Belvedere di Galeffi per «Ricordarci che c’è tanta bellezza fuori»

0

Non importa quanto buio ci sia, alla fine la luce trova sempre un modo per ritornare. È questo, in estrema sintesi, il concept che si nasconde dentro Belvedere (Capitol Records/Universal Music Italy), il nuovo album del cantautore romano Galeffi.

Un racconto per immagini piuttosto nitide del percorso fatto per venir fuori da quello che lui chiama “lockdown emotivo” che lo ha colpito negli ultimi anni segnati dalla fine di una storia d’amore che pensava sarebbe durata per sempre, e tutto quello che ne consegue.

Un album introspettivo, ma allo stesso tempo condiviso e condivisibile. Dodici tracce in totale, che trascinano dentro un viaggio emotivo. Una penna raffinata, che riesce ad abbracciare chi lo ascolta e che ha la capacità di raccontare cose semplici senza risultare banale.

In occasione dell’uscita di questo album, abbiamo raggiunto Marco per farci raccontare di più del suo progetto.

Se dovessi spiegarlo in poche parole, come descriveresti questo album?
«È un album pieno di ombre, pieno di luci. È un album pieno di vita, di solitudine per via della pandemia che ci ha un po’ rinchiusi tutti in noi stessi, ma anche personalmente perché viene da un momento un po’ difficile della mia vita. Insomma, affrontare la fine di una storia d’amore molto lunga sicuramente mi ha fatto sfogare nelle canzoni tutte le mie emozioni»

Belvedere arriva dopo un periodo piuttosto complesso emotivamente, per te ma un po’ per tutti. Quanto è stato terapeutico scriverlo?
«Molto, per certi versi. Quando si ha tanto tempo libero i pensieri diventano ossessioni e quindi sarebbe stato più pesante se non mi fossi messo a scrivere. Non che scrivendo lo sia stato meno, è stato duro uguale ma è stata una bella sfida per me. Sia personale che professionale, parlare di me e raccontare degli ultimi anni, degli ultimi mesi. Sono molto fiero di quello che è uscito fuori».

Hai detto che sei convinto del fatto che il pezzo che apre l’album debba essere speciale. Perché Un sogno è speciale secondo te?
«Io tendenzialmente nascondo all’inizio e alla fine, non le tracce più belle ma quelle che secondo me rappresentano meglio quello che io avevo in mente durante la scrittura e  le stesura del disco. Quindi Un sogno è quella che apre il disco per questo motivo qua. È una canzone molto onirica, molto dolce e ci sono molto affezionato. Quest’atmosfera un po’ valzer, un po’ francese, un po’ sognante, appunto, mi sembrava l’ideale per far iniziare il viaggio. Un viaggio che bisogna ascoltare con le orecchie della fantasia e del sogno».

Per la stessa ragione, hai deciso che il pezzo che chiude il disco dovesse essere ugualmente speciale. Perché Malinconia mon amour lo è?
«È speciale perché è particolare nella sua semplicità, il suo essere un po’ psichedelica, malinconica, come richiama anche il titolo. Poi le canzoni lunghe di minutaggio stanno sempre bene in fondo al disco, quindi era la canzone giusta per chiuderlo. Le canzoni mi emozionano tutte, però penso che la prima e l’ultima siano le più rappresentative, e mi piaceva farmi rappresentare dalla simmetria. Per me l’inizio e la fine hanno fondamentale importantanza, almeno quanto la ciccia che c’è in mezzo, però quelle due sono l’emblema del disco, anche a livello sonoro. Da persona molto autocritica, poche volte mi congratulo con me stesso, con quelle due sì. In ogni caso sono tutte e dodici figlie mie e siamo una bella famiglia».

Parlando di sound, Belvedere spazia tra diverse sonorità. È stato un qualcosa che hai ricercato o che è venuto fuori in maniera naturale?
«Mi viene naturale evolvermi e non ripetermi. Mi annoiano gli artisti che ripetono le stesse parole e lo stesso modo di scrivere. Poche idee mi sa di poca vita, tante idee invece mi sa di tanta energia, tanta luce, e io ho bisogno della mia luce e la gente spero abbia bisogno delle mie canzoni, almeno me lo auguro. In ogni caso, è il mio modo di esprimermi, perché credo che a trent’anni ancora è un po’ presuntuoso sapere uno chi è, penso ci si costruisca man mano e lo scopre solo sbagliando e rischiando. Se non rischio rimango sempre “quello di”, io voglio essere una moltitudine».

Perché il titolo è Belvedere?
«Perché dopo due anni chiusi in casa avevo voglia di ricordarmi e di ricordare a tutti che fuori è bello, che quella del lockdown è stata solo una parentesi. Per me è stato un lockdown emotivo, diciamo così, perché sono stato bloccato emotivamente per tutta una serie di motivi e quindi mi volevo ricordare e volevo ricordare a chi mi ascolta che fuori c’è del bello da vedere».

Cosa vorresti che percepisca chi ascolta questo album?
«Secondo me ognuno può leggere le canzoni ritrovandosi o non ritrovandosi, capendo o non capendo quello che c’è dentro, modellandole e costruendosi la propria storia attraverso le mie parole. Quello è anche curioso, perché ognuno di noi è unico, ha la sua storia, la sua memoria e i suoi pensieri, quindi non penso a come possa essere interpretato. Anzi, mi incuriosice: quando riesco a parlarci, chiedo ai miei fan cosa hanno visto nelle mie canzoni che io non ho visto».

Come hai vissuto l’avvicinarsi alla pubblicazione? Senti la pressione o le aspettative dei tuoi ascoltatori?
«No, son tranquillo perché il disco secondo me è molto bello e ho fiducia nella bellezza, ho fiducia nelle persone davanti alle cose pure, alle cose oneste, alle cose buone. In questo momento, me la sto vivendo bene. Poi, ovviamente, ogni uscita del disco è sempre un terremoto emotivo perché finisce un ciclo, inizia una nuova era, sei bombardato di emozioni collaterali al disco. C’è un po’ di aspettativa, ma di base sono molto fiducioso perché le canzoni mi fanno stare così».

Dopo un periodo di stop, finalmente la musica sta ripartendo. Com’è stato tornare su un palco?
«È stato molto bello ritornare sul palco, anche un po’ strano perché non ero più abituato, quindi anche la gestione dell’ansia da palco è stata di nuovo difficile, ma allo stesso tempo poi è stato piacevole vedere che la gente ha recepito i brani e che mi vuole bene, che fa sempre piacere».

Quali sono i progetti per l’estate?
«I progetti per l’estate li sveleremo a breve, qualcosa si farà ma adesso non posso dire nulla. Né per l’estate né per il futuro».

Sei più agitato per l’uscita del disco o per la finale della Roma?
«Mi metti in difficoltà. Egoisticamente, ti dico che sono più emozionato per l’uscita del disco, anche se so che la Roma non va in finale di una coppa europea più o meno da quando io sono nato. Quindi so che sarà un evento più unico dell’uscita di un disco, perché bene o male i dischi escono ogni due tre anni, la Roma va in finale ogni trent’anni (ride, ndr). Però ormai all’uscita del disco ci siamo quindi ora sono più emozionato per quello, ma se mi rifai la stessa domanda tra un paio giorni, ho cambiato idea».

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento
Inserisci qui il tuo nome