Gli Stati Uniti contro Billie Holiday

Il blues, il jazz, la droga , i diritti civili, l'Fbi e una canzone che parlava di linciaggi

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Gli Stati Uniti contro Billie Holiday
di Lee Daniels
con Andra Day, Garrett Hedlund, Natasha Lyonne, Tyler James Williams, Tone Bell

Billie Holiday, stella assoluta del blues e del jazz tra gli anni Trenta e i Cinquanta, canta Strange Fruit,  i cui versi descrivono gli strani frutti che pendono da un albero nel Sud: corpi di neri linciati. Bel testo, a quei tempi esplosivo. Secondo l’Fbi cantare questa canzone è un incitamento alla rivolta. Sono considerati alla stregua di una rivolta anche i diritti civili.
Billie Holiday si droga, tanto. Incastrandola per la droga l’Fbi pensa di eliminare anche il problema dei diritti civili. La tesi del film si allarga: non è la droga che l’FBi combatte ma le rivendicazioni dei neri. Però la vita di Billie  è costellata di amori sbagliati, spacciatori, persino mariti (neri) pronti a incastrarla e venderla all’Fbi e infine un agente Fbi (nero) che in teoria si batte contro la piaga della droga ma che l’Fbi infiltra nella vita di Billie  per incriminarla: all’inizio è mestiere poi è l’amore e una sorta di conversione. Nel mezzo tanta musica, ovviamente grande. Il film di Lee Daniels è un biopic militante sulle disgrazie dell’artista : ha un titolo da dossier processuale e si fida troppo della musica, perché la parte biografica è schematica, prevedibile e vola bassa, forse per essere didattica. Però non basta la buona volontà politica: sembra un film destinato a essere smembrato per riempire le parti recitate di un documentario.

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