Fabian- Going to the Dogs
di Dominik Graf
con Tom Schilling, Albrecht Schuch, Saskia Rosendahl, Anne Bennent, Luise Aschenbrenner
Sul finire della Germania di Weimar, mentre si profila all’orizzonte la richiesta d’ordine incarnata da Hitler, il giovane Fabian (lo chiamano sempre per cognome), scrive pubblicità per sigarette, vive da apprendista artista, fuma molto, ha una vita sessuale discretamente sconvolta, segna su un taccuino note per suo romanzo di formazione mentre il regista Graf lo accompagna con frammenti di docu d’epoca e un montaggio abbastanza vicino all’attenzione fluttuante di uno psicoanalista: in un piacevole e insieme sgradevole caos molto tedesco, sentimentale e terrificato (Berlino è piena di mutilati e fantasmi della Grande Guerra) Fabian incontra l’amore Cornelia e Cornelia incontra il cinema di Babelsberg e decide che tra la fame e l’amore sceglie il produttore. In apparenza è la storia di un amore sfortunato, oppure un ritratto dell’artista da giovane, o forse il racconto di un’amicizia, o uno studio sui rapporti tra guerra, politica e sesso, con particolare attenzione al bordello come destino imprenditoriale, o ancora è l’ennesima scoperta di quanto Hitler si annidi in Goethe e la Germania non lo sa, o forse è tutto questo e molto altro ancora che sarà stato trascinato via nel montaggio fluviale. La storia viene da un romanzo di Erich Kastner del 1931 (Fabian- Storia di un moralista, ovvero L’andata a puttana) che doveva anche chiamarsi, appunto, Der Gang von die Hunde (nel ’33 finì in rogo nazista di romanzi degenerati) e il film è passato all’ultima Berlinale. Lungo (due ore e mezzo) ma con uno strano fascino. Il protagonista Schilling è lo stesso di Opera senza autore di Florian Henkel Von Donnesmark
https://www.youtube.com/watch?v=ZDyryyC5ydg







































