Il Princess Theatre era un piccolo edificio a ovest della 39° Strada di New York che poteva contenere al massimo 299 persone sedute. Questa dimensione intima e raffinata caratterizzò gli spettacoli che offriva – in contrapposizione con i sempre più roboanti programmi loro contemporanei che si proponevano nello stesso quartiere di Broadway – che presero il nome di The Princess Theatre Shows, a cominciare dal 1915 quando Jerome Kern, Guy Bolton e Pelham Greenville Woodehouse (sì, proprio il grande umorista inglese) iniziarono la loro collaborazione, durata tre anni. Alla produzione proposta in quei musical “minimali”, ma di grande intensità e insieme immediatezza, di grande ricercatezza e insieme umorismo, di grande stile e insieme intimismo, si rifà l’ultimo album della cantante lombarda, che la vede affiancata dal solo pianista Paolo Birro (e dal trombettista Fabrizio Bosso in due dei 13 brani) in una registrazione per la gran parte dal vivo, effettuata al Palazzo dei Capitani di Malcesine (VR) nel dicembre scorso.

Vanessa Tagliabue Yorke
The Princess Theatre (Azzurra Music)
Voto: 8

Sulla soglia dei quarant’anni la vocalist Vanessa Tagliabue Yorke, che si è affacciata alla popolarità jazzistica con i Sousaphonix di Mauro Ottolini, e poi è stata a lungo ospite del Club Tenco, protagonista di esibizioni in grandi festival internazionali, motore di progetti di grande qualità (il più recente dei quali è la ripresa con l’Orchestra Sinfonica di Sanremo di una dozzina di brani festivalieri di pregio, noti e meno noti, in una chiave ricca e innovativa) e titolare di cd apprezzati, come il Diverso, Lontano, Incomprensibile del 2020, attraversa la fase della completa maturità, con eclettismo di interessi e voglia di ricerca sostenuti da una precisa identità artistica. Lo dimostra appieno, per certi versi anche grazie all’essenzialità della scelta sonora, anche questo lavoro.

Vanessa Tagliabue Yorke e Paolo Birro

Accompagnata da – parole sue, del tutto condivisibili – “un artista fine, insostituibile, senza compromessi, un ricercatore che affina ogni giorno la sua personalissima traiettoria verso l’autenticità del linguaggio con eleganza e profondità” come Birro, la Yorke vola con un’eleganza quasi “colta” e una classe che colpisce fin dalle prime note su un repertorio evergreen – dall’iniziale A Flower Is A Lovesome Thing del sommo arrangiatore ellingtoniano Billy Strayhorn alla The Way You Look Tonight di Kern scritta per Fred Astaire (e poi Frank Sinatra), alla Stardust, più o meno alla duemillesima riproposta, alla Some Other Springs amata da Billie Holiday e all’infinita I Cover The Waterfront – che a volte rivede aggiungendo i propri testi, come Too Young To Go Steady, scritta nel 1956 per Nat King Cole, e Ballad For Very Tired And Very Sad Lotus Eaters. Non solo, la cantante aggiunge Notturno che Maurizio Fabrizio offrì a Mia Martini all’inizio dei 90 e soprattutto tre brani suoi, introspettivi e radicali, scritti durante la pandemia, e una sua sonorizzazione di una magnifica poesia di William Butler Yeats Aedh Wishes For The Cloths Of Heaven, con un Bosso ai massimi livelli, che hanno il pregio – scusate se è poco – di non abbassare il climax creato dal repertorio “maggiore”, anzi di renderlo più personale e “acquisito”, più duttile e carico di una prelibatezza e di una distinzione tutt’altro che esibite, naturali, quasi spontanee.
Inevitabile però la considerazione finale: ma perché nel cd non appare nessuna composizione appartenente al periodo d’oro di The Princess Theatre?

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Che dire? Basta citare la cura di oltre 250 cd compilation di new age, jazz, world e quant’altro? Bastano una ventina d’anni di direzione artistica dell’Etnofestival di San Marino? Bastano i dieci come direttore responsabile di Jazz Magazine, Acid Jazz, New Age Music & New Sounds, Etnica & World Music? Oppure, e magari meglio, è sufficiente informare che sono simpatico, tollerante, intelligente... Con quella punta di modestia, che non guasta mai.

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