) è impostato come un collage. Si raccontano le storie di molte persone, e di volta in volta quello messo in primo piano diventa il protagonista. In realtà i personaggi principali sono due: Anna, una gallerista molto quotata, perennemente in giro per il mondo per un vernissage o per vendere un’opera. E Raffaello, un trombettista jazz davvero talentuoso «dall’aria sexy e stropicciata». S’incontrano durante un’asta di beneficienza e vivono una notte appassionata. Ma una soltanto. Lei da dodici anni è fidanzata con Marco, la loro storia va avanti senza entusiasmo, però nessuno dei due ha il coraggio di troncarla. Raffaello è troppo preso dalla sua musica per riuscire a guardare oltre. In un gioco d’incastri molto efficace, capace di tenere costantemente desta l’attenzione del lettore, entrano ed escono dalla storia altri personaggi: Rita (che ha un segreto inconfessabile), Alberto (che sta riscoprendo l’amore grazie a Luca), lo stesso Marco (consapevole di perdere Anna ogni giorno che passa, eppure incapace di reagire), Sandra (una soprano che non vuole sentir parlare di avere un altro figlio) e sua madre Rita.

La storia dura una settimana e il romanzo è suddiviso in sette capitoli (ecco il perché del titolo). I riferimenti musicali vengono fuori in continuazione. Nina Simone, per dire, è citata già a pagina 21, e con una certa frequenza fanno capolino grandi interpreti come Dinah Washington, Ella Fitzgerard, Billie Holiday, Etta James, Sarah Vaughan (citata con nomignolo di Sassy), oltre a Chet Baker, Miles Davis, Bob Marley, Peter Tosh, Jim Morrison, Faith No More, Lucio Dalla e parecchi altri. Numerose pure le citazioni di romanzi e film, dall’Insostenibile leggerezza dell’essere a James Bond e Pulp Fiction.

Spesso la scrittura di Nina è ironica, e non risparmia frecciatine a nessuno: «L’arte è una cosa da egoisti, nessuno credo la faccia veramente per gli altri e anche se gli artisti così esistono, si chiamano in un altro modo», dice a un certo punto Anna.

Mentre parlando di Bat Botox (una milionaria che ha partecipato all’asta di beneficienza), afferma: «ha fatto talmente tanti interventi che non riesco a immaginare il punto di partenza della sua faccia, non si leggono neanche più i confini tra fronte e mascella, ha il filtro Barbara D’Urso incorporato, non capisco nemmeno le sue emozioni».

Insomma, mentre la storia si sviluppa, Nina ama immergersi nei personaggi che tratteggia, definendone con una certa efficacia i contorni fisici e caratteriali. A volte prende di mira certi stereotipi proposti dalla tv; più spesso “gioca in casa” e, anche se ogni volta che parla del suo romanzo ci tiene a sottolineare che non è autobiografico, in realtà qui e là s’intersecano cenni autobiografici. Magari non soltanto dell’autrice, ma di persone che le sono vicine, amici, fidanzati, genitori.

Ovviamente è vietatissimo spoilerare il finale perché, pur non essendo un noir, un po’ ne ha la struttura, e il lettore è portato a domandarsi cosa succederà nelle pagine successive. Un risultato, questo, che nelle maggior parte dei casi si acquisisce dopo anni “di mestiere”. A Nina Zilli è venuto naturale fin dal primo colpo. Pure questa una coincidenza, come le tante che si susseguono mentre il romanzo sviluppa la sua trama?   

NIna Zilli

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Massimo Poggini è un giornalista musicale di lungo corso: nella seconda metà degli anni ’70 scriveva su Ciao 2001. Poi, dopo aver collaborato con diversi quotidiani e periodici, ha lavorato per 28 anni a Max, intervistando tutti i più importanti musicisti italiani e numerose star internazionali. Ha scritto i best seller Vasco Rossi, una vita spericolata e Liga. La biografia; oltre a I nostri anni senza fiato (biografia ufficiale dei Pooh), Questa sera rock’n’roll (con Maurizio Solieri), Notti piene di stelle (con Fausto Leali) e Testa di basso (con Saturnino) e "Lorenzo. Il cielo sopra gli stadi", "Massimo Riva vive!", scritto con Claudia Riva, "70 volte Vasco", scritto con Marco Pagliettini, e "Lucio Dalla. Immagini e racconti di una vita profonda come il mare".

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