Paolo Vallesi festeggia 30 anni di carriera con un doppio album, un tour e un docufilm

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Paolo Vallesi

Era il 1991 quando Paolo Vallesi vinceva il Festival di Sanremo nella sezione Novità con Le persone inutili. L’anno successivo il cantautore fiorentino sarebbe poi arrivato terzo fra i Campioni con La forza della vita.

Oggi Vallesi festeggia 30 anni di carriera (sarebbero 31, a dire il vero, ma un anno a tutti i musicisti lo ha rubato il Covid) e lo fa in grande stile. Da poco ha pubblicato due nuovi album: il primo si intitola Io e contiene dieci brani inediti; il secondo ha per titolo Noi e presenta i suoi successi interpretati insieme ad alcuni amici artisti quali Gianni Morandi, Enrico Ruggeri, Gigi D’Alessio, Dolcenera, I Legno, Marco Masini, Danti, Amara. C’è poi anche un inedito che vede Vallesi duettare con Leonardo Pieraccioni.

I due album sono anche disponibili insieme nella versione digipack IoNoi ed inoltre i fan possono scaricare una nuova app (si chiama proprio “Paolo Vallesi”) interamente loro dedicata. Le novità però non sono finite: alle porte ci sono infatti anche un tour e un docufilm. Insomma, la carne al fuoco è tanta e per questo motivo abbiamo deciso di intervistare Vallesi.

Stai per iniziare un nuovo tour. Quali emozioni provi, anche alla luce di quanto accaduto negli ultimi due anni?
Una sensazione molto bella. In questi giorni stiamo provando lo spettacolo nuovo e nonostante siamo in una sala ovviamente senza pubblico, questo ci dà un’adrenalina incredibile. Sono due anni che non suoniamo insieme, in questo periodo ho fatto pochissime esibizioni da solo col pianoforte o al massimo in due, per via delle restrizioni che c’erano. Suonare con la band completa è una gioia anche durante le prove. Porteremo in giro uno spettacolo completamente rinnovato, visto che ci sono le canzoni nuove. Partiremo il 27 aprile dal Blue Note di Milano, poi saremo il 5 maggio al Largo Venue di Roma e quindi il 24 maggio al Teatro Puccini di Firenze. Queste sono le prime date per presentare il disco. Sarà una festa, verranno anche gli ospiti che hanno partecipato al disco, divisi chiaramente per aree geografiche. Poi andremo avanti per tutta l’estate con un lungo tour.

In cantiere hai anche un docufilm. Ci puoi anticipare qualcosa?
Sarà pubblicato a settembre, in gran parte è già stato realizzato. Voglio raccontare la genesi di questo album e anche la sua vita. È un discorso che credo sia interessante non solo per gli addetti ai lavori, ma anche per chi magari a meno addentro alla musica e non conosce tutti i passaggi legati alla pubblicazione di un disco, da ciò che precede la nascita dell’album fino alla sua promozione. Abbiamo già realizzato una parte live al Teatro Romano di Fiesole, con la presentazione del disco nuovo, e dei video con tutti coloro che hanno effettuato i featuring con me. Ci saranno poi immagini della promozione e dei concerti e una mia intervista. Il docufilm durerà un’ora e mezza, spero che possa poi essere visto non solo via social, ma anche televisivamente.

Paolo Vallesi

Tanti tuoi colleghi, nomi importanti della musica italiana, hanno deciso di partecipare a Noi. È stato un bel segno di stima nei tuoi confronti, non trovi?
È esattamente questo. Parlando con alcuni colleghi mi sono più volte sentito dire che avevano provato a fare un disco di duetti per poi fermarsi perché non c’erano le disponibilità. Io invece sono stato molto fortunato. Sono partito dagli amici, senza avere alle spalle un management o una casa discografica che organizzasse tutto. Ho chiamato le persone che sentivo più vicine e che pensavo fossero giuste per questo progetto e ho ricevuto il 95% di sì. È stata una grandissima gioia e nessuno ha avanzato delle pretese. Una cosa molto bella, che ho interpretato come un attestato di stima, segno che qualcosa di buono l’ho fatto.

L’ultima traccia di Noi si intitola Le fughe annerite delle mattonelle e ti vede collaborare con Leonardo Pieraccioni. Una “guasconata”, l’hai definita. Come è nata questa collaborazione?
Gli ho telefonato e lui non ha risposto, ma poi mi ha mandato un messaggio con scritto: «Mandami un messaggio, perché a voce non so dire di no, mentre leggendo riesco a pensare come fare per rifiutare». Gli ho scritto che volevo cantasse con me nell’album e a quel punto è stato lui a telefonare: «Se si tratta di cantare ci sono», mi ha detto, perché lui ha il pallino della musica. Un mattino ha poi avuto l’idea su questo tema scottante che sono le fughe annerite delle mattonelle, tema del quale nessuno ha mai avuto il coraggio di parlare, e la canzone è nata così. È una specie di ghost track, corredata fra l’altro da un video molto bello, che però faremo uscire più avanti.

Poi c’è Io, disco di inediti che arriva a cinque anni di distanza da Un filo senza fine. Le canzoni le hai scritte in questi anni?
Sì, alcune canzoni erano già state pubblicate come singoli, ma sono state riarrangiate e risuonate. È un disco che vorrei si ascoltasse dall’inizio alla fine. Ha un suono univoco, per me è un grande viaggio. Nella mia testa deve dividere: o ti fa schifo e lo togli dopo due pezzi o ti rapisce e lo ascolti tutto.  È un viaggio nella mia musica di adesso, con i suoni di oggi, che non strizza l’occhio da nessuna parte e va avanti per la sua strada. È un disco fatto anche di molte code musicali, addirittura in un pezzo ho ripreso le vecchie sfumate, i fade out, come negli anni ’90. Il bello di questo album è che dall’inizio alla fine ti porta verso un mondo. Ti può piacere o no, però è un mondo.

Tu sei uno che scrive sempre?
No, non scrivo tantissimo. Per scrivere ho bisogno di un brivido, di un’emozione che mi faccia sobbalzare. Scrivo a periodi, tanto è vero che faccio un album ogni cinque anni. E non sono uno di quelli che provina 80 canzoni e poi ne sceglie 20: ne faccio 20 e quelle pubblico. A monte c’è un’autocensura iniziale, di 60 spunti che non porto avanti.

Paolo Vallesi

Anche in questo disco di inediti ci sono collaborazioni importanti, con Amara, Simone Cristicchi e Pierdavide Carone.
Due anni fa partecipai a una trasmissione televisiva, grazie alla quale molte persone mi hanno riscoperto. Per un periodo, quando uscivo di casa, in tanti mi dicevano «bentornato». La cosa fa un po’ sorridere, perché non ero stato da nessuna parte, ma agli occhi loro ero ritornato. Così ho telefonato ad Amara, lei è venuta da me ed abbiamo scritto questa canzone che si intitola proprio Bentornato. Poi in un secondo tempo è arrivato Simone Cristicchi ad impreziosire il brano con la sua poesia. Ricordo che eravamo ad Assisi quando abbiamo terminato la canzone. Carone è un mio compagno nella Nazionale Cantanti. Avevo un brano in testa, ma mi mancavano le parole. Una sera, dopo la partita, in una camera d’albergo, ci siamo messi a scrivere. Abbiamo fatto l’alba ed è nato questa canzone, che si intitola Meglio di niente. C’è molta amicizia dietro a tutto questo progetto, tante cose sono nate non per programmazione, ma quasi per caso.

Festeggi 30 anni di carriera. Le ricorrenze, di solito, sono anche tempo di bilanci. Se ti guardi indietro sei contento del tuo cammino?
Quando ho iniziato non avrei mai pensato che trent’anni dopo sarei ancora stato in pista. Il bilancio è chiaramente positivo, per quanto la mia carriera abbia avuto degli alti e dei bassi abbastanza eclatanti. In questi trent’anni ho imparato una cosa: mai dare niente per scontato ed essere grato a chi ti segue. All’inizio, se in un teatro da 2.000 posti c’erano 1.600 persone mi giravano i coglioni, oggi sarei grato a quelle 1.600 persone, più che pensare alle 400 che non ci sono. È un cambiamento di visione, capisco di essere fortunato a fare questo lavoro e sono grato di quello che mi viene dato.

Bentornato:

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Nato a Lavagna (GE) il 26 luglio 1970, nel giorno in cui si sposano Albano e Romina, dopo un diploma in ragioneria ed una laurea in economia e commercio, inizio una brillante (si fa per dire) carriera come assistente amministrativo nelle segreterie scolastiche della provincia di Genova e, contemporaneamente, divorato dalla passione del giornalismo, porto avanti una lunga collaborazione con l’emittente chiavarese Radio Aldebaran, iniziata nel 2000 e che prosegue tuttora. Per 15 anni ho collaborato anche con il quotidiano genovese Corriere Mercantile. Dal 2008 e fino alla sua chiusura ho curato il blog Atuttovasco.

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