Antonello Venditti chiude a Jesolo il tour celebrativo di “Sotto il segno dei pesci”

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Antonello Venditti

Ci sono voluti quasi due anni e mezzo di attesa, ma alla fine quest’ultimo concerto di Antonello Venditti al PalaInvent di Jesolo per il quarantennale di Sotto il segno dei pesci è arrivato.

Doveva essere a fine febbraio 2020, il 29 per la precisione. In Veneto, però, iniziavano ad esserci i primi casi di Covid, così l’organizzazione decide, per precauzione, di rinviare il concerto di un paio di settimane. Il resto è la storia che conosciamo molto bene, con il lockdown arrivato nel frattempo e i conseguenti rinvii obbligati.

Uno dei primi concerti, se non il primo in assoluto ad essere rimandato, uno degli ultimi con le mascherine ancora obbligatorie, visto che all’aperto sono già state abolite, e speriamo possa accadere il prima possibile anche per gli spettacoli al chiuso.
In queste settimane di transizione ci troviamo infatti ad assistere ad un enorme paradosso: concerti con 100.000 persone ammassate si possono svolgere senza nessun tipo di regolamento anti-Covid, mentre a teatro o al cinema bisogna stare con la mascherina ffp2.
Evidentemente questo virus è acculturato e sceglie con cura i posti dove colpire, altrimenti non si spiega questa assurda distinzione.

Il concerto

Tornando alla musica, per la prima e l’ultima parte del live Venditti è accompagnato dalla sua storica “superband”, formata da Derek Wilson alla batteria, Fabio Pignatelli al basso, Angelo Abate a piano e hammond, Danilo Cherni alle tastiere, Toti Panzanelli e Maurizio Perfetto alle chitarre, Amedeo Bianchi al sax, Laura Ugolini e Laura Marafioti ai cori.

L’inizio del live è un rimbalzo tra brani vecchi e nuovi: l’apertura con Raggio di Luna, seguita da I ragazzi del Tortuga, poi il salto negli anni ’80 con Giulio Cesare e Piero e Cinzia, per tornare nel 2015 con Non so dirti quando, mentre sullo schermo che fa da sfondo al palco scorrono le immagini di amici di Antonello che non ci sono più, tra cui Lucio Dalla e Pino Daniele. Chiude questa prima parte di spettacolo Peppino, uno dei brani più belli del Venditti anni ’80.

Nell’introdurre la parte che lo vede da solo al piano ad eseguire quattro brani di culto come Roma capoccia, Compagno di scuola, Ci vorrebbe un amico e Notte prima degli esami, il cantautore romano “promette” che stasera parlerà poco, perchè siamo costantemente bombardati di notizie, c’è già troppa gente che parla senza dire nulla, e nelle canzoni c’è già tutto quello che deve dire.
La promessa verrà mantenuta solo per la prima ora di concerto, dopo di che torna (fortunatamente, diremmo) ad essere il “solito” Venditti, che tra un brano e l’altro racconta storie di amori, di droga, di tradimenti, intrecciando la sua vita e i suoi ricordi personali, spesso dolorosi come i pensieri ricorrenti al suicidio dopo la separazione da Simona Izzo, quando viene salvato dall’intervento provvidenziale dell’amico Lucio Dalla, che gli trova una casa a Roma.

Sotto il segno dei pesci

La parte centrale del concerto è quella che vede protagonista uno dei dischi più importanti della carriera di Antonello, ovvero Sotto il segno dei pesci, pubblicato l’8 marzo 1978, giorno del suo ventinovesimo compleanno.
Doveva essere il tour di celebrazione dei 40 anni del disco, ma tra la grande richiesta di date e il Covid siamo arrivati davvero per un niente a sfiorare i 45 anni dalla pubblicazione.

Sale sul palco la band che quel disco l’ha registrato e per la quale Venditti ruppe il contratto con la RCA. All’epoca, infatti, l’etichetta voleva imporre all’artista anche i musicisti da impiegare per la registrazione degli album, mentre il cantautore aveva deciso che i suoi dischi dovevano essere suonati dagli Stradaperta. Per questo motivo lasciò “la multinazionale del cazzo” RCA Italiana, e firmò per la Philips, dove ebbe più liberà di scelta.
Da lì e per i successivi 5 anni, fino al primo grande concerto al Circo Massimo del 1983, a seguire Venditti in studio e in tour ci sono appunto gli Stradaperta, che salgono sul palco con Marco Vannozzi al basso, Roberto Bartolini a chitarra e mandolino, Rodolfo Lamorgese a chitarra acustica e armonica e Claudio Prosperini alla chitarra elettrica. Con loro, a fare da supporto, ci sono anche Fabiana Sirigu al violino e Alessandro Canini a batteria e percussioni.

L’album viene eseguito integralmente, in ordine di tracklist e con lunghe introduzioni da parte di Antonello, che dopo l’apertura proprio con Sotto il segno dei pesci racconta di come ha scritto Francesco, canzone dedicata all’amico De Gregori, con le lacrime agli occhi, sapendo che il suo cambio di etichetta discografica non gli avrebbe permesso per lungo tempo di cantare ancora insieme a lui. Oppure, nell’introdurre Bomba o non bomba, ironicamente ma non troppo dice di aver predetto l’arrivo di Renzi (l’intellettuale di Firenze di ci si parla nella canzone).
C’è anche la storia di Chen il cinese, personaggio inventato che regala marijuana solo affinchè la gente possa essere felice, ma che sparisce a causa dell’arrivo del “muto assassino”, ovvero l’eroina.
Sara è certamente il brano più famoso dell’intero disco, storia vera di Paola, compagna di classe di Simona Izzo, che ebbe tre figli senza mai sposarsi, sfidando i giudizi dell’epoca, mentre l’altra donna dell’album è Giulia, femminista che a Venditti preferisce l’amore di un’altra donna.
Brano profetico anche Il telegiornale: in un’epoca dove i TG erano solo un paio, Rai1 e Rai2, il cantautore “annuncia” l’arrivo del bombardamento dell’informazione (“Tg Uno, TG Due, TG Tre, TG Quattro, TG Cinque, TG Sei, TG Notte”). Informazione che a volte crea ad arte le situazioni proprio per poi poterle raccontare (“Il telegiornale organizza rivolte bracciantili”).
Chiude il disco, e quindi la parte centrale del live insieme agli Stradaperta, L’uomo falco, canzone dedicata a Giulio Andreotti, dipinto come un personaggio talmente potente che arrivando in paradiso può comprarsi anche quello.

Greatest hits

Ad aprire l’ultima parte di concerto c’è un altro racconto, che descrive il ritorno a Roma di Venditti dopo l’esilio volontario a Carimate: la casa trovatagli da Lucio Dalla era di proprietà di una ragazza che aveva deciso di venderla perchè il marito l’aveva tradita lì dentro. E così dall’incontro di due situazioni disperate nasce un rapporto di sesso e una canzone, Dimmelo tu cos’è, che riesce a superare perfino il vaglio della censura per il verso “scopare bene / scopare bene, questa è la prima cosa”. Come dice Antonello dal palco, “quando una cosa è così vera non può essere censurata”.

Da qui in poi è un crescendo di successi, da quelli degli anni 2000 come Dalla pelle al cuore, Unica e Che fantastica storia è la vita, fino a quelli degli anni ’80 e ’90, con un filotto di hit notevoli: Amici mai, Alta marea, Benvenuti in paradiso e In questo mondo di ladri. Come bis arriva Ricordati di me, a chiudere quasi tre ore e mezza di live, ricordi, parole ed emozioni.

Il tour con De Gregori

Per un tour che finisce ce n’è un altro che sta per partire: come ricordato più volte dallo stesso Venditti dal palco, tra venti giorni ci sarà il via di un nuovo e lungo tour insieme all’amico di sempre, Francesco De Gregori, a 50 anni dal loro esordio discografico con Theoris Campus.
La prima data prevede una grande festa per 50.000 persone il prossimo 18 giugno allo Stadio Olimpico di Roma, per poi partire e portare le loro canzoni in giro per la penisola.
Trovate tutte le informazioni e le date aggiornate cliccando qui.

Ecco la scaletta del concerto

1. Raggio di Luna
2. I ragazzi del Tortuga
3. Giulio Cesare
4. Piero e Cinzia
5. Non so dirti quando
6. Peppino
7. Roma capoccia
8. Compagno di scuola
9. Ci vorrebbe un amico
10. Notte prima degli esami

11. Sotto il segno dei pesci
12. Francesco
13. Bomba o non bomba
14. Chen il cinese
15. Sara
16. Il telegiornale
17. Giulia
18. L’uomo falco

19. Dimmelo tu cos’è
20. Dalla pelle al cuore
21. Unica
22. Che fantastica storia è la vita
23. Amici mai
24. Alta marea
25. Benvenuti in paradiso
26. In questo mondo di ladri

27. Ricordati di me

Le foto della serata, a cura di Biagio Ruggieri
Andrea Giovannetti
Nato a Roma nel 1984, ma vivo a Venezia per lavoro. Musicista e cantante per passione e per diletto, completamente autodidatta, mi rilasso suonando la chitarra e la batteria. Nel tempo libero ascolto tanta musica e cerco di vedere quanti più concerti possibili, perchè sono convinto che la musica dal vivo abbia tutto un altro sapore. Mi piace viaggiare, e per dirla con le parole di Nietzsche (che dice? boh!): "Senza musica la vita sarebbe un errore".

2 COMMENTI

  1. Venditti è la colonna sonora della mia adolescenza ribelle e mistica anche se ascoltavo i Pink Floid e i Genesis di cui conoscevo a memoria la musica . Antonello mi piace perché come in una sua canzone “per sempre giovane” ha saputo parlare a quella rabbia dei ragazzi anni 70 che si sentivano come i giovani indiani di “una canzone per Seveso” e aspettavano/speravano una morte eroica da partigiani di una nuova Resistenza . E a un suo concerto ad Alghero ho scoperto che si poteva tranquillamente ballare con i suoi testi e divertirsi da matti ! È un grande e mi piace molto con quella sua sottile vena malinconica .

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