L’arma dell’inganno- Operazione Mincemeat

Come i servizi segreti inglesi ingannarono (forse) quelli tedeschi usando un morto

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L’arma dell’inganno- Operazione Mincemeat
di John Madden
con Colin Firth, Matthew MacFadyen, Kelly MacDonald, Penelope Wilton, Johnny Flynn

Nel 1943 una sezione dei servizi segreti coordinata dal giudice e ufficiale di marina Ewen Montagu (Firth) deve convincere Hitler che gli Alleati sbarcheranno in Sardegna e in Grecia, e non in Sicilia dove i tedeschi e gli italiani li aspettano. L’operazione “carne trita”(Mincemeat)  consiste nel preparare il cadavere di un poveraccio, vestirlo da soldato, dotarlo di lettere d’amore, solleciti della banca e documenti che rivelino gli ordini dei falsi sbarchi e lasciarlo al largo delle coste spagnole come se fosse annegato, sperando che sia trovato, analizzato e l’inganno cominci. Non vi diciamo come, ma l’inganno funzionò: il primo film dedicato a questa storia, L’uomo che non è mai esistito, 1956, di Ronald Neame, era più fantasioso e veloce e tratto dal libro di memorie di Montagu. Il film di Madden (che sì, è stato il regista di Shakespeare in Love, ma ama anche le spy stories e i thriller politici) invece è tratto dai documenti  desecretati dei  servizi segreti e da un libro dello storico Ben Macintyre: è  più corretto, forse troppo, vuole proprio spiegare tutto (vita privata, sentimentale e gelosie di tutti gli agenti coinvolti, situazione storica, sospetti e addirittura le prime avvisaglie di quella che diventerà la Guerra Fredda) e si prende un po’ di tempo per arrivare al nodo dell’operazione. Chissà se è un riferimento polemico al primo film, ogni tanto qualcuno si lamenta che in piena guerra c’è troppa gente che scrive romanzi di spionaggio. E la voce narrante è dell’ufficiale Fleming (sì, Ian Fleming, il futuro papà di 007, anche lui comandante di marina) che battezza il capo dei servizi segreti M, come la mamma.

 

 

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