Eman: il mio ritorno alla musica, che mi era mancata più che mai

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Eman, all’anagrafe Emanuele Aceto, è un artista di origine calabrese arrivato al grande pubblico nel 2016 grazie all’album Amen, pubblicato per Sony Music. Quel disco è stato il primo lavoro che lo ha reso noto, ma racchiude in realtà più di un decennio di attività tra brani autoprodotti e spettacoli live.

Partito dai collettivi della sua provincia Eman è riuscito ad arrivare al pubblico di tutta Italia. Anche a quello del concerto del primo maggio che nel 2019 lo ha visto calcare il palco di Piazza San Giovanni con i brani tratti dal suo album di inediti EMAN uscito proprio in quello stesso anno.

Il repertorio di questo artista per nulla scontato è difficilmente etichettabile perchè esplora mondi musicali spesso opposti: va dal reggae al dark, dall’electro-rock alla musica d’autore contemporanea e lo rende un unicum sulla scena musicale italiana.

Dopo una pausa – in parte voluta e in parte obbligata dalla pandemia – questo cantautore particolare sta per tornare. I suoi prossimi EP (a quanto pare non sarà solo uno!) sono infatti stati anticipati nelle scorse settimane dal singolo Il matto. Ce lo ha raccontato in questa intervista.

Com’è stato questo ritorno dopo un po’ di pausa dalle scene che ti eri preso?

Essermi preso una pausa è stato anche un po’ forzato e per questo l’attesa è stata piuttosto sofferta, ecco perché sono contento di esserci di nuovo. Mi mancava tantissimo fare musica e mi mancava un saccoil contatto con il pubblico. Il vero modo per comunicare per me è fare musica, tornare quindi è stato bellissimo.

Il brano Il matto racconta di una persona messa ai margini della società ma che, in realtà, vuole porre l’attenzione sulle cose veramente importanti e non sui finti bisogni. Com’è nato?

Quella del protagonista è un’emarginazione anche volontaria e autonoma, se vogliamo, perché la persona in questione si sente un “diverso” e in parte lo è.  È un brano che mi è venuto in mente in questo lungo periodo di isolamento: quando sei in quarantena hai molto tempo per pensare e mi sono reso conto che il mondo stava entrando in un circuito in cui ciascuno aveva più bisogno delle cose inutili che di quelle utili. Si è detto spesso che ne saremmo usciti migliori, non credo sia vero perché la visione delle cose si è proprio persa. Gli obiettivi che le persone provano a raggiungere sono fatti ormai da cose futili e inutilità. L’evoluzione è e può  davvero essere puntare sulle cose inutili? È in questo modo che siamo diventati migliori?

Questo pezzo è  in qualche modo autobiografico?

Per alcuni versi si, è autobiografico. In questi anni che ho vissuto lontano dai riflettori e dalla musica l’ho fatto, in parte, per scelta e prima della pandemia. Sono diventato padre e ho deciso di prendere una pausa dai social  e da una vita parallela che fondamentalmente non mi è mai appartenuta e non ho mai vissuto con piacere. Quando fai un mestiere come il mio è quasi obbligatorio “esserci” ma questo fatto non mi ha mai reso entusiasta. Volevo staccare da alcune meccaniche e dinamiche. E questa vita più attenta alla vita mi ha fatto bene. Perché invece di andare così rapido – come dice Il matto – sono riuscito a prendermi anche del tempo, guardare le cose che scorrono e assaporare quelle semplici e importanti.

A proposito di questo e della lentezza, anche nel brano elogi la capacità di prendersi il proprio tempo in un mondo che corre troppo. Tu cosa fai, quando hai bisogno di recuperare il tuo tempo?

Mi fermo. In verità quando posso mi estraneo, la solitudine la vivo abbastanza bene e come una forma spirituale. Stacco da tutto il comune vivere di oggi: dagli impegni, manco anche di reperibilità al telefono perché essere sempre rintracciabile è anche una cosa antipatica. A volte c’è bisogno di non essere raggiungibile. Mi immergo anche nel verde, lo cerco spesso. Vivendo a Milano e tra i palazzi la natura è una di quelle cose che mi mancano e appena posso mi ritaglio del tempo per circondarmene e riprendermi quello che un po’ mi appartiene, anche viste le mie origini.

Quali progetti ci sono nel futuro prossimo di Eman? Ci sono live o un album?

Ci sono più cose in cantiere:  abbiamo deciso di dividere un progetto musicale che era abbastanza ampio, in più periodi. Nella musica che ho scritto c’erano più anime e ho pensato che forse mi ero fatto prendere anche io dallo scorrere del tempo. Ci sono dei brani più solari nel vestito e nell’aspetto e altri più ombrosi, quindi divideremo le canzoni in più volumi e più EP che si fonderanno poi in un solo viaggio, ma ogni prodotto avrà un mood particolare che lo contraddistingue. Poi, se parliamo di progetti futuri, ci saranno anche i live. Finalmente si riparte: recupereremo alcune vecchie date che non abbiamo potuto fare per cause di forza maggiore ma ci sarà anche altro, qualcosa di nuovo. Gli EP usciranno più o meno a tre mesi di distanza l’uno dall’altro ed essendoci sempre nuova musica, periodicamente vorrei incontrare le persone di volta in volta. Anche perché per tanto tempo non ho potuto farlo.

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Classe 1991, calabrese, testarda e abitudinaria. Ho conseguito un master in giornalismo politico, economico e di informazione multimediale alla Business school del Sole24Ore. Amo il mare, soprattutto quello di casa mia. Le grandi passioni della mia vita però sono soprattutto tre: la politica, la scrittura e Luciano Ligabue. Ho così tanti sogni nel cassetto che non so più dove mettere i vestiti!

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