Antonella Ruggiero, una nuova “collezione” e tutto il suo repertorio ora anche in digitale

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Antonella Ruggiero
Foto di Piero Biasion

Recentemente Antonella Ruggiero ha reso disponibile tutta la sua produzione discografica da solista sia in streaming che in download. Si tratta di 27 album per un totale di 372 canzoni, che includono sia i lavori in studio che quelli dal vivo, fra i quali anche quello registrato a Betlemme, nella grotta della Basilica della Natività.

Ci sono le canzoni scritte per la Ruggiero come solista, ma anche reinterpretazioni dei brani dei Matia Bazar e di autori celebri, sia italiani che stranieri. E c’è anche una chicca come And Will You Love Me, brano scritto ed arrangiato dal maestro Ennio Morricone.

In contemporanea Antonella Ruggiero ha pubblicato anche Come l’aria che si rinnova, una collezione di 18 brani scritti fra il 1996 ed il 2018, che rivivono grazie a nuovi arrangiamenti curati da Roberto Colombo. Il disco è disponibile nei negozi, nei digital store e sullo shop ufficiale dell’artista.

Abbiamo intervistato Antonella Ruggiero e ci siamo fatti raccontare le tante novità di questo periodo.

Antonella Ruggiero
Foto di Ludmila Ivashova

Perché proprio ora ha deciso di pubblicare la sua discografia completa sia in streaming che in download?
Avevo deciso due anni fa di togliere tutto quello che c’era. Adesso ho deciso così perché stiamo vivendo un brutto momento e la musica che cos’è, se non un qualcosa che va nell’etere e non fa del male a nessuno? Adesso c’è tutto, non manca nemmeno una virgola, c’è e ci sarà sempre tutto rispetto a ciò che ho fatto.

La musica non fa del male a nessuno, dice, ma a volte può anche fare del bene?
Sì, può far sospendere la mente da ciò che accade fuori. Attraverso la musica che uno ama ci si può estraniare e questo mi sembra un ottimo metodo per sospendere i propri pensieri rispetto a ciò che uno vive e che magari non è positivo.

Ha nostalgia dell’epoca in cui era necessario il supporto fisico per ascoltare la musica o ritiene che l’evoluzione tecnologica sia inevitabile e non ci sia nulla da rimpiangere?
A parte che se uno vuole si va a trovare anche i “pezzi di plastica” antichi, ora c’è tutto, sia le cose datate, che quelle iper tecnologiche. Sta ad ognuno di noi scegliere, a seconda anche della propria capacità di utilizzare la tecnologia. C’è tutto e questo è un grande privilegio, pensiamo anche a quelli che, in certe aree del mondo, veramente non riescono ad accedere a quasi nulla. Noi siamo privilegiati anche in questo.

Antonella Ruggiero

Come ha scelto i brani della raccolta Come l’aria che si rinnova?
Sono 18 brani tratti da tutti i lavori fatti dal 1996 ad oggi. Li ho scelti sulla base di quello che mi è venuto incontro a livello musicale di tutti questi lavori, anche rispetto al momento che stiamo vivendo. Mi sembravano brani abbastanza adatti a questi anni così particolari, ma avrei benissimo potuto sceglierne degli altri, visto che il materiale non manca. Non c’è una precisa indicazione, la scelta è stata un po’ a sentimento, a istinto.

Perché il titolo Come l’aria che si rinnova?
Perché le canzoni sono state rinnovate a livello di arrangiamenti. Insieme a Roberto Colombo abbiamo deciso che gli arrangiamenti dovessero essere più leggeri. Quando togli le ritmiche e insisti sugli archi, piuttosto che su altri strumenti che portano alla leggerezza di suono, ecco che nel mio immaginario è come spalancare la finestra e far girare l’aria. Tutto si rinnova, anche se solo in apparenza. Sono brani rinnovati nell’arrangiamento, mentre il canto è quello originale di ogni disco.

Antonella Ruggiero

 

Nel 1997 con Registrazioni moderne diede fiducia a giovani artisti allora in rampa di lancio come Subsonica, Bluvertigo e Timoria. Featuring prima che la parola diventasse di moda. Che ricordo ha di quel disco?
Io e Roberto ascoltavamo nuovi gruppi ed alcuni ci erano apparsi veramente innovativi e interessanti. Negli anni alcuni di loro sono riusciti a dare un’impronta indelebile alla musica italiana. All’epoca fu interessante vedere come questi gruppi potessero rielaborare alcuni brani famosi dei Matia Bazar. Fu un piccolo esperimento interessante, molto riuscito ed amato.

Nel 2008 con Genova, la Superba ha invece omaggiato i cantautori della sua città. Che rapporto ha con Genova?
Fisicamente la frequento poco, perché vivo tra la Brianza e Berlino. Genova però è rimasta come un ricordo indelebile della mia vita e della mia persona. Penso che non ci sia giorno in cui la mia mente non vada là. Genova è la città della mia infanzia e della mia gioventù, dove ho iniziato a fare musica con il gruppo per poi arrivare al successo, cosa che non era certo prevedibile. Genova ha tutta una narrazione nella mia mente molto intensa, anche se non ci sono fisicamente. Questo non significa nulla, in fondo.

Altrettanto stretto è il suo legame con la tradizione dei cantautori genovesi?
Sì, negli anni ’60 e ’70 hanno lasciato un’impronta indelebile nella musica italiana d’autore, quella bella, quella intensa. Poi tutto è finito, ma loro rimangono nella storia e tuttora canto alcune cose loro, riarrangiate sempre in maniera diversa a seconda dei musicisti e dei generi nei quali questi brani vengono collocati. È bello vedere come una canzone amata e famosa possa essere vestita di altri suoni e risultare sempre interessante.

La musica ha vissuto due anni difficili. La prossima estate ha in programma concerti?
Sì, ma in realtà ne ho fatti parecchi anche in questi due anni, sempre con altissima attenzione da parte degli organizzatori. L’attenzione ci vorrà ancora, perché la storia non è finita, dovrà essere ancora assoluta, ma andiamo avanti.

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Nato a Lavagna (GE) il 26 luglio 1970, nel giorno in cui si sposano Albano e Romina, dopo un diploma in ragioneria ed una laurea in economia e commercio, inizio una brillante (si fa per dire) carriera come assistente amministrativo nelle segreterie scolastiche della provincia di Genova e, contemporaneamente, divorato dalla passione del giornalismo, porto avanti una lunga collaborazione con l’emittente chiavarese Radio Aldebaran, iniziata nel 2000 e che prosegue tuttora. Per 15 anni ho collaborato anche con il quotidiano genovese Corriere Mercantile. Dal 2008 e fino alla sua chiusura ho curato il blog Atuttovasco.

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