Mistero a Saint Tropez

Tentativo di rifare le commedie disastro degli anni Settanta

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Mistero a Saint Tropez
di Nicolas Benamou
con Christian Clavier, Benoît Poelvoorde, Gerard Depardieu Thierry Lhermitte, Jérôme Commandeur

A Saint Tropez 1970, tempo di ville, fuoriserie e piscine con o senza Delon (qui ce n’è una senza), qualcuno manomette i freni della decappottabile di madame Croissant, grande mangiatrice di uomini, moglie del Barone Croissant detto Cornetto (in originale Tranchant, ma era troppo poco adatto alle corna…) per cui Chirac (il futuro Presidente) attraverso il capo della polizia manda il commissario Botta (in originale Boulin, ciotola) che fa solo disastri e quindi risolve il caso spaccando tutto con una predilezione per vasellame e mobilio. I modelli a cui il film guarda con nostalgia sono l’Ispettore Clouseau della Pantera Rosa, cioè Peter Sellers, per la tontaggine, oppure il Sellers di Hollywood Party, per la tendenza alla distruzione e il repertorio in generale di Louis De Funès per l’isteria. Però a farlo c’è Christian Clavier (anche sceneggiatore). C’è un raffinato repertorio di gaffe, vomito, droghe inalate per errore, cuochi esasperati, dive e divi tromboni, mantenuti e aspiranti attrici, musiche, vestiti e auto sufficienti per un raduno di classiche. Il regista ha un’inclinazione per le auto coi freni rotti (era suo Una famiglia senza freni). Fa ridere? Questo è del tutto soggettivo. Forse fa troppo caldo per rispondere.

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