L’angelo dei muri

Un uomo sfrattato da una casa invece di uscire entra

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L’angelo dei muri
di Lorenzo Bianchini
con Pierre Richard, Iva Krajnc, Gioia Heinz, Arthur Defays, Paolo Fagiolo

In una casa triestina che è un labirinto di stanze malridotte un vecchio signore che non parlerà per tutto il film viene sfrattato. Invece di sparire fuori, sparisce dentro: costruisce un muro coi mattoni di una ristrutturazione e nascosto oltre il muro in una tana nella casa spia le stanze, ora abitate da una madre di lingua slava con una bambina cieca. La casa non ripara dall’acqua, dalla neve e dalla bora, la bambina cieca ha una pericolosa tendenza ad avvicinarsi alle finestre e percepisce la presenza del vecchio che chiama “l’angelo dei muri”. Non è un horror, non è un thriller e forse la casa non è una casa e l’atmosfera da fiaba quasi muta (con un di più di “poesia”) cela altro. Il film di Bianchini richiede pazienza e un diverso senso del tempo cinematografico: se vi adattate ci sarà una ricompensa. Cinema indipendente e, nei panni del vecchio rintanato e silenzioso, il Pierre Richard che allo spettatore italiano era più noto come il protagonista di La capra accanto a Depardieu.

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