L’ironia di Laura Fedele racchiusa in un romanzo 

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Laura Fedele

Cantante, pianista, autrice, performer, docente. Insomma, una vita spesa a fare musica, in ogni forma. Ora questa apprezzata jazzista che il grande pubblico ha potuto conoscere grazie alla sua partecipazione a The Voice Senior (dove è giunta alle semifinali) ha deciso di cimentarsi anche con la scrittura in forma di romanzo, dando alle stampe Sola come un cane, storia che prende spunto dallo spettacolo musicale-teatrale Sola come un cane: canzoni e dissertazioni tragicomiche sulla solitudine, che l’autrice porta in scena dal 2018.

Laura parte ponendosi una domanda: Meglio cani sciolti o in branco? La solitudine è profonda sofferenza o splendid isolation?

Da questo interrogativo nasce un flusso di coscienza che indaga su scelte di vita e relativi dubbi e contraddizioni, soffermandosi sui punti cardine dell’esistenza: le relazioni sociali, l’amore, l’amicizia, il sesso.

L’autrice racconta di passioni, paure e inquietudini dell’animo umano; di personaggi – umani e a quattro zampe – che incontra lungo il suo cammino; del suo amore per gli animali e per la musica, il suo mestiere.

Il tutto con un tono ironico e autocanzonatorio, e sotto lo sguardo attento di Barney, vero Muso Ispiratore di questa vicenda. In definitiva, è la storia di una donna fiera della propria indipendenza e che ama la libertà ma che, a volte, si lascia andare a un pizzico di nostalgia. 

Ecco un breve assaggio di ciò che scrive: «Certi giorni scivolano via senza quasi nessuna interazione con altri umani; a volte per scelta, e a volte no.
Certi giorni, il telefono squilla in continuazione, ma tu non hai voglia di rispondere; altri, invece, vorresti che squillasse, ma non ti chiama nessuno; altri ancora, arriva la sera e realizzi che hai parlato solo ed esclusivamente col tuo cane. Parlato, comunicato, interagito soltanto con lui, l’amore santo, la gioia del tuo cuore, che però non risponde, o almeno non a parole. Quindi, più che altro, si è trattato di brevi monologhi, diciamo… una trentina di parole? Be’, nel mio caso, sono sicuramente di più, perché io parlo spesso col mio cane; facciamo una media, dai: 80. Poi, possiamo aggiungere l’interazione umana, breve ma intensa (il caffè del mattino al bar è un sacro rituale) avuta con il barista: “Buongiorno, il solito, grazie”, e fanno 84 parole; poi, per non trascurare nulla, ci mettiamo pure il benzinaio: “Buongiorno, 20 euro, grazie”, e fanno 88. Una media di 88 parole al giorno.
Bene
».

Laura Fedele

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