Useless Bodies? 
di Elmgreen & Dragset
alla Fondazione Prada
Milano, Largo Isarco 2
fino al 22 agosto 2022

Fondazione Prada pubblica anche il volume Useless Bodies? estensione tematica della mostra  con di testi di filosofi, artisti, scrittori, scienziati e pensatori sulle percezioni del corpo .

The Observer- Foto Elmar Vestner

Il titolo Useless Bodies? significa “corpi inutili”. I nostri? Nei manifesti della mostra appaiono una cameriera con crestina (statua, androide?) e un cane robot. Un lavoro sulla sostituzione degli umani e degli animali con macchine? Non è del tutto così. E i due elementi sono insieme solo nel manifesto. La mostra del duo danese/norvegese Elmgreen & Dragset  racconta la perdita della nostra centralità. Sono specialisti nel rappresentare “il mondo senza di noi”.  Nella prima parte del lavoro, allestita nel grande spazio del Podium, il duo si è ispirato alla mostra che nel 2015 aveva inaugurato la Fondazione: Serial Classic di Settis e Kolhaas, in cui si dimostrava con un ampio parco statue, originali e copie, che agli antichi l’idea dell’opera “unica” era estranea. Oggi Elmgreen & Dragset contrappongono copie di statue classiche a loro opere in bronzo smaltato di bianco.

This is how We Play Together – Foto Elmar Vestner

Il bianco smaltato sembra già ironizzare sul marmo e la classicità: i soggetti sono quotidiani, per esempio un uomo su una sedia a rotelle, uno che fuma su un balcone, uno che vernicia una parete, due bambini che “giocano insieme” ciascuno perduto nella sua mascherina per la realtà virtuale. Fai quattro conti con questi fantasmi e cominci a sentire la sparizione, se non dei corpi perlomeno dei ruoli abituali. Si aggiunge un sirenetto, He, risposta gay smaltata in argento alla Sirenetta del porto di Copenaghen, ed ecco la cameriera del manifesto, Pregnant White Maid, l’unica donna in mostra: è gravida e osserva un ragazzino(Invisible)  che crede di essersi celato alla vista in un caminetto. È la serva? La madre? Gli autori autorizzano ogni interpretazione.

Pregnant White Maid e Invisible – Foto Andrea Rossetti

Al piano superiore del Podium i corpi non ci sono più. C’è una sequenza di cubicoli deserti, ciascuno con le sue pareti per postazioni contrapposte, ogni postazione col suo computer, la sua tastiera, la sua sedia. Minimalismo ossessivo di un ufficio abbandonato. Se però cammini tra le postazioni scopri una foto incorniciata, un bottiglietta di plastica schiacciata, un libro, composizioni oziose di mollette per fogli, un piccolo busto di Marx con la scritta Das Kapital , altri segni di una vita passata e una meditazione sul lavoro: il titolo The Garden of Eden fa pensare alla cacciata dal Paradiso Terrestre, ed è stato concepito prima dello Smart Working in pandemia. Due computer sono accesi: uno propone case dalle architetture angosciose, l’altro mostra una testa affondata su un cuscino e, forse, la stessa distesa di cubicoli quando erano abitati. Ricordatevi della testa affondata nel cuscino…

The Garden of Eden – Foto Andrea Rossetti

La terza parte della mostra è nella Galleria Nord. Si entra e ci attende una cucina di metallo di  bellezza inquietante. A chi serve? E chi tiene in cucina un Concetto spaziale di Fontana? La Galleria è stata reimpostata come una casa: una casa per corpi inutili, ci dicono Elmgreen & Dragset: alterna pezzi di arredamento e opere d’arte in maniera ironica e assurda. L’unica cosa che potrebbe animarsi lì dentro è il cane robot che abbiamo visto sul manifesto.

Untitled – Foto Andrea Rossetti

E gli umani? Alla fine della casa c’è un corpo, morto: sporgono i piedi dallo scomparto aperto di un armadio di metallo da obitorio. Chiudi e ti tieni il morto in casa.
Nella quarta parte, alla Cisterna, ecco svelato il mistero della testa affondata nel cuscino: appartiene a un corpo, una scultura iperrealista sul lettino nello spogliatoio di una palestra: giriamo intorno agli armadietti e scopriamo vestiti buttati lì, mozziconi, pomata Power Stud per ritardare l’eiaculazione, biglietti da visita con

Piscina di Largo Isarco – Foto Andrea Rossetti

l’inquietante scritta Have You Come Here for Forgiveness: “Sei venuto qui per il perdono”. Se il verso successivo fosse “Sei venuto qui per resuscitare i morti” allora sarebbe One degli U2 (ai tempi di Achtung Baby). Inquietante perché al polo opposto della Cisterna c’è una piscina abbandonata, secca e sporca. E nella stanza tra le due parti dell’installazione un funambolo è appeso a  un cavo: con la destra si tiene alla corda e con la sinistra regge il bilanciere. La posizione è critica: lasciarsi andare di sotto o tentare di risalire? Sulla maglietta del funambolo c’è scritto: What’s Left?  È una domanda politica alla sinistra: mollare o continuare?

What’s Left – Foto Andrea Rossetti

Disseminate qua è la nella geografia della Fondazione altre ironie inquiete: tra le tante una Mercedes station wagon  in cui dormono i corpi in silicone di due ragazzi (The Outsiders) che potrebbero raccontare la condizione laterale degli addetti alla sistemazione delle opere o l’emarginazione degli omosessuali in Russia (la targa della Mercedes è della regione di Mosca)  e un bancomat incastonato in un frammento del Muro di Berlino. Titolo emblematico: Statue of Liberty.

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento
Inserisci qui il tuo nome