Elio con “Ci vuole orecchio” fa rivivere il mito di Enzo Jannacci

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Foto di Dorotea Castro

Chi altri se non Elio poteva portare in scena le canzoni di Enzo Jannacci?
Proprio lui, infatti, insieme alle Storie Tese, è l’erede più puro dello stile del poetastro, come egli stesso amava definirsi, e anche della sua milanesità (brani del complessino come Zelig: la cunesiùn del polpacc e Parco Sempione hanno molto delle canzoni su Milano di Jannacci, ma anche quelli di Abbecedario e Luigi il pugilista potrebbero essere due personaggi usciti dalla penna del cantautore milanese).

E allora lo spettacolo Ci vuole orecchio è la naturale deriva della passione di Elio per Jannacci ed il suo personale omaggio ad uno dei suoi maestri.
Omaggio perfettamente riuscito e che ieri sera ha riempito in ogni ordine di posti il Teatro Verdi di Pordenone: per la grande richiesta, infatti, lo spettacolo è stato spostato solo pochi giorni fa dalla piazzetta antistante il teatro, più piccola, alla Sala grande al chiuso, facendo comunque registrare il sold out.

Sul palco insieme ad Elio una band di musicisti giovanissimi ma decisamente bravi tecnicamente e che non si limitano solamente a suonare, essendo parte integrante del recital, tra musica e scambi di battute col “capobanda”. Capitanati dal Maestro Alberto Tafuri ci sono Martino Malacrida alla batteria, Pietro Martinelli al basso e contrabbasso, Sophia Tomelleri al sassofono, Giulio Tullio al trombone.
La bellissima e coloratissima scenografia disegnata da Giorgio Gallione ci riporta agli anni ’60 e ’70, così come il look dei musicisti e di Elio stesso, per immergerci in un altro tempo, quello di quando quelli che portavano i scarp del tennis erano i barboni, mentre oggi le scarpe da ginnastica sono diversificate e oggetto di moda, come ironizza Elio in uno dei monologhi tra una canzone e l’altra.

Già, perchè lo spettacolo non è solamente una carrellata di canzoni di Jannacci per rendergli omaggio, ma ad inframezzare ogni brano ci sono delle parti narrate e recitate, scritti e pensieri di compagni di strada, reali o ideali, di “schizzo” Jannacci. Dello stesso Elio, ma anche di Umberto Eco, Francesco Piccolo, Marco Presta, fino a Michele Serra e Dario Fo.

Un’ora e venti in bilico tra allegria e tristezza, fra tragedia e farsa, gioia e malinconia.
Perchè l’ironia, l’umorismo e la poesia di Jannacci ti fanno scappare la risata o il sorriso, ma quel racconto del teatro dell’assurdo, oltre al piano di lettura diretto e divertente, nasconde un realismo ai confini del surreale, che diventa quindi toccante e dolceamaro.
Nessuno, infatti, meglio di Jannacci, è riuscito a raccontare le periferie milanesi negli anni del boom economico, con i suoi personaggi borderline. “Roba minima”, come amava definirla lui: tossici, barboni, prostitute coi calzett de seda, telegrafisti dall’anima urgente, e così via.
Ed Elio riesce a rendere omaggio a Jannacci e al suo mondo perfettamente, dimostrando ancora una volta di esserne degno erede.

Uno spettacolo da vedere, giocoso e profondo, perché come diceva Chopin: “chi non ride non è una persona seria”.

Le prossime date del tour “Ci vuole orecchio”

18 luglio – Cervere (CN), Teatro dell’Anima
20 luglio – Arezzo, Fortezza Medicea
22 luglio – Monopoli (BA), Lama sottile
23 luglio – Vasto (CH), Arena sotto le stelle
24 luglio – San Benedetto del Tronto (AP), Piazza Bice Piacentini
28 luglio – Porto Rotondo (OT), Teatro Mario Ceroli
30 luglio – Verucchio (RN), Verucchio Festival
31 luglio – Ricaldone (AL), Festival L’isola in collina
17 settembre – Sondrio, Teatro sociale
21 settembre – Primiero (TN), I suoni delle Dolomiti
9 novembre – Padova, Gran Teatro Geox

Per i biglietti e maggiori informazioni potete cliccare qui.

La scaletta dello spettacolo

1. Saltimbanchi
2. Jannacci, arrenditi
3. Ci vuole orecchio
4. Silvano
5. Sopra i vetri
6. Aveva un taxi nero
7. La Luna è una lampadina
8. T’ho cumpràa i calsett de seda
9. L’Armando
10. El portava i scarp del tennis
11. Faceva il palo
12. Son s’cioppàa
13. Parlare con i limoni
14. Vivere
15. Quando il sipario calerà

16. L’importante è esagerare

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