Romantic Robot. Il ritorno degli Extraliscio, sempre più “extra”

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Extraliscio
@Stefano Tommasi

L’uscita di Romantic Robot degli Extraliscio risolve almeno un problema: essendo imminenti le votazioni per le Targhe Tenco, ora so per chi votare in almeno due categorie, miglior canzone (È così) e album dell’anno. Perché in epoca di rap, trap, latin e indie de noantri, con personaggini dai nomi improbabili, che se gli togli l’autotune sanno fare solo gargarismi, un disco come questo fa bene all’anima. Oh, intendiamoci, mica voglio dire che sia un capolavoro immortale. Ma se non altro dentro ci trovi canzoni ben costruite, ottime idee, voglia di divertirsi e musica vera suonata da fior di musicisti.

«Il nostro nuovo disco», racconta Mirko Mariani, «andrebbe ascoltato a testa in giù. È un album capovolto dove l’orchestra punk da balera di Extraliscio assume la veste classica, con suoni acustici ed elettronici, come se il disco fosse registrato in un salone dell’Ottocento con la corrente elettrica, tra celeste, clavicembali, pianoforte preparati, minipiano, armonium e altro».

C’è pure una grande orchestra, arrangiata da Roberto Molinelli. Ma qui bisogna raccontare come sono andate le cose: gli Extraliscio in pratica avevano già quasi ultimato un album quando, a gennaio, fecero due concerti a Taranto e Matera con l’Orchestra Magna Grecia. Su imbeccata della loro geniale mentore, Elisabetta Sgarbi, decisero che almeno momentaneamente avrebbero dovuto accantonare quel lavoro per gettarsi anima e corpo su qualcosa di molto diverso.

Racconta ancora Mirko Mariani: «Passai una notte insonne, poi al mattino chiamai Roberto Molinelli che, ancora non completamente lucido, mi disse: ho io la soluzione, un’orchestra di 46 elementi…».

Ora, è vero che nel nome del gruppo c’è la parola “liscio”, ma la prima metà è costituita da “extra”, che ha molti significati: fuori dall’ordinario, eccellente, imprevisto, straordinario, oltre. Quindi ecco che l’orchestra proposta da Molinelli è assolutamente atipica, e il suono dei violini, delle viole, dei violoncelli, dei contrabbassi, delle trombe e dei tromboni è digitale. È come se l’orchestra fosse diretta da un robot. Il che spiega pure il titolo.

Ovviamente un album così non poteva avere contenuti lineari, infatti anche le canzoni arrivano da mondi diversi. Dice Mirko: «Ci sono canzoni scritte per noi e canzoni nostre, di cui alcune nuove e alcune già incise».

Nell’insieme, c’è un grande rispetto per il passato, ma c’è anche molta ricerca. Tra i brani che appartengono alla prima categoria, il già citato È così, scritto da Luca Barbarossa e tirato fuori per l’occasione da un cassetto. Il cantautore romano ha mirabilmente definito questa canzone «La Bella ciao dell’amore». La sua atmosfera è resa ancora più magica da un “filmino” diretto da Elisabetta Sgarbi e girato a Tresigallo (Ferrara), in una fabbrica storica dalle grandi vetrate, la sui sacralità e poesia sono state d’ispirazione per questo corto.

Sempre nella categoria “rispetto per il passato” vanno collocati Le nuvole (che è pura poesia) e Non mi dire mai goodbye, brano che Tony Renis scrisse nel 1967 per la colonna sonora dell’omonimo film. Ora gli Extraliscio lo ripropongono in una versione davvero accattivante dal sapore d’antan.

Invece è decisamente più sperimentale La gazza chiacchierona, pezzo composto da Davide Toffolo dei Tre Allegri Ragazzi Morti, che qui duetta con Mirco Mariani.

Gli Extraliscio e i Tre Allegri Ragazzi Morti il prossimo 9 giugno saranno protagonisti di un concerto al Teatro Carcano di Milano (con replica a Faenza il 12 luglio) nell’ambito de La Milanesiana e già iniziano a punzecchiarsi: «Metteremo su un autentico ring e sarà una sfida in stile wrestling tra punk e tradizione».

Tornando a Romantic Robot, chiudo riportato questa dichiarazione di Elisabetta Sgarbi (la quale, tra l’altro, è pure coautrice di tre testi assieme a Mirco Mariani, quelli di Capelli blu, Amasi come una regina e Valzer d’Africa): «Non sempre un album è necessario. Lo era per Romantic Robot. Era necessario fare sentire il suono che attraversa queste canzoni, che pure provengono da mondi così diversi. È il suono del Labotron di Mirco Mariani che si fonde con l’orchestrazione classica. Romantic Robot è una esperienza sonora che non poteva contrarsi nello spazio di una canzone, ma aveva bisogno di un album, di un viaggio per essere amato. In questo senso Romantic Robot è un lavoro che considero un nuovo passo per questo gruppo musicale, che sta diventando sempre più “extra”». 

Extraliscio
@Stefano Tommasi

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Massimo Poggini è un giornalista musicale di lungo corso: nella seconda metà degli anni ’70 scriveva su Ciao 2001. Poi, dopo aver collaborato con diversi quotidiani e periodici, ha lavorato per 28 anni a Max, intervistando tutti i più importanti musicisti italiani e numerose star internazionali. Ha scritto i best seller Vasco Rossi, una vita spericolata e Liga. La biografia; oltre a I nostri anni senza fiato (biografia ufficiale dei Pooh), Questa sera rock’n’roll (con Maurizio Solieri), Notti piene di stelle (con Fausto Leali) e Testa di basso (con Saturnino) e "Lorenzo. Il cielo sopra gli stadi", "Massimo Riva vive!", scritto con Claudia Riva, "70 volte Vasco", scritto con Marco Pagliettini, e "Lucio Dalla. Immagini e racconti di una vita profonda come il mare".

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