Accordi e disaccordi degli eredi vip

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Luigi Tenco

Ci risiamo. Ogni volta che un artista nomina Luigi Tenco in quel tragico evento Sanremese del 1967, partono lettere e comunicati della famiglia. Questa volta è toccato a Ornella Vanoni, che recentemente al quotidiano La Repubblica ha dichiarato: “In quei giorni Luigi era uno straccio”.

Ovviamente la Vanoni che è un’artista sensibile e attenta, si riferiva all’atmosfera Sanremese che non era certo idonea a uno dei più grandi cantautori italiani. È notorio che Tenco, per carattere, indole, sensibilità, visione del mondo e scrittura artistica c’entrasse poco con il Festival delle canzonette, soprattutto in un periodo come il 1967 dove già soffiava nel Paese un forte vento di cambiamento. Lo ricordò anche Nanni Ricordi che è stato il suo primo produttore e discografico di Luigi Tenco nel libro “Ti ricordi Nanni ?” scritto da Claudio Ricordi. “Luigi mi telefonò avvisandomi che avrebbe partecipato al Festival su spinta della RCA e mi disse di non arrabbiarmi con lui. Gli risposi che non lavorando più alla RCA, lui era libero di fare quello che desiderava, ma pensai che quello non era certo il suo mondo”.

Sappiamo tutti come quell’evento si trasformò in una tragedia e non è il caso di ricordarlo ancora dopo la lunga e interminabile liturgia di complotti e di verità mai svelate. Sono decenni che se ne parla, ma ovviamente quando un artista si esibisce per il Club Tenco, il refrain salta fuori.

La Vanoni ha solo detto quello che pensano molti artisti dell’epoca e che molti testimoni oculari hanno visto. Tenco faceva già fatica a salire su un palco con la comprensibile emozione che vivono tutti i grandi artisti prima di una esibizione o di un concerto, figuriamoci nell’arena di Sanremo dove nello spazio di tre minuti si gioca almeno un anno di lavoro se non di più.

Ma quello che impressiona è la reazione della famiglia, pur comprensibile dato che dal 1967, ogni volta che si nomina Sanremo spunta fuori quel tragico avvenimento. Però la memoria non è un’esclusiva di qualcuno in particolare. Tenco era amato e seguito da migliaia di persone e non solo da persone del mondo della musica e della canzone. Chi ha lavorato con lui e i suoi amici storici, da Bruno Lauzi a Gino Paoli ha avuto sempre parole di affetto nei suoi confronti ma sono tutti concordi che Tenco a Sanremo si trovò in un mondo a lui fortemente estraneo.

Dunque perché negare la sua inquietudine in quei giorni? In fondo è anche un’ammissione che valorizza la grande personalità di Tenco. Le canzoni e i loro autori fanno parte di una memoria collettiva, non sono un’esclusiva degli eredi. Il punto è che spesso lo dimenticano.

Ci sono tanti modi di ricordare un artista. Cito degli esempi positivi come la Fondazione De André o la Fondazione Gaber che organizzano ogni anno eventi, pubblicazioni, manifestazioni e approvano o meno docufilm e documentari su di loro, ma ci sono altri che preferirebbero un ostinato silenzio.

Il caso della vedova Battisti è esemplare. Da anni la si vede protagonista di battaglie legali e di dinieghi su ogni progetto che riguarda l’ex marito, soprattutto se televisivo. È vero che Lucio Battisti ha fatto di tutto per isolarsi dal mondo dello star system. Non gli interessava affatto negli ultimi anni della sua carriera. Era molto riservato e indipendente, ma è anche vero il contrario. Un artista che crea e pubblica testi e musiche con grande generosità non lo fa solo per essere amato nella sua vita terrena. Quelle canzoni restano vive per sempre ed è un diritto di tutti viverle e ricordarle.

È persino impossibile distinguere l’artista dall’uomo, soprattutto quando i due elementi si sposano perfettamente come nel caso di Lucio Battisti e Luigi Tenco. E comunque non si possono negare i ricordi, i momenti vissuti insieme, belli o brutti che siano. Ognuno ne ha il sacrosanto diritto, non solo gli eredi.

C’è poi un aspetto molto controverso che riguarda il business. Non è questo il caso si intende, ma qualche volta la gente fa fatica a separarlo dal resto. Cito un episodio personale. Negli anni ottanta a Milano organizzai un concerto della band che accompagnava Enzo Jannacci in tour. Furono loro a chiedermelo. Più che un concerto vero e proprio era una festa in un piccolo club. Enzo approvò e partecipò come spettatore in prima fila divertendosi un sacco. Poche ore prima del concerto, ricevetti un fax di diffida dall’agenzia che organizzava il tour che proibiva qualsiasi comunicazione in merito alla presenza di Jannacci che peraltro non si sarebbe esibito in scena perché voleva solo ascoltare il repertorio originale della band, non certo le sue canzoni. Ovviamente non ci fu nessuna conseguenza se non quella di aver passato una bella serata insieme.

Ma mi chiedo, si può negare la possibilità di omaggiare e ricordare un grande artista a chi oltretutto lo conosceva e lo stimava? Credo proprio di no, ma purtroppo qualche erede vuole timbrare il permesso in esclusiva, autorizzare biografie, dischi tributo, docufilm, trasmissioni radiofoniche, eventi, concerti, feste pubbliche e persino interviste ai giornali. Che visione si ha del mondo: quella di un branco di lupi affamati? Che concezione si ha della memoria: quella dei pesci rossi? Fortunatamente siamo solo persone con i nostri sentimenti e le nostre emozioni. Amen.

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Ha iniziato a lavorare nella discografia nel 1975, collaborando tra gli altri con Fabrizio De Andrè, Paolo Conte, Roberto Benigni, Skiantos e Roberto Vecchioni. Per la TV, è stato capoprogetto e autore di innumerevoli programmi musicali e produttore esecutivo di molti format. Ha scritto per Antonio Ricci, Piero Chiambretti, Gene Gnocchi, Serena Dandini, Simona Ventura, Mara Maionchi e tanti altri. Inoltre ha pubblicato sei libri, tra i quali Skanzonata (Skira editore), Talent shop – dai talent scout a Talent show (Arcana), Cesate Monti, l’immagine della musica (Crac Edizioni) e Artisti in galera (Skira). È anche regista di video clip, film e documentari biografici. Ha vinto un Premio internazionale con il film Il sogno di Yar Messi Kirkuk . Attualmente è regista del tour teatrale Love & Peace di Shapiro-Vandelli. Scrivere è la sua passione.

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