Il rock dei Deep Purple al Sonic Music Park (fotogallery e recensione)

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Ritornano in Italia i grandi eventi, dopo due anni di assenza e finalmente possiamo riassaporare il grande Rock dei Deep Purple.

Ma prima, credo sia doveroso parlare anche della band che ha fatto da apertura e parlo dei “The Last Internazionale” che, a mio avviso, sono stati stratosferici, con un suono assolutamente moderno, ma allo stesso tempo ben ancorato a quel “sapore” figlio degli anni ’70.

Punta di diamante, è Delia Paz, Cantante dalla voce pazzesca e con una forte personalità. Credo che, vedere ed ascoltare queste cose, fa soltanto bene e mi dà lo spunto per una riflessione: in Italia, molto, anzi troppo difficilmente, band di questo tipo trovano il giusto spazio e tutto ciò è un peccato, perchè la musica può dare ancora tanto in termini di artisti e proposta musicale e purtroppo siamo sempre costretti a guardare oltre i nostri confini (già da tempo  un po’ troppo “plastificati”).

E andiamo ora sui Deep Purple: che dire?

Beh sono i Deep Purple, che più che una band, sono oramai (da anni) un marchio di fabbrica, uno stile musicale. Canzoni e battaglie di soli tra Hammond e Chitarra. 

Chi va ad ascoltarli e pensa di sentire una performance come quella di “Made in Japan”, magari può rimanere perplesso, ma ragazzi: parliamo di Signori oramai vicini agli 80 anni! Ad averne di musicisti così, che ci insegnano come suonare e stare sul palco, senza trucco e né inganno, senza sequenze, senza aiuti di alcun genere e soprattutto non in playback!

Se vi aspettate ” gli urli” di Ian Gillan, beh, non li troverete più, ma credo che abbia dato più del possibile dagli anni ’60 ad oggi e infatti, l’ho trovato molto più a suo agio nei brani più moderni e quindi più consoni al suo modo di cantare attuale, che non nelle vecchie glorie come Highway Star o Picture of Home. Ma come sarebbe un concerto dei Deep Purple senza “il passato”? E quindi, mi piace così, anche con qualche “difetto”, perchè è tutto vero!

Da segnalare la presenza di un nuovo chitarrista per questo tour: Simon McBride, che ha preso il posto di Steve Morse (fermo per motivi familiari), A mio avviso, trovo questo nuovo innesto molto ben riuscito, perchè più pertinente al  suono originale della band.

Insomma, un’ora e quaranta di musica spettacolare che tutti dovrebbero ascoltare e vedere, per imparare e apprezzare le cose belle, anche perchè senza di loro, non ci sarebbe stato “il moderno”, ricordando che c’è chi la musica la suona e c’è chi l’ha fatta e loro posso ben dire che appartengono alla seconda categoria.

Un applauso va poi all’organizzazione del Bologna Sonic Park: impeccabile.

(Recensione a cura di Salvatore Bazzarelli)

Ecco la gallery dei Last Internationale:

e la gallery dei mitici Deep Purple:

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