Relight Orchestra compie 20 anni di cover e remix… e si racconta

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Abbiamo fatto quattro chiacchiere con i Relight Orchestra, ovvero Robert Eno (dj, produttore…) e Mark Lanzetta (violinista, musicista, produttore…). Il loro progetto musicale nell’estate ’22 compie vent’anni, chiaramente a ritmo di disco. Sono vent’anni passati in un attimo, a “ridare luce” ai grandi classici, con poco ego, molto lavoro e una simpatica capacità di dettare le tendenze senza sentirsi in bisogno di farlo… infatti il revival attuale della disco, siamo proprio sicuri che ci sarebbe stata, senza di loro (e ovviamente pure di gente come i Daft Punk).

Cosa si prova a lavorare con personaggi che hanno fatto la storia della musica?

La soddisfazione più grande è l’intesa che si crea nel momento in cui ascoltano il nuovo arrangiamento e si rendono conto che non abbiamo stravolto la loro opera ma semplicemente reso più moderni gli elementi originali. Ad esempio Donatella Rettore impazzì quando sentì che avevamo arrangiato lo special di “Splendido Splendente” con il giro armonico del ritornello, mentre Leroy Gomez, cantante di Santa Esmeralda ci scrisse che non aveva mai sentito un remix così bello di “Don’t Let Me Be Misunderstood”. Margareth Menezes addirittura ci chiamò sul palco durante un concerto e disse che “Elegibò” era una hit in Brasile ma che era diventata un successo in tutto il mondo grazie a noi.

E’ difficile lavorare con  stelle della musica di questo livello?

Assolutamente no. Abbiamo conosciuto persone straordinarie, non solo dal lato artistico ma anche da quello umano. Molti in Italia conoscono Donatella Rettore per il suo genio creativo e la sua esuberanza, ma non sanno che è di una generosità inimmaginabile. Animalista e sempre a favore dei più deboli, cercò da subito di portarci in RAI e coinvolgerci nel suo successo mediatico prima ancora di averci incontrato. Altrettanto splendido è il marito Claudio Rego. Claudja Barry è una diva della disco music Americana, oggi vive in Giamaica e insegna galateo e buone maniere, veramente splendida. Anche gli altri collaboratori presenti nella nostra raccolta Relight The Disco come Margareth Menezes, Ronnie Jones, Leroy Gomez di Santa Esmeralda, Ago o Aax Donnell dei Traks hanno venduto milioni di copie ma oggi hanno conservato un’umiltà straordinaria. Nessuno di loro ci ha mai trattato con superiorità e nemmeno imposto anticipi discografici… Si sono sempre preoccupati prima di tutto di valorizzare i propri brani. Come se ogni loro opera fosse un figlio che meritava il futuro più roseo possibile.

Quali difficoltà nascono nel voler produrre oggi artisti e musica di livello come Relight Orchestra?

Di solito gli artisti, essendo stati a loro tempo degli sperimentatori, sono più che disponibili a lasciare libertà dal lato artistico. La difficoltà nasce invece sul mercato perché è pieno di bootleg di basso livello che i dj spacciano come remix, senza distinguere che non sono autorizzati. Quindi noi e l’etichetta ci ritroviamo puntualmente a comunicare che esce il remix di Gloria Gaynor in mezzo a ragazzini che promuovono il loro nuovo remix di Lady Gaga, come se fosse ufficiale. Ciò ovviamente limita il clamore mediatico e quindi scoraggia gli investimenti. Poi c’è un discorso tecnico per il quale noi investiamo per risuonare i nuovi arrangiamenti, mentre i produttori di bootleg mettono un groove su un brano altrui e se ne appropriano sapendo che oggi il mercato è talmente esiguo che spesso non ci sono nemmeno i presupposti economici per una causa legale da parte dell’artista leso. Produrre cover o remix, rinunciando quindi ai compensi SIAE, e spendendo per re-interpretare, oggi non è di certo una speculazione, ma vero e proprio amore per il brano che si vuole rendere di nuovo attuale.

Il fatto di produrre una cover o un remix invece che un proprio inedito non è una soddisfazione minore?

Assolutamente no. A produrre i brani dei Relight Orchestra siamo un dj di cultura e un violinista maestro nell’interpretare. Non tutti i musicisti aspirano a comporre qualcosa di nuovo. Quando per 20 anni ottieni consensi nel re interpretare grandi classici, la tua sfida più motivante diventa quella di fare altre valide interpretazioni, non la scrittura di inediti. Per noi ogni interpretazione di un classico diventa un tributo a quell’opera. Una nostra visione valorizza la modernità del brano, anche dopo decenni dalla composizione. Quando vediamo che il brano è ballato o ascoltato ci sentiamo appagati quanto gli artisti “originali”, perché nessuna opera dura nel tempo se nessuno si preoccupa di riproporla alle nuove generazioni.

Ci può essere il timore che il mercato discografico rischi la saturazione se si producono troppe cover?

E’ un timore infondato, non perché noi le produciamo, ma perché lo dice la storia. Negli anni 60 era pieno di cover per questioni linguistiche, negli anni 80 si riprendevano i 70 con suoni più sintetizzati perché la tecnologia era cambiata. Nei 90 ci fu una vera e propria cover mania che riproponeva i classici con i nuovi ritmi dell’house music. Noi Relight abbiamo continuato a fare altrettanto dagli inizi del nuovo millennio, ma ciò non ha mai precluso la creatività di chi scrive inediti. L’effetto di una cover infatti è duplice: da un lato mostra che un brano è ancora attuale, ma da quello opposto mostra che i nuovi generi possono ancora adattarsi a grandi classici, quindi ispirano i nuovi compositori dal punto di vista armonico e stilistico.

Come è cambiato il mercato discografico in questi vostri 20 anni di attività, oggi è più facile proporre musica di qualità?

Il mercato discografico è da sempre in continua evoluzione e in particolare le multinazionali hanno sempre abbracciato le novità tecnologiche per riproporre e vendere il proprio catalogo in nuovi formati. Successe prima con i vinili poi con le cassette magnetiche, con i cd, con il digital download e oggi con lo streaming. Lo streaming di oggi in particolare privilegia ciò che fa ascolti in maniera virale, per cui è ovvio che sono avvantaggiati gli artisti più famosi o in alternativa i brani già conosciuti. Fare oggi un successo inedito per un artista sconosciuto, e pure per artisti come noi, i Relight Orchestra, è molto arduo. Paradossalmente, la rete porta facilità di raggiungere tutti in tutto il mondo, ma per contro le sperimentazioni o produzioni meno banali si perdono nella moltitudine di uscite e passano spesso inosservate agli occhi di algoritmi virali disumani. All’epoca della distribuzione tradizionale, bastava il consenso di qualche addetto ai lavori più attento per essere proposto e spinto a livello commerciale.

Ma le canzoni dei Relight Orchestra  suonano meglio in digitale o in vinile?

Il digitale consente di ascoltare velocemente un brano con una qualità più che buona per gli utenti medi, soprattutto se fanno streaming con account a pagamento. Molti brani su Spotify suonano meglio degli originali perché masterizzati con le tecnologie attuali. La nostra raccolta Relight The Disco contiene 60 brani attualizzati per lo streaming e 30 invece sui portali di download in nuove versioni estese per DJ. Ciò non toglie che sono in ballo più di un progetto di vinile con alcune tracce più recenti. Sia l’etichetta Just Entertainment, sia il collaboratore e produttore Joe Vinyle sono interessati alla stampa ed effettivamente molti dj ci stanno già chiamando per informazioni e per prenotare la propria copia.

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Giornalista & comunicatore (o viceversa), Lorenzo Tiezzi sta online più o meno tutto il giorno. Il sito della sua agenzia è www.lorenzotiezzi.it, il suo clubbing blog AllaDiscoteca.com. All'attività di comunicatore affianca quella di giornalista freelance. Scrive di tendenze, musica, nightlife, ovvero, riassumendo all’osso, di amenità. Fiorentino, classe ‘72, si è laureato in Dams Musica nel 1996. Prima di dedicarsi a giornalismo e comunicazione ha lavorato in tv come coautore e curatore (Tmc2, Mtv) e in teatro come direttore di palco. Appassionato di arte, vino e sport, nel novembre 2013 ha corso la sua prima maratona e punta tutto su un tempo improbabile (3h e 30’’).

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