Thor: Love and Thunder
di Taika Waititi
con Chris Hemsworth, Natalie Portman, Christian Bale, Tessa Thompson, Russell Crowe, Taika Waititi
Il secondo Thor di Waititi (lo stesso regista dell’Oscar Jojo Rabbit) continua a fare lo spiritoso per tutto l’universo con combattimenti acrobatici su schitarrate metal e battutine che lasciano perplessi anche i Guardiani della Galassia, usa la magica ascia bipenne Stormbreaker ma rimpiange il martellone Mjolnir. Che è finito in mano a Jane Foster, la scienziata ex fidanzata (rimpianta, tanto). L’elemento freudiano (chi tiene in mano il martellone/fallo ha il potere) è esplicito, ma è attutito dal fatto che Jane col martellone diventa una Thor femmina e però, più usa il martello e meno il suo corpo risponde al cancro. Il che ha fatto dire: questo Thor è come Love Story. Insomma, magari. Siccome il cattivo di turno è un Christian Bale che vuole macellare gli Dei per il loro egoismo e sta per raggiungere il luogo dell’universo in cui i desideri si avverano, Thor deve fermarlo e per farlo va anche a scomodare il consesso degli Dei e fa incazzare Zeus (uno splendido Russel Crowe in gonnellino e armatura simil Gladiatore, la scena da antologia -scorretta- di tutto il film: denuda Thor e le dee svengono) per poi andare in qualche modo al sacrificio. L’estetica oscilla tra il kitsch del reparto profumeria degli ipermercati galattici, i parchi a tema (Asgaard) e come al solito Waititi esagera nelle rincorse convulse tra l’infantile e il banale, ma alla fine il film insegna ai bambini che bisogna combattere per l’Amore. Per gli adulti (?) il piacere di riconoscere qua e là superdivi in particine nascoste.





































