Lo Stato Sociale fa tappa a Roma per celebrare i 10 anni di “Turisti della democrazia”

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Tappa romana per i règaz de Lo Stato Sociale, impegnati nell’ultimo concerto di un minitour di tre date (ma presto ne saranno aggiunte altre) per celebrare i 10 anni di “Turisti della democrazia”, disco d’esordio del collettivo bolognese, un album che ha messo le basi a un movimento che, da lì in poi, avrebbe avuto una credibilità sempre maggiore, oltre a sfornare talenti su talenti.

I règaz tornano nella capitale a distanza di 11 mesi dal loro ultimo concerto e il clima non potrebbe essere più diverso rispetto a quella data: chi partecipò a quel concerto (all’Auditorium Parco della Musica) ricorda infatti un clima di “terrore” dovuto alla pandemia e a un’organizzazione ancora più stringente rispetto alle normative del momento.

Niente di più diverso ieri sera, con il concerto al Parco Schuster che ha chiamato a raccolta 5.000 fan romani e non solo. Tanta voglia di fare festa, condividere emozioni, ma soprattutto viverle.

A far da padrone, come ci si potrebbe aspettare, sono ovviamente le canzoni di “Turisti della democrazia”, che hanno occupato metà dello spettacolo, ben supportate dai grandi classici de Lo Stato Sociale, le sanremesi “Combat pop” e “Una vita in vacanza”, “Niente di speciale”, “Amarsi male”, “Eri più bella come ipotesi”, “La musica non è una cosa seria” e, a impreziosire la serata, “La canzone del pane”, cover de I Camillas, per ricordare Mirko Bertulocci, scomparso per Covid nel 2020.

Sono trascorsi 10 anni da Turisti della democrazia e i règaz sono ben diversi dai 25enni incoscienti che fecero quel disco: c’è chi si è sposato, chi ha una figlia, chi gira l’Italia tra set cinematografici, televisivi e teatri, ma la magia de Lo Stato Sociale è che, quando quei 5 ragazzi sono su un palco, si cancellano tutte le distanze, tutte le differenze, tutte le ferite o le rughe della vita. Hanno l’incredibile capacità di fermare il tempo, ma non di regredire di 10 anni. Semmai riescono a portare sul palco la stessa leggerezza. Amo definire un loro concerto come quei raduni di vecchi amici (o compagni di scuola) in cui qualunque cosa sia accaduta o qualsiasi percorso di crescita ognuno possa aver intrapreso, quando ci si incontra si azzerano tutte le distanze e si torna ad assaporare quella leggerezza che solo l’incoscienza e l’adolescenza riescono a darti.

Un concerto de Lo Stato Sociale fa bene, per il semplice motivo che è impossibile non affezionarsi ai règaz: ci si riconosce in loro, nella loro normalità, nel loro essere disillusi e combattivi, seri e ironici, divertenti e pensanti. In fondo la forza de Lo Stato Sociale sta proprio nel riuscire a stare in questo equilibrio tra una forte ironia e dei messaggi importanti, senza mai correre il rischio di risultare falsi o finti.

SCALETTA
1. Ladro di cuori col bruco
2. Amarsi male
3. Sono così indie
4. Mi sono rotto il cazzo
5. Combat pop
6. Niente di speciale
7. Quello che le donne dicono
8. Amore ai tempi dell’IKEA
9. Eri più bella come ipotesi
10. La musica non è una cosa seria
11. Una vita in vacanza

BIS
12. La canzone del pane
13. Abbiamo vinto la guerra
14. Cromosomi

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Di origini torinesi, ma trapiantato ormai da diversi anni in quella magnifica terra che ha dato i natali ai più grandi musicisti italiani, l'Emilia. Idealista e sognatore per natura, con una spiccata sindrome di Peter Pan e con un grande amore che spazia dal Brit rock passando per quello a stelle e strisce, fino ai grandi interpreti italiani. Il tutto condito da una passione pura, vera e intensa per la musica dal vivo.

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