Memoria

Un rumore può chiamarti a un ricordo che non è tuo

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Memoria
di Apichatpong Weerasethakul
con Tilda Swinton, Jeanne Balibar, Daniel Giménez Cacho, Juan Pablo Urrego, Elkin Díaz

Memoria a Cannes 2021 ha vinto il Premio della Giuria, ma avrebbe potuto ugualmente vincere un premio alla Biennale d’arte di Venezia, perché è ormai labile il confine tra il cinema di Apichatpong Weerasethakul e le sue installazioni o i suoi video. Il che significa che in alcune scene il piacere della fissità che caratterizza il regista può portare lo spettatore impreparato a credere che la proiezione si sia inceppata, fino a che non scorge un filo d’erba che si muove o sobbalza per un rumore. Un misterioso rumore disturba di tanto in tanto Tilda Swinton in visita alla sorella a Bogotà in Colombia. Mentre cerca di capire che rumore sia, che pare non venire mai dall’esterno ma dall’interno di lei, attraversa curiose interpretazioni (segnali di tribù che non vogliono venire in contatto con la civiltà) e strane esperienze (molto interessante la ricostruzione del rumore aiutata da uno specialista di musica elettronica). Ma tutto fa pensare che il rumore coincida con una malattia mentale fino a che la nostra eroina non incontra chi le spiega che quel rumore non dev’essere per forza “suo”: è parte di una memoria delle cose e della natura che tutto pervade. Qualcuno talvolta intercetta il segnale. Il finale può stupire o confondere ancora di più lo spettatore. È cinema o arte contemporanea?

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