Max Pezzali a San Siro: un enorme karaoke per 60.000

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max pezzali

Forse è stato profetico Max Pezzali quando ha iniziato a preparare la scaletta per questi due concerti a San Siro, ma con i 39 gradi all’ombra della giornata milanese aprire il concerto della vita cantando La lunga estate caldissima è stato quantomeno appropriato.

Tutto esaurito da oltre due anni di attesa per i 60.000 spettatori presenti ieri sera al Meazza (e stasera si replica, ovviamente altro sold out). 120.000 presenze in due giorni per festeggiare insieme a Max i suoi primi 30 anni di carriera: un pubblico mediamente a cavallo tra i 30 e i 40 anni, formato da persone che sono cresciute a pane e 883, e che hanno trasformato lo stadio milanese in un gigantesco karaoke.

La band e gli ospiti

Ad accompagnare Pezzali la band formata da Giordano Colombo alla batteria, Davide Ferrario a chitarra, sintetizzatori e programmazione, Ernesto Ghezzi alle tastiere, Giorgio Mastrocola alle chitarre, Lorenzo Poli al basso, oltre al supporto di DJ Zak.
Ma per una ricorrenza così speciale non potevano mancare un po’ di amici, da quelli che hanno accompagnato un pezzo di strada artistica di Max, come Daniele Moretto e Michele Monestiroli, special guests a tromba e sax, Paola e Chiara ai cori e J-Ax.

Ma soprattutto non poteva proprio mancare l’amico di sempre, quello con cui tutto questo era partito e che ieri sera si è goduto il giusto riconoscimento del boato della folla: Mauro Repetto.
Nell’introdurlo Max ha voluto ricordare come 32 anni fa fossero proprio a San Siro, al terzo anello, a vedere la partita inaugurale dei mondiali di Italia ’90, Argentina-Camerun, e che contro ogni pronostico la squadra africana in 9 riuscì a battere i campioni in carica, guidati da Maradona e Caniggia.
Quella vittoria della periferia del calcio sulla squadra più forte del mondo per loro è stata uno sprone, come a voler dire che anche due sfigati di periferia come loro potevano vincere, potevano sovvertire l’ordine naturale delle cose e diventare degli eroi.
Di lì a un anno e mezzo uscì Hanno ucciso l’uomo ragno. Il resto è storia.

Il concerto

Il palco è enorme, si estende per oltre 600 mq di superficie con ben 500 corpi illuminanti, ed è dominato da grandi ledwall che ad ogni canzone ci trasportano nell’atmosfera di quel brano: il tutto grazie all’ottimo lavoro di Sergio Pappalettera, designer di fama internazionale, che ha firmato la direezione artistica e i visual dello show.
Ci troviamo quindi ad essere in macchina con Max, Cisco e gli altri, diretti a “casa di Dio”, oppure su un’astronave che guarda la Terra da lontano e che va “dove deve andare”. Decisamente particolare anche il visual di accompagnamento a Gli anni: delle foto di Max da piccolo scorrono sugli schermi e, grazie alla tecnologia, muovono le labbra e cantano le parole della canzone. Magari un po’ cringe, ma comunque d’effetto.

Ma il momento certamente più trash ed epico allo stesso tempo di tutta la serata è poco dopo l’inizio, quando partono le prime note di Sei un mito: sugli schermi è un trionfo di arbre magique, mentre fa il suo ingresso il corpo di ballo (4 ragazzi e 4 ragazze), vestiti proprio da giganti alberelli profumati.
Come ci ha raccontato Max in conferenza stampa, «una cosa talmente trash che fa il giro due volte e alla fine arriva ad essere epica». Non sapremmo spiegarlo con parole migliori e concordiamo pienamente.
Per farvi un’idea potete guardare la fotogallery del concerto qui sotto, a cura di Riccardo Medana.

Passando alle canzoni, quelle che ci devono essere per una celebrazione che si rispetti ci sono tutte, e sono talmente tante che brani che magari per un altro artista varrebbero una carriera intera e sarebbero quindi sempre relegate a bis finali, Max le piazza all’inizio, una dietro l’altra: stiamo parlando della già citata Sei un mito, seguita a raffica da Gli anni, Rotta x casa di Dio, Una canzone d’amore e Come mai.

Game, set, match. E non siamo nemmeno a mezz’ora dall’inizio.
Con un filotto del genere i 60.000 di San Siro vanno in visibilio e Pezzali si emoziona a vedere lo stadio praticamente illuminato a giorno dalle decine di migliaia di luci led dei cellulari che accompagnano l’esecuzione dei brani lenti.

Come detto in precedenza, arriva Mauro Repetto sulle note di Hanno ucciso l’uomo ragno, ed è l’istrione di sempre: corre ovunque senza sosta, salta, balla, canta insieme a Max. La gente lo ama e ha aspettato questo momento per tanti anni, lui ricambia completamente l’affetto con un entusiamo fuori dal comune.
I medley che i due eseguono insieme sono semplicemente da urlo per i fan storici: il primo è composto da Non me la menare, Te la tiri e 6 1 sfigato, mentre il secondo parte con Weekend, per poi proseguire con S’inkazza e chiudere con Jolly Blue.

Arrivano sul palco Paola e Chiara, lanciate nel mondo discografico proprio da Pezzali (hanno fatto i cori nel disco La donna, il sogno e il grande incubo, anno 1995), oltre a quelli che per alcuni anni dopo la dipartita di Repetto, hanno fatto da spalla a Max: Daniele Moretto alla tromba e Michele Monestiroli al sax.
Questa “folla” di gente sul palco, tra fiati e cori, è l’occasione giusta per cantare Nord Sud Ovest Est e Tieni il tempo.
Curiosità: Mauro Repetto ha lasciato gli 883 nel 1994, e nel disco successivo ci sono 3 canzoni di cui è coautore (Tieni il tempo, Musica, oltre alla traccia fantasma Non 6 Bob Dylan), ma con cui ovviamente non si è mai esibito dal vivo insieme a Max. Ieri sera è stata quindi la prima volta in assoluto che Mauro ha cantato Tieni il tempo.

Arriva quello che lo stesso Pezzali definisce dal palco “momento tamarro”: ecco quindi La regola dell’amico, con l’ormai classico finale che sfocia in Disco inferno, Bella vera e Nella notte, quest’ultima eseguita effettivamente nella tamarrissima versione del Molella remix.
Quest’overdose “discotecara” lascia spazio al set di DJ Zak che, rimasto solo sul palco, si lancia in un megamix di una mezza dozzina di brani, tra cui spiccano Lasciati toccare, Fattore S, Non ti passa più e qualche altro pezzo rimasto fuori dalla scaletta.

La parentesi con Zak dà modo ai tecnici di allestire il centro del palco con sgabelli e microfoni per il momento acustico, in cui l’effetto karaoke di brani amati dal pubblico come Nient’altro che noi, Eccoti, Io ci sarò e Se tornerai fa rimbombare lo stadio con la potenza del coro e lasciano Max sinceramente emozionato e senza parole.

È il momento di un’altra parentesi “truzza” con La regina del celebrità (nella versione remixata dagli Eiffel 65), seguita dalla dolcissima Ti sento vivere.
Tocca all’ultimo ospite della serata, ovvero J-Ax, amico fraterno di Max. Ed è forse proprio in virtù di questa grande amicizia che l’unica deroga in scaletta viene fatta a lui: La mia hit, infatti è un brano di Ax dell’anno scorso che vede la partecipazione di Pezzali, ma formalmente è l’unica canzone della serata a non far parte del repertorio degli 883 o di Max in versione solista.
Ne fa parte eccome la canzone seguente, Sempre noi, contenuta nell’album Hanno ucciso l’uomo ragno 2012, che celebrava il ventennale del disco d’esordio degli 883.
Nel salutare l’amico prima di lasciare il palco, Ax si toglie anche un sassolino dalla scarpa: «Siamo amici da trent’anni perchè i nostri colleghi o presunti tali all’epoca ci snobbavano, quindi rimanendo sempre in un angolo ci siamo trovati a dover fare amicizia per forza tra noi sfigati. Però dopo 30 anni noi siamo qui a San Siro e ancora facciamo dischi di platino, loro chissà dove sono finiti».

Si va verso la fine, tra una versione di Nessun rimpianto urlata a squarciagola da tutto San Siro, seguita da Con un deca, che ci riporta indietro di 30 anni, con le famose diecimila lire a campeggiare sui maxischermi.
Saluti, ma ovviamente non finisce qui: Max e la band rientrano con Il grande incubo, mentre sui ledwall va in scena un omaggio ai film horror con tutti i componenti della band truccati per l’occasione come i grandi personaggi protagonisti delle pellicole di quel genere (per la cronaca Max è Jason di Venerdì 13).
E non poteva mancare, ovviamente, La dura legge del gol, con un visual bellissimo in stile videogames anni ’80. Non poteva non esserci, perchè a conclusione di una serata del genere era giusto che tutti i 60.000 del Meazza, dentro la Scala del calcio, potessero gridare “lo squadrone siamo noi”.

Chiusura affidata ad una versione acustica de Gli anni, con tutti gli ospiti di nuovo sul palco per salutare un’ultima volta il pubblico, dopo due ore e mezza di musica.
Già, il pubblico. L’altro grande protagonista di un concerto spettacolare: 60.000 facce sorridenti che continuano a cantare ancora, anche uscendo dallo stadio, perchè dalle casse arrivano le note di Grazie mille, scelta evidentemente da Max per ringraziare i suoi fan, accorsi in massa per celebrare con lui questo primo trentennale di carriera.

Il tour nei palasport

Se leggendo questo racconto e la scaletta del concerto (che trovate in fondo) vi state mangiando le mani per non essere stati tra i 120.000 partecipanti alle due grandi feste di ieri sera e di stasera non preoccupatevi: ieri pomeriggio, nell’incontro con la stampa prima del concerto, Pezzali ha annunciato che in autunno porterà questo concerto in giro per i palasport, e che il tour andrà avanti fino al prossimo anno.

Per concludere, ci permettiamo di suggerire una chiusura alternativa per il live, perchè, caro Max, basta un giorno così a cancellare 120 giorni stronzi.
E di giorni stronzi negli ultimi due anni ne abbiamo avuti fin troppi, quindi ci siamo proprio meritati un giorno così.

Le foto del concerto, a cura di Riccardo Medana
La scaletta del concerto

1. La lunga estate caldissima
2. Sei un mito
3. Gli anni
4. Rotta x casa di dio
5. Una canzone d’amore
6. Come mai
7. Come deve andare
8. L’universo tranne noi
9. Hanno ucciso l’uomo ragno
10. Non me la menare / Te la tiri / 6 1 sfigato
11. Weekend / S’inkazza / Jolly blue
12. Nord Sud Ovest Est
13. Tieni il tempo
14. La regola dell’amico
15. Bella vera
16. Nella notte
17. Megamix DJ Zak
18. Nient’altro che noi
19. Eccoti
20. Io ci sarò
21. Se tornerai
22. La regina del celebrità
23. Ti sento vivere
24. La mia hit
25. Sempre noi
26. Quello che capita
27. Sei fantastica
28. Nessun rimpianto
29. Con un deca

30. Il grande incubo
31. La dura legge del gol
32. Gli anni (acustica)

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