Greta Cominelli presenta il suo primo EP: «È un nuovo inizio»

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© Manuel Berlato

Un EP d’esordio breve ma intenso: sono cinque le tracce che compongono il progetto discografico di Greta Cominelli, giovane cantautrice bresciana che il 21 luglio ha rilasciato Tra Marte e Venere il suo primo album. Un progetto denso sia a livello musicale, perché unisce tanti stili e tanti suoni diversi, che a livello di testi, perché tocca diversi argomenti “spinosi” in maniera leggera ma non superficiale.

L’album contiene cinque brani scritti dalla stessa Greta, mentre della parte musicale si è occupato il chitarrista Renato Caruso. L’EP è stato prodotto da Paolo Diotti e masterizzato da Roberto Romano presso Os3 Mastering Studio di Latina.

Abbiamo raggiunto Greta per farci dire di più di questo suo lavoro.

Tra Marte e Venere è il tuo primo lavoro. Che emozione è?
«Lungo il percorso ci sono state emozioni diverse, tutte molto forti. Ogni passo di realizzazione del progetto porta con sé aspettative e richiede tante energie. Adesso, devo dire, mi sto man mano rilassando e mi sto godendo questo momento. Non so che cosa possa nascere da questo progetto: io penso che abbia delle belle potenzialità. È sicuramente un insieme di sensazioni ed è un po’ il coronamento di tutti questi anni in cui ci ho provato. È un punto di arrivo, ma è anche un nuovo inizio. Quando mi hanno mandato i CD ammetto di aver pianto un po’».

Ci racconti in due parole il tuo EP?
«È il mio primo EP di inediti che arriva dopo un lungo periodo di gavetta che comprende live, concorsi canori, casting per i talent eccetera. Arriva sicuramente dopo una maturazione tanto artistica quanto personale piuttosto lunga che mi ha portata a sviluppare una serie di consapevolezze a cui sono arrivata dopo alcune esperienze piuttosto forti. Per questo è un EP autobiografico, include questi cinque inediti che sono frutto della collaborazione con il mio chitarrista, Renato Caruso, che in questo EP è stato sia chitarrista che compositore. Non è stato sicuramente facile in questi anni trovare una figura che mi supportasse nella realizzazione degli inediti perché ho come gusto personale la volontà di uscire dall’ordinario: grazie a Renato e a Paolo Diotti, che è stato il direttore artistico di questo EP, sono riuscita a sviluppare meglio questa mia idea».

Partiamo dal titolo: come hai scelto Tra Marte e Venere?
«Ci ho pensato tanto. Volevo un titolo che rispecchiasse più cose, che non avesse una sola interpretazione e che richiamasse in un certo senso tutte le canzoni. All’inizio il titolo non doveva essere questo, avevo pensato a Red lipstick che è anche il titolo dell’ultimo brano, poi ho cambiato idea. Nei testi ho utilizzato diversi riferimenti all’astronomia, ho usato tante parole come stelle, galassie, appunto Marte e Venere, quindi mi piaceva l’idea di dare questo rimando. Molto semplicemente perché sono molto appassionata di questi temi e allo stesso tempo perché per me significa evasione. Abbiamo un quotidiano ricco di mille cose negative, mi son detta “perché non trovare spazio nella scrittura e nella musica per qualcosa di positivo?” e così sono arrivata a questo titolo che in un certo senso mette insieme tutti questi aspetti».

Gli argomenti che hai scelto per i tuoi testi sono più che mai attuali: emancipazione, relazioni tossiche, pregiudizi sociali. Non temi che per questo motivo le persone possano pensare che vuoi “vincere facile”?
«È una domanda che mi sono fatta, però mi sono chiesta anche di che cosa volessi davvero parlare e sono giunta alla conclusione che sono questi i temi che mi stanno a cuore perché ho vissuto delle esperienze, sia molto positive che molto negative, correlate a queste tematiche, quindi ho scritto esattamente quello che sentivo. Che le persone si possano ritrovare in queste tematiche mi fa piacere, perché io stessa ci sono dentro e per me è inevitabile parlarne in un certo modo».

Uno degli aspetti più interessanti del tuo lavoro è legato all’immaginario che i tuoi testi riescono ad evocare. È una “dote” naturale oppure c’è dietro una ricerca particolare nella scrittura?
«Dipende. Alcune immagini sono reali, nel senso che sono immagini che ho visto e vissuto e che mi hanno dato l’ispirazione per quello che ho scritto, e altre che invece ho totalmente immaginato. Ho fatto tanta ricerca, questo sì, per cui le immagini sono sempre molto dettagliate».

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Come hai iniziato a lavorare con Renato Caruso e com’è stato lavorare a questo progetto?
«Il feeling artistico non c’è con tutti e per me è stato fondamentale poter lavorare con Renato. Noi ci siamo conosciuti nell’estate 2020 durante un percorso live ed è stato lui a insistere con me perché continuassi a lavorare sulla scrittura, quando io mi ero già data per vinta, anche perché in ambito discografico, spesso, superata una soglia d’età si rischia di non essere più appetibili. Lavorare con lui è stato molto importante per me perché quando l’ho conosciuto non avevo abbastanza autostima per riuscire a scrivere i miei testi, ero parecchio bloccata. Lui mi ha tranquillizzata e mi ha lasciato il tempo e lo spazio per dedicarmi a questa cosa qua».

Hai in programma di portare la tua musica in giro con qualche esibizione dal vivo?
«Non sarà un qualcosa di immediato, anche perché si naviga ancora a vista considerato tutto il discorso del Covid. Io spero che a settembre possa organizzare delle presentazioni del mio lavoro esattamente come le ho in testa, coinvolgendo non solo Renato e Paolo che hanno contribuito alla realizzazione di questi brani, ma anche altri artisti. Prima del Covid mi avevano commissionato uno spettacolo teatrale che ha sempre a che fare con questi temi, poi non si era potuto concretizzare, ma adesso mi piacerebbe unire un po’ le due cose».

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Tanti interessi, tutti diversi, ma che in comune hanno una cosa: scrivere. Non fa altro da quando ha imparato e sogna che questo diventi il suo mestiere. Cittadina del mondo con la Puglia nel cuore e uno zaino sempre pronto per nuove esperienze. Tra le più giovani collaboratrici del sito, non le manca il carattere per difendere le sue idee.

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