Mogol: «Emozioni? L’ho scritta mentre guidavo una 500»

0
Mogol

Mogol è stato ospite questa mattina a RTL 102.5 durante W L’Italia. Una carriera, la sua, ricca di esperienze e di parole che hanno raccontato frammenti di vita di molte persone. Da dove trova l’ispirazione? “Io penso a cosa sta dicendo la musica”, ha detto Mogol. “Il segreto è questo. Penso a capire cosa sta dicendo la musica e poi collegarlo alla propria vita o a un’idea che ti può venire cercando di dire frase per frase ciò che dice la musica”.

MOGOL E LA SUA CARRIERA

Durante la sua carriera, Mogol ha collaborato con moltissime persone. Qualche anno fa c’è stato anche un movimento per la candidatura al Nobel per la letteratura per Mogol. “Il Nobel non è il premio che dà la gente, è un premio che danno le università. In Italia non sono molto propensi a dare dei nomi”.

La classe culturale dell’epoca guardava Mogol e gli altri con un po’ con sospetto, perché scrivevano canzoni d’amore, mentre quella era l’epoca dei cantautori impegnati: “Noi eravamo diventati fascisti. Chi non scriveva le canzoni politicizzate non valeva niente e diventava fascista, anzi qualunquista. La canzone impegnata parlava di politica, noi raccontavamo la vita”.

MOGOL E IL SUO TOUR

Mogol torna in tour con “Emozioni – Viaggio tra le canzoni di Mogol e Battisti”. Date importantissime in luoghi straordinari. Il 21 luglio, ad esempio, Mogol sarà sul palco a Genova, il 23 luglio a Ostia Antica, poi a Enna il 24 luglio, il 3 agosto a Santa Severa, il 26 agosto a Verona, il 17 settembre a Macerata, il 21 settembre a Roma, il 28 novembre al teatro Olimpico di Roma ed infine il 6 dicembre a Milano. “Gianmarco Carroccia è un sosia di Battisti, non ha fatto niente per esserlo”, ha detto.

MOGOL E LUCIO BATTISTI

Com’era il rapporto tra Mogol Lucio Battisti? “Lucio chiedeva la musica sempre prima, poi veniva, me la cantava in inglese inventato. Poi rimaneva lì. Il primo caffè glielo facevo io, ci incontravamo la mattina alle 9, mai scrittura notturna, sempre di giorno. Bevevo il caffè, mi sdraiavo sul tappeto, lui stava sul divano e suonava e io scrivevo. Ero a pancia in giù sul tappeto. Il primo caffè lo facevo io, poi lo faceva lui”, ha raccontato. “Quando chiedevo a lui un aggettivo che non mi veniva, dopo avergli spiegato cosa intendessi dire, lui mi rispondeva con una parolaccia. Mi diceva una parolaccia per riportarmi al mio dovere. Io non capivo, poi me l’ha spiegato: ha detto che dovevo pensarci io, non lui. Io la parola ce l’avevo in testa, mi serviva per sbloccarmi, però lui non me la diceva lo stesso”.

29 SETTEMBRE? NON C’È UN PERCHE

Una delle sue canzoni più note è 29 settembre, un brano scritto con Lucio Battisti. Perché è stata scelta la data 29 settembre? “Non c’è un perché. Ho detto una data senza un motivo preciso. Era il giorno di San Michele Arcangelo, che poi credo sia stato il mio protettore. Sono poliziotto ad honorem, nominato il 29 settembre perché San Michele Arcangelo è il protettore della polizia. È una combinazione il fatto che ricorra sempre questo giorno, il 29 settembre è la data del compleanno della mia prima moglie”.

E Perché 7 e 40? “Ho un episodio da raccontare che sembra incredibile. Ero a Boston e mi hanno chiamato per dare delle lezioni alla Berklee e Harvad University, un grande onore”, ha spiegato. “Erano interessati alla nostra didattica, ho fatto queste due lezioni e poi sono stato invitato a una scuola elementare: mi avevano inviato una divisa con scritto il nome della scuola, sono arrivato e sono andato sul palcoscenico, davanti avevo centoventi bambini. Io parlo inglese, ma non in modo fluido. Mentre ero imbarazzato è arrivata la preside e mi ha detto di stare calmo, che non avrei dovuto fare niente ma che loro avrebbero cantato in italiano ‘7 e 40’, che avevano scelto su venti canzoni che gli avevano proposto. L’hanno cantata in un italiano perfetto”.

Un aneddoto su Emozioni? “Questa canzone l’ho scritta in macchina mentre guidavo una 500”, ha detto Mogol.

Pensieri e Parole? Il videoclip era già all’avanguardia rispetto ai tempi in cui è uscito e al suo interno c’era anche il controcanto. “Il controcanto a volte gliel’ho suggerito io, non le note, ma di fare il controcanto. Lui faceva tutto, era veramente straordinario”, ha raccontato Mogol. “Battisti era di livello mondiale. Non era il solo, anche Mango era a livello mondiale, solo che non si spostava da dove viveva, stava in casa. Era una persona meravigliosa. Se sentite i suoi dischi sono ancora di un’attualità pazzesca. Se ascoltate ‘Anche per te’, è il modo di cantare oggi nel mondo e lui ci è arrivato anni prima. Non cantare, ma comunicare in modo credibile”.

C’è un retro-significato di Innocenti Evasioni? “No, è tutto spiegato molto bene. È una situazione che non ho vissuto ma che avrei potuto viverlaLa frase ‘Io vorrei, non vorrei, ma se vuoi’ è molto semplice: uno aveva provato un grande dolore, è spaventato dall’idea di innamorarsi di nuovo”.

Alcuni contenuti o funzionalità non sono disponibili senza il tuo consenso all’utilizzo dei cookie!

 

Per poter visualizzare questo contenuto fornito da Facebook Like social plugin abilita i cookie: Clicca qui per aprire le tue preferenze sui cookie.

Spettakolo! nasce nel 2015 e si occupa di cinema, musica, travel, hi-tech. Alla Redazione di Spettakolo! collaborano varie figure del mondo del giornalismo (e non) desiderose di raccontare tutto ciò che per loro è "spettacolo" (appunto).

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento
Inserisci qui il tuo nome