Venditti e De Gregori debuttano allo Stadio Olimpico: «La nostra storia insieme inizia stasera»

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venditti e de gregori
Foto: Benedetta Pistolini

Tra meno di un’ora Francesco De Gregori e Antonello Venditti saliranno sul palco dello Stadio Olimpico di Roma per il concerto che andrà ad inaugurare la loro prima tournèe insieme sullo stesso palco, dopo oltre 50 anni, accompagnati da una band d’eccezione.

Insieme ai due cantautori debutta sul palco una band che unisce per la prima volta i musicisti che da anni collaborano separatamente con i due artisti: Alessandro Canini (batteria), Danilo Cherni (tastiere), Carlo Gaudiello (piano), Primiano Di Biase (hammond), Fabio Pignatelli (basso), Amedeo Bianchi (sax), Paolo Giovenchi (chitarre) e Alessandro Valle (pedal steel guitar e mandolino). Per l’occasione, sul palco ci saranno anche Fabiana Sirigu (violino) e le coriste Laura Ugolini e Laura Marafioti.

A grande richiesta, inoltre, raddoppia l’appuntamento all’Arena di Verona: oltre al concerto del 12 luglio, infatti, i due artisti saranno protagonisti sul palco dell’anfiteatro veronese anche il 5 ottobre.
I biglietti per la nuova data saranno disponibili in prevendita su Ticketone dalle ore 10 di lunedì 20 giugno.

Prodotto e organizzato da Friends & Partners, il concerto di questa sera e l’intero tour nelle più importanti location all’aperto d’Italia, darà al pubblico l’occasione di assistere ad uno spettacolo unico, in cui i due artisti daranno nuova veste ai loro più grandi successi.

Nel pomeriggio prima del concerto, Antonello Venditti e Francesco De Gregori hanno incontrato la stampa per presentare il tour e l’evento speciale di stasera, sold out con 44.000 biglietti venduti.

L’incontro con la stampa

Antonello, nell’ultimo concerto del tuo tour a Jesolo, poche settimane fa hai detto, presentando questi concerti insieme a De Gregori, “se questo tour l’avessimo fatto prima non sarebbe stata la stessa cosa, adesso siamo pronti per farlo”. Ci avete messo un po’, giusto 50 anni.
A.V.: Questo progetto è nato tre anni fa, poi è arrivato il Covid e abbiamo dovuto rimandare il tutto. Oggi ci stiamo conoscendo talmente bene musicalmente che adesso siamo pronti per fare un concerto insieme.
Quello che sta succedendo è abnorme: nessuno dopo 50 anni di carriera si è rimesso in gioco facendo una cosa che non aveva mai fatto prima. Non è come quelle reunion dopo anni di band che hanno già suonato insieme, questa è una cosa che nasce oggi.
Può suonare strano, ma la nostra è una storia che si compie adesso.
F.D.G.: Quest’anno sono 50 anni tondi da Theorius Campus. Non volevamo fare questo tour insieme in occasione del cinquantenario, ma alla fine il Covid ha fatto sì che succedesse.

Com’è cambiato il vostro rapporto da 50 anni fa ad oggi?
F.D.G.: Ultimamente ci siamo visti più spesso…
A.V.: Esatto, più in questi ultimi 3 anni che prima. È un rapporto che ora si è compiuto, quindi ci possiamo anche mandare a quel paese veramente e non per sentito dire, magari per il tramite di un’intervista con un giornalista.
Ora se ci vogliamo dire una cosa ce la diciamo direttamente come amici, non come nemici o persone in competizione tra loro.
Per me Francesco è un fratello, e ho sempre gioito dei suoi successi e della bellezza delle sue canzoni come fossero mie. Poi è chiaro che anche tra fratelli ci sono alti e bassi, ma il rapporto non si potrà mai rompere.

Nel corso del tempo avete lavorato molto sul suono dei vostri rispettivi repertori, che sono abbastanza divergenti, lontani. Come vi siete approcciati al suono di questo tour?
F.D.G.: C’è una meravigliosa e virtuosa collisione di mondi sonori, che è anche la bellezza del suono totale che avrà questo conecrto.
Antonello vive un suono e io ne vivo un altro, ma le nostre voci uniscono e fanno da ponte tra i nostri due mondi. Quella che quindi potrebbe essere una frizione non è mai stata una diminuzione, ma al contrario sarà una marcia in più per far volare il suono del concerto.
A.V.: Le case discografiche ci chiedono “quando farai un inedito?”. Ecco, più inedito di questo non c’è nulla: è come se avessimo concepito nuovamente queste canzoni a due cuori, come se fosse un’unica grande canzone e il concerto di un’unica persona. Lo spirito è questo: siamo due in uno. E abbiamo un grande gruppo, sia numeroso che valido tecnicamente.
F.D.G.: Il gruppo si è formato con elementi che vengono dalla mia storia e da quella di Antonello, e giorno dopo giorno durante le prove ha iniziato a crearsi un ottimo feeling e sembrava di essere tra vecchi compagni di scuola.

Con due carriere così lunghe e piene di successi, c’è stata difficoltà nel mettere insieme la scaletta?
F.D.G.: La scaletta si è formata strada facendo: abbiamo iniziato suonando 35 pezzi e alla fine sono diventati 32, quindi siamo partiti già con un’idea. Poi magari in base all’andamento delle prove e al suono di determinate canzoni abbiamo cambiato l’ordine.
A.V.: Ognuno di noi ha dovuto “rinunciare” a tanti brani importanti, ma penso che quando il concerto è bello nessuno va via dicendo “quella non l’ha fatta”, perchè non senti che ti manca. Anche perchè per farle tutte avremmo dovuto fare concerti da oltre 4 ore.
Io penso che la scaletta sia una cosa magica, perchè è molto pensata. Questo concerto rappresenta il fraseggio tra il nostro essere, ci sono canzoni che vanno attraverso lo stesso filo conduttore ed è come se si rispondessero.
Nel pensare a quali brani inserire abbiamo seguito come una sceneggiatura delle nostre vite. È bello, e racconta la verità: “partirono in due ed erano abbastanza”, perchè eravamo proprio in due, io e lui.

C’è un momento particolare del concerto che secondo voi potrebbe restare impresso nella mente del pubblico?
F.D.G.: Spero che non ci sia perchè vorrei che fosse un’emozione unica lunga tutto il concerto, e quindi che non ci sia una canzone che spicchi sulle altre.
A.V.: Non sarà un concerto come gli altri perchè non c’è nessun modello di riferimento. Anzi, per differenziarci dalle produzioni che si fanno adesso non avremmo voluto nemmeno messo gli schermi, se non fosse che con delle platee così grandi c’è il problema che molta gente è distante dal palco.
Inoltre questi nostri concerti sono tra i pochi che non sono recuperi di live sold out già prima del Covid. A parte questa dell’Olimpico non stiamo recuperando date, ma vendendo biglietti per un tour che è stato annunciato pochi mesi fa e a cui si aggiungono continuamente nuovi appuntamenti, segno che anche il pubblico ha voglia di ripartire e ascoltare questo concerto.

Colpisce l’assenza in scaletta di Piano bar e Francesco. Per caso c’è la volontà di cancellare una conflittualità passata?
F.D.G.: La storia che Piano bar fosse dedicata a venditti l’ho smentita tante volte e la smentisco di nuovo, perchè non è vero. Se è per questo in scaletta non c’è nemmeno Io e mio fratello che abbiamo scritto insieme dieci anni fa e che è una canzone molto bella, non è quello il punto.
A.V.: “Scusa Francesco, suoniamo insieme l’ultima volta” ormai è stata superata dalla storia perchè stasera siamo qui. Speriamo non sia l’ultima volta ma la prima di tante altre insieme. È una canzone che avevo scritto quando me ne andai dalla RCA alla Philips, e sapevo che non avrei più potuto cantare nè con lui nè con Lucio Dalla, perchè all’epoca i contratti discografici erano molto più blindati di adesso.

In 50 anni, anche nel segreto di una stanza, avete mai intonato la canzone dell’altro?
F.D.G.: È inevitabile, ne ha scritte troppe. Ce ne sono alcune che mi hanno colpito e conquistato, come Che fantastica storia è la vita e Unica, e tante altre che adesso condivido direttamente con lui sul palco.
A.V.: Penso sia una cosa naturale, e mi capita in particolare con lui: con Francesco c’è amicizia, stima, e anche se non volessi fa parte della mia vita.

Se ciascuno di voi due volesse regalare un suo brano all’altro?
F.D.G.: io non gli regalo niente, regali non se ne fanno (ride, ndr)

In 50 anni è cambiato il Paese e il modo di fare il dischi. Il vostro approccio al palco è cambiato?
F.D.G.: L’approccio al concerto cambia sera dopo sera, non è mai uguale a se stesso. Ogni volta è sempre un’inaugurazione di qualche cosa. Stasera, ad esempio, siamo in uno spazio smisurato e bellissimo, ma non è quello che mi impressiona. Mi impressiona di più cantare insieme ad un mio amico.
A.V.: La tranquillità che sento per il concerto di stasera non l’ho mai avuta, quindi sto approcciando tutto in maniera molto positiva. Non dobbiamo dimostrare nulla, ma saremo semplicemente due persone che canteranno per loro stesse e per il pubblico, e sarà quindi una sorpresa prima di tutto per noi.
È una sensazione indipendente dal luogo, e nonostante io sia abituato ai concerti enormi mi sento molto diverso da quello dei bagni di folla del Circo Massimo degli anni passati, e mi fanno ridere quelli che oggi parlano di concerti con folle oceaniche: conta la qualità, non la quantità.

In tempi di musica liquida vi sentite dei sopravvissuti o rivoluzionari?
F.D.G.: Siamo dei sopravvissuti, e auguro a tutti i giovani che oggi scrivono canzoni di sopravvivere come noi tra 50 anni.
A.V.: Parla per te, io non mi sento sopravvissuto. Mi sento creativo e credo di avere molte più idee e di stare anni avanti rispetto a molti altri che ci sono oggi.

Nel concerto c’è un momento o una canzone dedicato alla guerra in Ucraina?
A.V.: La guerra è uno dei fatti che purtroppo accadono, in tutte le epoche. Se vogliamo andare a cercare una canzone sulla guerra ognuno di noi ne ha tante nel proprio repertorio: io ho scritto Sotto la pioggia, Stella, Ma che bella giornata di sole, tanto per dirne qualcuna.
La guerra è brutale e non posso pensare che mentre noi siamo qui e stiamo parlando stanno morendo dei bambini, però non ci deve essere per forza nel concerto una canzone contro la guerra.
Non c’è bisogno di sventolare bandiere, perchè altrimenti quella diventa demagogia, ci sono già le canzoni che parlano.
Non è necessario parlare sempre dell’attualità, noi facciamo più storia e filosofia che attualità.
F.D.G.: …e falegnameria!

Che cosa vi aspettate dal pubblico?
F.D.G.: Ieri abbiamo fatto la prova generale davanti allo stadio vuoto ed era bellissimo, e stasera sarà ancora più bello.
Ci aspettiamo una bella festa: abbiamo portato le costolette e le salsicce buone per fare un bel barbecue.

Queste le date del tour estivo di Venditti e De Gregori

18 giugno – Roma, Stadio Olimpico
7 luglio – Ferrara, Piazza Trento Trieste (Summer Festival)
10 luglio – Lucca, Piazza Napoleone (Summer Festival)
12 luglio – Verona, Arena
14 luglio – Marostica (VI), Piazza Castello (Summer Festival)
16 luglio – Cattolica, Arena della Regina
18 luglio – Treviso, Arena della Marca
20 luglio – La Spezia, Piazza Europa
22 luglio – Chieti, Anfiteatro La Civitella
24 luglio – Palmanova (UD), Piazza Grande (Estate di Stelle)
29 luglio – Napoli, Arena Flegrea
31 luglio – Benevento, Museo agricolo Musa
19 agosto – Fasano (BR), Piazza Ciaia
21 agosto – Lecce, Pala Live (Oversound Festival)
23 agosto – Roccella Jonica (RC), Teatro al Castello (Summer Festival)
25 agosto – Palermo, Velodromo
27 agosto – Taormina (ME), Teatro Antico
28 agosto – Taormina (ME), Teatro Antico
1 settembre – Roma, Cavea Auditorium Parco della Musica
2 settembre – Roma, Cavea Auditorium Parco della Musica
5 settembre – Brescia, Piazza della Loggia (nuova data)
5 ottobre – Verona, Arena (nuova data)

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