Alex Britti: «Vi presento “Mojo”, il mio primo album strumentale»

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alex britti
Foto: Fabrizio Cestari

Domani, venerdì 1 luglio, sarà disponibile il nuovo album di Alex Britti, intitolato Mojo (etichetta It.Pop, distribuito da Believe).
Un disco completamente strumentale, il primo della sua carriera, per un artista che da sempre è riconosciuto come uno dei chitarristi più eclettici e virtuosi della scena italiana (e non solo).

In un periodo storico dove tutto diventa “fluido”, dove si osa e non ci sono più etichette o confini di genere, Alex parte dal blues, suo grande amore di sempre, per esplorare tanti generi diversi, dal jazz al funk, passando per la fusion e perfino dei rimandi alla lirica.

Il presave dell’album è disponibile cliccando qui: https://bfan.link/AlexBrittiMojoAlbum.

Il disco

Si parte con S_Funk, che nell’intro omaggia Jimi Hendrix e la sua Voodoo Child, come a dire che quella scintilla che ha segnato generazioni intere di chitarristi è partita da lui, per poi aprirsi su una ritmica blues ma con un groove marcatamente funky e un’incursione nel jazz, tanto per mettere in chiaro che durante l’ascolto troveremo tanti generi e tante contaminazioni.
Sotto il Cielo di Amsterdam è un brano dalla doppia anima: in uno stile che riporta a quello di Pat Metheny, Alex ci porta in un mondo jazz a tratti cupo come la città olandese, ma con contaminazioni latine, che stanno a significare la capacità di divertirsi di chi ci abita.

Si prosegue con Insomnia, il cui titolo è rappresentato nel brano da una goccia che cade da un rubinetto e non lascia dormire, e allora per combattere la goccia e sconfiggere l’insonnia cosa c’è di meglio di uno standard blues che pesca a piene mani da Stevie Ray Vaughan, magari con degli fraseggi dissonanti dati dall’isteria della notte insonne?
Entriamo ancora di più nel mondo di Stevie Ray, infatti i primi accordi di Dolce Sveva sono un omaggio alla magnifica Lenny del chitarrista statunitense, per aprirsi poi in un brano in bilico tra blues e jazz, con note che richiamano il mondo della musica classica.
Il treno per Roma, come suggerisce il titolo, ha un’atmosfera “industriale” ed un suono che richiama ancora una volta il bluesman texano, con la chitarra fortemente in primo piano che viaggia sui binari del blues con lievi deragliamenti verso la fusion.

Arriva poi West & Co., che dopo l’intro decisamente sperimentale ci porta nel mondo polveroso dei film western, quasi a voler omaggiare le mitiche musiche di Ennio Morricone per i film di Sergio Leone, ma in chiave moderna e chitarristica, ispirandosi per lo stile a Link Wray, considerato l’inventore dei power chords.
Ancora atmosfere da film, ma stavolta siamo di nuovo in Italia, o meglio, in Tuscany: la chitarra vola tra citazioni di Europa di Santana e lo stile di Paco De Lucia, con incursioni che rimandano al mondo della musica lirica. Sembra quasi di essere a Bolgheri, in Maremma, e percorrere quell’infinito viale di cipressi.

Respiro è certamente il brano più fusion del disco, che spazia costantemente tra l’elettronica e la musica suonata, ma sempre con un’impronta blues data dalla chitarra di Alex che tiene insieme le due anime del pezzo.
Arriviamo quindi al brano che dà il titolo all’album, ovvero Mojo: chitarra slide che si fonde con il campionamento di un coro gospel, quasi a voler essere una di quelle voci in una sorta di spiritual dai toni epici ed intensi.
Chiude l’album Adrenalina, e il titolo dice tutto: un blues funk decisamente energetico, se vogliamo un incrocio tra Stevie Ray Vaughan e i primi Red Hot Chili Peppers che quando finisce ti fa venire voglia di schiacciare di nuovo play e ricominciare l’ascolto di tutto il disco da capo.

Un gran bel disco di cui c’era bisogno, per godere a pieno delle doti chitarristiche di Britti, spesso “tenute a freno” dal contesto pop delle sue canzoni.
Doti che, nonostante la presenza di brani strumentali nei suoi dischi precedenti, avevano bisogno di trovare uno sfogo indipendente per potersi esprimere al meglio e farci entrare, sempre col suo stile, nel variegato mondo musicale che ha da sempre influenzato il chitarrista romano.

L’intervista

Abbiamo raggiunto Alex Britti telefonicamente per farci raccontare questo nuovo album: eccovi il riassunto della nostra chiacchierata.

La prima parola che mi viene in mente è “finalmente”. Erano 25 anni che aspettavamo questo disco.
Un po’ anche io, devo dire. Però hai presente quando sei incanalato in compartimenti stagni? Sei un cantautore di successo e quindi devi fare un certo tipo di carriera, nonostante in questi anni abbia cercato di infilare brani strumentali qua e là: in quasi tutti i miei dischi ce n’è almeno uno, a volte anche due.
Adesso ho approfittato dell’ulteriore cambio di etichetta e distributore e mi sono buttato: l’etichetta è mia, indipendente, ed è la It.Pop, con cui ho fatto già dei dischi e ho prodotto anche altri. Però ho cambiato distributore e mi sono affidato alla Believe, un’etichetta francese che principalmente si occupa di jazz, ma che ha comunque una visione molto aperta e che in Italia ha distribuito anche altre cose. Inoltre sono solo digitali.

Quindi Mojo non uscirà su cd?
Esatto. Per il momento uscirà solamente sulle piattaforme di streaming digitale, poi spero che per novembre o al massimo i primi di dicembre riusciremo a rendere disponibile la versione in vinile, in tempo per Natale. Però il cd in ogni caso non ci sarà, anche perchè piano piano un po’ tutti stanno smettendo di farli.

Forse sembrerò nostalgico, ma io rimango un grande fan dell’oggetto fisico: sfogliare il libretto, leggere i testi, ma sopratutto andare a guardare i crediti per conoscere i musicisti che suonano nel disco è una cosa che col digitale non si può fare.
Io in realtà sono cresciuto coi vinili: quando ero piccolo andavo a comprare il vinile, dove c’era una bella foto grande di copertina, e dove anche io andavo a guardare i crediti e tutto il resto. Quell’oggettino piccolo che è il cd in realtà non mi è mai stato troppo simpatico.

Tornando a Mojo, appena ho ascoltato le prime note di Dolce Sveva ho pensato: “questi sono gli accordi iniziali di Lenny di Stevie Ray Vaughan!”
Sì, per forza. Io arrivo da lì e quindi attingo molto da quel mondo.
Pensa che ho dovuto smettere di usare la Stratocaster, perchè altrimenti rischiavo di passare per il clone di Stevie Ray.
Sul disco non uso apposta la Stratocaster ma la Diavoletto (Gibson SG, ndr), però anche usando quella i richiami si notano molto, perchè l’ho ascoltato tanto e ovviamente lo ascolto ancora.

Anche in Insomnia l’intenzione con cui suoni e il tipo di suono che dai alla chitarra ricorda sempre quel mondo.
Il mio modo di suonare la chitarra, fondamentalmente, è il surrogato di quattro chitarristi: Stevie Ray Vaughan, Santana, Pat Metheny e Paco De Lucia.  Se li metti dentro un frullatore con un po’ d’acqua, frulli per 5 minuti e li metti dentro una tazza, esco fuori io.
Sono i quattro chitarristi che ho ascoltato di più. Poi per assurdo dopo è arrivato Jimi Hendrix, ma io non suono in un modo “hendrixiano”: lui le corde le sfiorava e lavorava molto sugli effetti e sui pedali.
Ovviamente mi piace molto, ma se parliamo di tecnica musicale quello da cui ho preso di più è Stevie Ray Vaughan: suono come lui, ho il suo stesso modo di aggredire la chitarra. Lui era uno che la Stratocaster la “sfondava”.
Poi nel mio stile c’è un po’ di jazz oltre al blues, ma il suono di chitarra da cui parto è quello di Stevie Ray: uso la Diavoletto apposta perchè, come ti ho detto, se suonassi con la Stratocaster mi farei tutt’oggi paura da solo per quanto riesco a suonare identico a lui, mentre con la SG riesco a staccarmi un po’ da quella sua sonorità incredibile e a mantenere una mia personalità ed identità ben definita.
Il “problema” è che mi è piaciuto troppo: fin da piccolo sono cresciuto a pane e Stevie Ray Vaughan, e questo ha influito moltissimo sul mio modo di suonare la chitarra.

Invece in un brano come Tuscany gli echi di Europa di Santana si fondono con un’importante impronta lirica tutta italiana.
Esatto, infatti nel frullatore insieme ai quattro chitarristi bisognerebbe metterci anche un po’ di Califano e di Lando Fiorini.
Ma è chiaro, io non ho il Mississippi ma il Tevere, quindi la mia romanità e italianità esce sempre fuori, aggiungendo qualcosa al mio modo di suonare e portandomi ad essere anche più lirico. Magari non me ne accorgo mentre lo sto facendo, perchè è qualcosa che ho dentro, ma me ne rendo conto nel momento in cui vado a riascoltare quello che ho suonato: in questo disco c’è un po’ di Pavarotti, di musica classica italiana e in generale di suono mediterraneo.

Credo che con questo disco tu possa “rappacificarti” o quantomeno zittire chi ti ha sempre accusato, pur essendo un grande chitarrista, di fare solo “canzonette pop”: Mojo è il trionfo della tua tecnica chitarrista, mantenendo comunque il tuo stile e la tua impronta melodica, che chi ha conosciuto e apprezzato le tue canzoni può ritrovare facilmente.
Questo disco ha una doppia valenza, ed anche di questo mi sono reso conto in un secondo momento: non è un disco solo per musicisti.
Di solito quando ascolti un disco “da musicista” non piace alla tua ragazza o alla gente che non suona uno strumento, ma soltanto ai musicisti. Invece qui, come hai giustamente detto tu, si riconosce anche il Britti che fa le melodie, c’è una musicalità che ti porta a farti tornare in mente alcuni fraseggi e magari ricantarteli mentre sei in macchina o sotto la fatidica doccia.
Poi arrivano anche i momenti con gli assoli, e lì ovviamente si apre una dimensione nuova e più prettamente da musicista.
Magari uno che suona può comprendere di più certe atmosfere piuttosto che altre, però credo che non sia un disco da “intrippati” di un certo tipo di musica strumentale, ma sia comunque fruibile a tutti.

Credo che ci fosse bisogno di un tuo album strumentale, perchè va a completare il tuo mondo musicale facendo vedere anche il tuo lato da musicista puro.
E se torniamo indietro nel tempo è un ottimo modo per fare il punto sui tuoi primi 30 anni di carriera, visto che prima di It.Pop (1998) c’è stato un altro album nel 1992 che magari è passato fuori dai radar del grande pubblico, ma che di fatto ha segnato ufficialmente il tuo ingresso nel mondo discografico.

Pensa che la storia di quel disco è molto particolare: io ricordo di averlo registrato nel gennaio del 1991, perchè ero appena tornato da Amsterdam, dove avevo vissuto per tutto il 1990.
Feci quelle registrazioni per la Fonit Cetra ai mitici studi Forum di Piazza Euclide, quelli di Ennio Morricone, però non furono pubblicate subito perchè non trovai un accordo con la casa discografica. Nel frattempo ero anche ripartito perchè avevo deciso di tornare in Olanda, quindi non seppi più nulla, nemmeno se alla fine l’avevano pubblicato o meno.
Poi dopo il grande successo di It.Pop hanno ritrovato queste registrazioni di anni prima e hanno giustamente sfruttato l’onda del mio successo per riproporlo nuovamente.

Per concludere, ho visto che quest’estate farai due tour diversi: uno più incentrato sulle canzoni del nuovo disco e uno più “classico”, coi tuoi brani più famosi.
Uno è il Mojo tour, che infatti prende il nome dal disco, e l’altro il Pop tour.
Ad esempio l’altra sera ero a Fasano, in Puglia, in una piazza enorme e piena di gente per una data del tour “pop”, col pubblico che si è divertito a cantare i miei brani storici, da 7000 caffè a Una su un milione.
Ma i concerti del Pop tour quest’estate saranno pochi, perchè mi sono concentrato molto di più sulla promozione di Mojo, che presenterò in diversi festival blues e jazz.

I prossimi appuntamenti live con Alex Britti

Mojo tour
3 luglio – Frassilongo (TN), Lagorai D’InCanto, Montagna di Panarotta
9 luglio – Rovigo, Rovigo Blues
17 luglio – Roccella Jonica (RC), Rumori mediterranei
10 agosto – Accadia (FG), Accadia Blues
13 agosto – Subiaco (RM), Subiaco Rock&Blues Festival
20 agosto – Sanremo (IM), UnoJazz
27 agosto – Neoneli (OR), Dromos Festival
3 settembre – Bertinoro (FC), Entroterre Festival

Pop tour
15 luglio – Piane di Montegiorgio (FM), Square Music Festival
12 agosto – Pescocostanzo (AQ), Piazza Benedetto Croce
30 agosto – Caprarola (VT), Piazzale di Palazzo Farnese
8 settembre – Thiesi (SS), Piazza delle poste

La tracklist di Mojo

1. S_Funk
2. Sotto il cielo di Amsterdam
3. Insomnia
4. Dolce Sveva
5. Il treno per Roma
6. West & Co.
7. Tuscany
8. Respiro
9. Mojo
10. Adrenalina

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Nato a Roma nel 1984, ma vivo a Venezia per lavoro. Musicista e cantante per passione e per diletto, completamente autodidatta, mi rilasso suonando la chitarra e la batteria. Nel tempo libero ascolto tanta musica e cerco di vedere quanti più concerti possibili, perchè sono convinto che la musica dal vivo abbia tutto un altro sapore. Mi piace viaggiare, e per dirla con le parole di Nietzsche (che dice? boh!): "Senza musica la vita sarebbe un errore".

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