Caparezza porta a conclusione la sua Exuvia a Majano

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Si conclude a Majano, nel contesto del festival che ha già ospitato il tour d’addio dei Litfiba, l’Exuvia Tour di Caparezza. Nell’articolo dedicato all’inizio del tour a Treviso siamo stati volutamente parchi di informazioni, per non spoilerare ai più curiosi gli aspetti salienti di quello che più di un concerto è un vero e proprio spettacolo, ma dato che ieri abbiamo assistito alla chiusura del tour, possiamo finalmente svelare ogni dettaglio dello show.

Ad accompagnare il rapper pugliese sul palco troviamo la band composta da Rino Corrieri (batteria), Giovanni Astorino (basso), Alfredo Ferrero (Chitarra), Gaetano Camporeale (tastiere) e Diego Perrone (voce), oltre ai performer Pasqualino Beltempo, Cristina Siciliano, Brian Boccuni e Mariangela Aruanno.

Il concerto

Exuvia Tour di Caparezza è, innanzitutto, un gigantesco rito collettivo. Non solo per la quantità di persone accorse per assistere all’ultima data del tour (400 biglietti staccati solo ieri sera e più di 4000 presenti totali), ma soprattutto per il significato del disco, che celebra e narra il cambiamento e la mutazione, attraverso la metafora della muta degli insetti.
La natura, in tutte le sue forme, è presente e regina sul palco. A cominciare dai variopinti costumi e dalle scenografie, che fanno pensare di stare per assistere più a un concerto folk metal che a uno rap. A troneggiare sul palco sono soprattutto le sculture in movimento di cartapesta del maestro Deni Bianco.

«Il disco che egli più amò – egli sono io», così Caparezza definisce Exuvia, una potente riflessione sul suo percorso artistico e personale. Il rapper attraversa una vera e propria selva oscura di dantesca memoria per uscirne, ci auguriamo, rinato. L’aspetto autobiografico è particolarmente evidente nelle prime canzoni. Canthology, una carrellata di autocitazioni dei suoi successi, Fugadà, in cui il cambiamento viene inseguito e temuto allo stesso tempo, Larsen, in cui racconta la schiavitù dell’acufene, Campione dei novanta, in cui ripercorre successi e fallimenti di Mikimix, la sua fase pupale, per usare la metafora su cui si basa Exuvia.

La natura, madre e matrigna

La natura, dicevamo, è la vera protagonista dello spettacolo di Caparezza. Non solo nelle sue accezioni positive, seppur connotate da un velo di preoccupazione («Il più terrificante personaggio di fantasia è Winnie the Pooh: tutti ti vogliono bene, va tutto bene, e poi ti ritrovi a divorare Leonardo Di Caprio»), ma soprattutto nella sua veste “matrigna”.

Caparezza propone, senza un accenno di superbia, la sua visione e rilettura dei grandi dell’arte e della cultura, a partire da quel Vincent Van Gogh che cominciò tardi a dipingere e cambiò per sempre la storia gettando patacche intere di colore sulla tela, in cerca della tridimensionalità.
«Van Gogh ha iniziato a dipingere a 28 anni: ricordatevelo, se siete giovani che credono di non aver ancora combinato niente. So che sembra un discorso motivazionale da Instagram, ma siete sempre in tempo per dipingere, finire in manicomio e spararvi in testa», conclude sogghignante.

Con Contronatura e Mica Van Gogh passiamo nella fase del concerto in cui il Capa lega a doppio filo vita e arte (che è meglio della vita, come ricorda in Eyes Wide Shut), con il filo conduttore della natura madre e matrigna. Le coreografie si animano, grazie all’intervento di ballerini che danno vita alle maschere di Eyes Wide Shut, al mondo allucinogeno de Il mondo dopo Lewis Carroll, a una boccetta di inchiostro da cui attingono enormi pennini in China Town.

Il bisogno di comunicare

La fase successiva del concerto, più introspettiva, è pervasa dal desiderio e dal bisogno di comunicare. «Nell’era della comunicazione abbiamo la possibilità di esprimerci ma stiamo perdendo quella di ascoltare»: Caparezza introduce così Come Pripyat, in cui l’incomunicabilità diventa un veleno che costringe alla solitudine.

Vengo dalla luna è introdotta da un lungo e divertente spettacolo nello spettacolo in cui Caparezza narra la vicenda di Orlando, così innamorato di Angelica da perdere il senno (che verrà poi recuperato dal fido Astolfo fin sulla luna). «Siamo passati dall’avere fiducia in noi stessi all’avere fede: i selfie sono come dei santini. Orlando siamo noi quando qualcuno ci porta un punto di vista diverso e noi impazziamo al punto che vogliamo distruggere tutto».

Il dio cicala

A conclusione del concerto viene portata in processione sul palco una grande statua del dio cicala, simbolo del cambiamento, nume tutelare di Exuvia e protettore del tour, a cui Caparezza si rivolge offrendo tributi con dissacrante ironia blasfema. La sintonia tra pubblico e artista è totale: lo testimoniano i numerosi momenti in cui le persone indovinano la canzone successiva e si lasciano andare a grida di incoraggiamento, suscitando la finta indignazione del rapper. «Non posso dire più nulla, il prossimo singolo lo intitolerò Tetraedro!».

Exuvia Tour ha fatto prendere vita a fantasmi, ricordi e fantasie del rapper pugliese in uno spettacolo di oltre due ore che scorrono senza accorgersene. Gli occhi si riempiono di colori e suggestioni e sembra davvero di essere fuori dalla realtà, come si augura lo stesso Caparezza congedandosi dal pubblico. Non vediamo l’ora di essere trasportati nuovamente all’interno del vortice di arte totale con cui il rapper pugliese ha saputo trasportarci in questo tour.

La scaletta del concerto

1. Canthology
2. Fugadà
3. Larsen
4. Campione dei novanta
5. Contronatura
6. Mica Van Gogh
7. Eyes Wide Shut
8. Una chiave
9. Il mondo dopo Lewis Carroll
10. Goodbye Malinconia
11. China Town
12. La certa
13. El sendero
14. Ghost memo (skit)
15. Come Pripyat
16. Vengo dalla Luna
17. Abiura di me
18. Zeit!
19. La scelta
20. Ti fa stare bene

21. Exuvia
22. Vieni a ballare in Puglia
23. Fuori dal tunnel

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Nato a Roma nel 1984, ma vivo a Venezia per lavoro. Musicista e cantante per passione e per diletto, completamente autodidatta, mi rilasso suonando la chitarra e la batteria. Nel tempo libero ascolto tanta musica e cerco di vedere quanti più concerti possibili, perchè sono convinto che la musica dal vivo abbia tutto un altro sapore. Mi piace viaggiare, e per dirla con le parole di Nietzsche (che dice? boh!): "Senza musica la vita sarebbe un errore".

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