Ecco un album di altissimo livello, che si è già guadagnato il voto di chi scrive, come giurato del Premio Loano 2023, il più prestigioso per la world music italiana. Magnifico, emozionante, sincero, sofferto, vero. Canzoni di oggi che riportano al passato. Passato che diventa vivo, sangue e anima di supporto a un oggi problematico. Musica popolare che diventa propulsione e fantasia, che diventa ponte verso il domani descrivendo un sentire attuale come nulla mai.

Ettore Castagna
Eremìa (Alfa Music)
Voto: 10

Debutto da solista di Ettore Castagna, il polistrumentista calabrese dal 1979 leader dei formidabili Re Niliu, ma anche studioso di antropologia, scrittore, giornalista, documentarista, didatta, comunicatore in mille direzioni, Eremìa (che in greco significa “solitudine”) è un capolavoro da ascoltare e riascoltare.

Il 62enne autore di tutti e 11 questi brani – con tre che sono reprise solo di nome, ma si sviluppano a sé, diverse e “irregolari” – si avvale della sua enorme esperienza e la accumula tutta in questo lavoro che possiede, incredibile dictu per uno con un tale curriculum, la freschezza e l’immediatezza, la voglia e la fantasia di un’“opera prima” senza presentarne nessuno dei difetti, né l’ingenuità ovviamente, né la mancanza di equilibrio, né la prosopopea. Chapeau per i brani più movimentati, su temi da ballare in tondo, e per quelli più interiori e quasi “oscuri”, per gli intrecci che sanno di mare e vento e per quelli che pesano di terra brulla, per i ritmi secolari del raccolto e per quelli innovativi della ricerca personale.
Annota Castagna: “Eremìa è stata la scoperta che mi piace raccontare storie. Undici canzoni che nascono in un momento di acuta solitudine, nella quale la musica è diventata rifugio, riflessione, memoria. Eremìa racconta in greco, in arabo e, soprattutto, in dialetto, la mia lingua madre. Ma anche Eremìa suona. Suona in molte più lingue ancora con la meraviglia acustica di tanti musicisti fratelli”. Partendo da un percorso di canzoni su una chitarra di impostazione popolare e sui suoi cicli ritmico melodici è riuscito a costruire un mosaico di interventi propositivi di artisti di mezzo mondo, dall’indiano Rashmi Bhatt all’americano Charles Ferris, al persiano Vahjiheh Hadjihosseini, al marocchino Abdullah Adjerrar, al greco Yiannis Panaiotopoulos (impareggiabile alla lira nell’iniziale Middalo Pricio), ai nostri Nando Citarella, Paolo Modugno, Salvatore Zambataro e via dicendo. Colori, sensazioni, stimoli, ricchezze – comprese qua e là le virate elettriche dei compari Re Niliu, presenti in massa -, che hanno fatto della solitudine dovuta alla pandemia un trampolino elastico per voli che ci rapiscono e ci coinvolgono come fossimo Paolo e Francesca e Castagna il nostro Dante.
Bellissimi anche i testi (tutti tradotti nel booklet), che profumano di poesia contadina ruspante e insieme colta, che sanno parlare d’amore schiette e dirette, di Tempu ca scurra come di un pesce d’oro impossibile da afferrare, di giustizia da aspettare al varco, di notte come pena e sonno, dell’ospitalità di ieri e di oggi, perché sono canzoni cui chiedere: “sentimi le mani/ prendimi le mani che/ il tempo sta passando/ prendimi le mani/ sentimi le mani che/ tristezza non ne sento”.

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Che dire? Basta citare la cura di oltre 250 cd compilation di new age, jazz, world e quant’altro? Bastano una ventina d’anni di direzione artistica dell’Etnofestival di San Marino? Bastano i dieci come direttore responsabile di Jazz Magazine, Acid Jazz, New Age Music & New Sounds, Etnica & World Music? Oppure, e magari meglio, è sufficiente informare che sono simpatico, tollerante, intelligente... Con quella punta di modestia, che non guasta mai.

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