103.009 spettatori paganti che hanno aspettato oltre due anni per riempire con un altro oceano d’amore Campovolo.
Basterebbe questo numero a sintetizzare la festa di inaugurazione della nuova RCF Arena, costruita nello spazio adiacente a quello dove si sono tenuti i grandi concerti negli scorsi anni.
Ad inaugurare questo spazio non poteva che essere quello che per oltre un decennio è stato letteralmente il “padrone di casa” di Campovolo, ovvero Luciano Ligabue.
Un palco monumentale: 77 metri di larghezza (ma stavolta Luciano afferma che il numero è del tutto casuale), 20 di profondità e 19 di altezza, con una passerella centrale lunga ben 36 metri che taglia a metà la Red Zone. 876 corpi illuminanti e 3 ledwall, ognuno da 16×9 metri, compongono il light design.
Il concerto assume un significato speciale ancor prima di iniziare: alle 21 in punto, infatti, Claudio Maioli sale sul palco e, con un alzabandiera decisamente simbolico, issa la bandiera della pace in cima al palco, insieme a quella dell’evento.
Sale sul palco il Gruppo (Max Cottafavi, Fede Poggipollini, Niccolò Bossini alle chitarre, Davide Pezzin al basso, Luciano Luisi alle tastiere, Ivano Zanotti alla batteria) e per celebrare questi 30 (+2) anni di carriera si parte proprio dalla fine: Non cambierei questa vita con nessun’altra, l’ultimo singolo pubblicato proprio giorni fa, dà inizio alle danze. E il Liga può finalmente urlare insieme al proprio pubblico “abbiamo vinto noi”, come ci aveva raccontato nell’incontro del pomeriggio. Un grido importante e fortemente simbolico, dopo un’attesa così lunga e una pandemia nel mezzo, sottolineato da Luciano nel saluto al pubblico, aperto con un liberatorio “cazzo, era ora!”.
Si prosegue con un vero e proprio testacoda: dall’ultimo singolo si passa infatti al primo brano del primo album, ovvero Balliamo sul mondo, con il pubblico che regala una coreografia, esponendo un tappeto di cartoncini coi colori del concerto con su scritto “30+2“.
Tocca a L’odore del sesso, seguita da Niente paura, mentre sullo schermo si vedono immagini di due bambini che giocano vestiti da supereroi e che a fine brano si tolgono le maschere sorridendo, come a voler sottolineare le parole della canzone e dare una speranza per il futuro. Un futuro, quello dei bambini, che è in pericolo per colpa dei grandi, come ci mostra il pianeta in fiamme che campeggia sullo schermo dietro i musicisti e che accompagna l’esecuzione de Il sale della terra.
È il momento del primo ospite: Luciano chiama sul palco Loredana Bertè per cantare insieme la canzone che il Liga ha scritto per l’ultimo album di questa straordinaria artista, ovvero Ho smesso di tacere, che parla della violenza sulle donne. È la stessa Loredana, prima di eseguire la canzone, a ricordare che lei stessa è stata vittima di violenza a 16 anni, e che ogni 6 ore in Italia c’è un femminicidio.
Si torna agli esordi con Marlon Brando è sempre lui: i tre chitarristi percorrono tutta la passerella ed arrivano in mezzo al pubblico, raggiunti da Luciano che dice “Siamo del WWF e siamo contro l’estinzione dei chitarristi: ora ognuno si presenterà con la propria voce”, dando il via ad un assolo dietro l’altro di Poggipollini, Cottafavi e Bossini.
Siamo al primo cambio di set: salgono sul palco i Clandestino (Max Cottafavi alla chitarra, Giovanni Marani e Gianfranco Fornaciari alle tastiere, Gigi Cavalli Cocchi alla batteria e Mirco Consolini al basso) e si parte subito con Bar Mario, con ormai il classico intermezzo a cura della premiata ditta Maioli-Ligabue: entra infatti il manager vestito da barista e porta un caffè a Luciano, mostrando poi al pubblico una maglia con davanti scritto “Bar Mario re-open” e dietro la frase “Io non sono un pacifista, io sono contro la guerra”, in omaggio a Gino Strada.
È la volta di Non è tempo per noi, eseguita nell’arrangiamento originale contenuto in Ligabue, seguita dall’annuncio del secondo ospite della serata, introdotto da un aneddoto che Luciano aveva raccontato anche alla stampa nel pomeriggio: «Nel 1990 uscimmo col primo album e facemmo i primi concerti fuori da qua. Il primo concerto in assoluto fuori Emilia fu a Milano, per aprire un suo live. Lui aveva sentito pochi mesi prima il mio demo e aveva convinto Angelo Carrara a produrmi. Le canzoni che ha scritto negli anni ’70, ovvero in un periodo storico non esattamente semplice, erano una chiamata a svegliarsi e darsi da fare, ed è stato il primo a far capire che si poteva fare una canzone d’amore con uno spirito rock». L’ospite in questione è ovviamente Eugenio Finardi, e in una sorta di ringraziamento e “restituzione” per l’importanza che ha avuto per la sua carriera, insieme eseguono Musica ribelle, brano del 1976 del cantautore milanese, contenuto nell’album Sugo. Curiosità: è l’unico brano della scaletta del concerto a non essere stato scritto da Ligabue.
Arriva uno dei momenti più toccanti del live, col ricordo di Luciano Ghezzi, bassista dei Clandestino, scomparso nel 2020. Una sua foto e la scritta “Ghezzi per sempre” appaiono sul maxischermo, ed è a lui che è dedicata la successiva Ho messo via.
Altri due grandi classici per concludere il set con la band degli esordi, ovvero Piccola stella senza cielo e A che ora è la fine del mondo?, dopo di che Luciano annuncia un nuovo ospite: si tratta di Gazzelle, che aveva colpito il Liga per il modo in cui aveva re-interpretato L’amore conta in un video pubblicato sui social qualche mese fa e che quindi ha deciso di invitare al Campovolo proprio per eseguire insieme quel brano, che vede anche il ritorno sul palco del Gruppo.
Si torna in tempi più recenti con Luci d’America, tratto da Start. Altra curiosità da annotare: a parte l’ultimo singolo, con cui è stato aperto il concerto e che comunque non fa parte di nessun album, questo è l’unico brano scelto tra quelli degli ultimi 3 dischi (Made in Italy, Start e 7).
Luciano ricorda come 17 anni fa si è svolto il primo, incredibile Campovolo (quello dei 4 palchi e dei 165.000 spettatori), e di come avessero “sverginato” l’area con Il giorno dei giorni, primo brano in scaletta quel 10 settembre 2005, che viene eseguito mentre sullo schermo scorrono le immagini di quella giornata storica.
Tocca ad un altro ospite, “il Capo”, come lo definisce Luciano dal palco, “il Principe”, come lo conoscono tutti: Francesco De Gregori, invitato per duettare sulle note di Buonanotte all’Italia, come in una sorta di passaggio di testimone generazionale con Viva l’Italia, mentre sullo schermo scorrono le immagini di tantissimi personaggi che hanno fatto la storia del nostro Paese, da Totò a Fabrizio de Andrè, passando per Alberto Sordi, Gigi Proietti, Ennio Morricone, Gino Strada, Raffaella Carrà, Marco Pantani, Enrico Berlinguer e tanti altri.
Mentre il palco si prepara per accogliere il set successivo, Luciano, Cottafavi e Poggipollini sono in fondo alla passerella per accogliere il prossimo ospite, Mauro Pagani, che ha collaborato a lungo con Ligabue, a partire dallo storico tour Giro d’Italia del 2003. Ci sarebbe dovuto essere anche Piero Pelù, per cantare Il mio nome è mai più, ma l’incidente occorso pochi giorni fa al frontman dei Litfiba durante il concerto all’Alcatraz gli ha impedito di poter essere presente per motivi precauzionali. Tocca quindi a Capitan Fede sostituire Piero per la sua parte, in nome della comune militanza nei Litfiba negli anni ’80.
Unico appunto di un concerto impeccabile: forse si poteva “sfruttare” un po’ di più Mauro Pagani, il suo talento e la sua militanza al fianco del Liga per proporre qualcosa in versione “teatro”, piuttosto che limitarsi a fargli cantare la parte di Jovanotti.
È tutto pronto per tornare sul palco principale, e ad accogliere Luciano c’è la Banda (Mel Previte e Fede Poggipollini alle chitarre, Robby Pellati alla batteria, Antonio Righetti al basso e Luciano Luisi alle tastiere). Sarebbe curioso chiedere al Liga per quale motivo in nessuno dei concerti a Campovolo, ai quali hanno preso parte tutti i suoi musicisti del passato, non ha mai ripreso il suo posto alle tastiere e ai cori un pezzo importante della Banda come Fabrizio “Simoncia” Simoncioni.
Si parte subito forte con I “ragazzi” sono in giro, con i 103.000 dell’arena che saltano a tempo sul ritornello, seguita da due brani tratti da Fuori come va?, ovvero Ti sento ed Eri bellissima, per poi infilare un tris di hit come Il giorno di dolore che uno ha, Quella che non sei e Certe notti. Per chiudere questo set si torna di nuovo a salire coi bpm con Sulla mia strada, uno dei brani più autobiografici (e più belli) della discografia di Ligabue.
Ultimo cambio di set, tocca nuovamente al Gruppo, con Luciano che imbraccia l’acustica per cantare Una vita da mediano, a cui fa seguito Il meglio deve ancora venire.
Manca ancora l’ultimo ospite della serata, e il Liga annuncia la persona «con cui ho fatto il mio record di collaborazioni, ben 3, quindi questo la dice lunga sulla stima che ho di lei». Si riferisce ovviamente ad Elisa, e fra i tre brani cantati insieme, Gli ostacoli del cuore, Volente o nolente ed A modo tuo, la scelta ricade su quest’ultimo.
Ci avviciniamo al finale, e la chiusura prima dei bis non poteva che essere affidata a due canzoni che sono manifesti della vita e della carriera di Luciano, e che infatti vengono eseguiti a raffica: sulle ultime note di Questa è la mia vita parte immediatamente Tra palco e realtà, come a voler “unificare” il messaggio lanciato da questi due brani.
Siamo all’unica, brevissima pausa di tutto il concerto, prima del gran finale, che vede tutti i 13 musicisti sul palco più Luciano per eseguire all’unisono una potentissima versione di Urlando contro il cielo, sulle cui ultime note partono i fuochi d’artificio alle spalle del palco.
Ma non è ancora finita qui. Ligabue saluta i fan suonando la canzone da cui tutto è partito e senza la quale probabilmente non si sarebbe arrivati fino a questa giornata: Sogni di rock’n’roll, eseguita voce e chitarra a fondo passerella dal solo Luciano.
Arriva il momento dei saluti, stavolta sì, davvero finali insieme a tutti i musicisti, che scendono in passerella per raccogliere l’ovazione dei fan tra i coriandoli sparati dal palco, sulle note registrate di Non cambierei questa vita con nessun’altra, come a chiudere il cerchio di questi oltre 30 anni di carriera con la canzone che ha aperto questo live.
Tre ore esatte di concerto (dalle nove in punto alla mezzanotte spaccata) e ben 32 brani in scaletta per 32 anni di carriera: una festa che il popolo di Ligabue ha aspettato per oltre due anni, ma che finalmente si è potuto godere in una nuova venue che, siamo certi, diventerà un punto di riferimento nei prossimi anni per i grandi concerti internazionali.
Per le emozioni vissute vale il mantra che Luciano ripete ad ogni Campovolo: “chi c’era sa”.
La fotogallery del concerto, a cura di Silvia Saponaro
Ecco la scaletta del concerto
Col Gruppo
1. Non cambierei questa vita con nessun’altra
2. Balliamo sul mondo
3. L’odore del sesso
4. Niente paura
5. Il sale della terra
6. Ho smesso di tacere (con Loredana Bertè)
7. Marlon Brando è sempre lui
Coi Clandestino
8. Bar Mario
9. Non è tempo per noi
10. Musica ribelle (con Eugenio Finardi)
11. Ho messo via
12. Piccola stella senza cielo
13. A che ora è la fine del mondo
Col Gruppo
14. L’amore conta (con Gazzelle)
15. Luci d’America
16. Il giorno dei giorni
17. Buonanotte all’Italia (con Francesco De Gregori)
Con La Banda
18. Il mio nome è mai più (con Mauro Pagani)
19. I “ragazzi” sono in giro
20. Ti sento
21. Eri bellissima
22. Il giorno di dolore che uno ha
23. Quella che non sei
24. Certe notti
25. Sulla mia strada
Col Gruppo
26. Una vita da mediano
27. Il meglio deve ancora venire
28. A modo tuo (con Elisa)
29. Questa è la mia vita
30. Tra palco e realtà
Tutti insieme
31. Urlando contro il cielo
Luciano voce e chitarra
32. Sogni di R&R





































